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Laureato in legge e bidello “felice”: «Mi offrivano solo contratti a due mesi, qui mi ritengo fortunato»

Alessandro Angileri, il 35enne laureato in Giurisprudenza che lavora come bidello

Lucca, parla Alessandro, 35 anni, al suo ultimo giorno di impiego a scuola: era stato assunto nel "contingente Covid" e ora guarda alle supplenze per il prossimo anno

LUCCA. Pony pizza, lavapiatti, barista, postino. L’ultima occupazione in ordine di tempo è quella di collaboratore scolastico al liceo delle scienze umane Paladini di Lucca. La supplenza, ottenuta nell’ambito delle assunzioni del contingente Covid, termina oggi, con l’ultimo giorno dell’anno scolastico 2020-21.

Ma da domani per Alessandro Angileri, 35 anni e in tasca una laurea in giurisprudenza, tornerà l’incognita del lavoro.Collaboratore scolastico (o bidello) e laureato: 1.200 euro al mese per 36 ore di lavoro a settimana, sei giorni su sette. Ma precario.


Alessandro Angileri è originario della Sicilia, per l’esattezza di Marsala. Dal 2004 ha scelto di vivere a Pisa, per frequentare qui l’università. «Scelsi la facoltà di giurisprudenza – racconta – per il mio senso di giustizia. Dovessi iscrivermi adesso, sceglierei qualcos’altro. Preferirei un percorso in ambito scientifico o informatico, settori in cui il lavoro si trova più facilmente. Per i laureati in giurisprudenza oggi le difficoltà sono enormi, il mercato del lavoro non li richiede».

Di questo Alessandro si accorge subito dopo la laurea, conseguita quattro anni e mezzo fa. «Per mantenermi gli studi facevo lavoretti, come pony pizza e lavapiatti. Una volta laureato – prosegue – capii che se volevo proseguire nel lavoro attenendomi alla formazione del mio corso di studi dovevo passare da un praticantato non retribuito per poter accedere all’esame per l’iscrizione all’ordine degli avvocati, ma non per accedere a un posto di lavoro, secondo me. Molti miei compagni di università che all’epoca della laurea scelsero questa strada ora li ritrovo a fare domanda per le supplenze come personale Ata nelle scuole».

Nel 2017, neolaureato, Alessandro decide di incamminarsi su un altro percorso: cerca di professionalizzarsi sempre di più, per avere più chance, e in parallelo, per mantenersi, fa il barista. Intanto, frequenta un corso che gli vale la qualifica di operatore di centro di assistenza fiscale, ma ricorda: «Dove mi presentavo, mi offrivano solo contratti per due mesi, il tempo delle denunce dei redditi». Ma lui, cocciuto, non si ferma. Frequenta un master per insegnare materie giuridico-economiche in seconda fascia, come supplente: l’indirizzo di insegnamento più affine al suo percorso di studi. Termina con successo il master. «Ma le cattedre di diritto e di economia sono poche – spiega – e quindi niente supplenza».

Non demorde, e va avanti. Mentre lavora come postino con un contratto annuale, sempre nel 2017, fa una domanda da terza fascia per personale Ata. «Così, tanto per fare, per non lasciare niente di intentato. Non avrei mai immaginato che sarebbe diventato per me il lavoro più interessante, al quale tengo di più», dice Alessandro.

La prima supplenza, breve, arriva a settembre 2019. “Il primo incarico – ricorda – fu a Strettoia, nel comune di Pietrasanta. Avevo scelto io, nella domanda, la provincia di Lucca, pensando che offrisse più opportunità di impiego. Da settembre, la supplenza durò fino a Natale. Per arrivare al lavoro, ogni mattina mi svegliavo alle cinque e un quarto, da Pisa prendevo il treno fino a Forte dei Marmi e da lì un autobus. Lavoravo in una scuola dell’infanzia, ogni giorno ero alle prese con pannolini, bernoccoli e girotondi con i bambini. Mentre cantavo con loro pensavo che mai avrei immaginato di trovarmi in un contesto simile, ma era bello e mi faceva conoscere cose nuove della vita», racconta.

La seconda supplenza non tarda ad arrivare. Terminato l’incarico a Strettoia, ne arriva un secondo al liceo classico Machiavelli a Lucca e all’istituto Pertini. È l’inizio del 2020, arriva anche la pandemia. «E la supplenza viene bloccata. Così da marzo ad agosto 2020 rimango disoccupato, vivo con l’indennità Naspi. «Era tutto fermo in quel periodo – ricorda sempre Alessandro –. Ma l’idea di essermi guadagnato l’indennità di disoccupazione mi faceva stare più sereno. Anche perché vedevo tanti ex compagni di università stare peggio di me».

L’ultimo incarico all’istituto Machiavelli Paladini Civitali di Lucca scatta a settembre 2020: una supplenza annuale attivata come contingente Covid, il personale straordinario previsto dal ministero dell’Istruzione per fare fronte alle necessità aumentate nella scuola dovute all’emergenza sanitaria. «Sono stato molto felice di questo incarico – dice Alessandro –. Ho avuto ottime esperienze, ho incontrato colleghi disponibili e simpatici, che mi hanno insegnato a svolgere questo lavoro di bidello. Mi sento fortunato e anche se questo è il mio ultimo giorno di lavoro, ma non mi avvilisco».

Adesso c’è da stare col fiato sospeso per Alessandro, che intanto ha aggiornato la domanda per le nuove supplenze di seconda fascia attraverso il bando scaduto il 26 aprile scorso. Tutto si gioca, per lui, sulla possibilità che il contingente Covid venga riconfermato per l’anno scolastico 2021-22. Se così non fosse, accedere a una nuova supplenza comporterebbe tempi ben più lunghi. Tanto più che per lui, con una laurea in tasca e già quindici mesi di anzianità, basterebbe arrivare a ventiquattro mesi di servizio per poter accedere alle supplenze di prima fascia. «Se l’organico Covid sarà confermato –aggiunge Alessandro – e se a settembre potessi rientrare al lavoro, potrei entrare nella scuola anche come amministrativo. Molti impiegati hanno iniziato come bidelli. Grazie alla laurea, se riuscissi a entrare, potrei fare anche un percorso per diventare direttore dei servizi generali e amministrativi».

Tanti progetti e belle speranze, come è giusto che sia. Ma Alessandro intanto tiene i piedi ben saldi a terra. «Intanto sto facendo anche un concorso come vigile urbano e presto cercherò di prendere la qualifica come insegnane di sostegno – conclude Alessandro –. Quest’anno mentre preparavo l’aggiornamento della domanda per la seconda fascia, alcuni miei colleghi che stanno tentando di fare gli avvocati, a 800 euro al mese in uno studio e una vita d’inferno, mi hanno contattato per chiedermi di aiutarli a fare la domanda come Ata. Ancor più mi reputo fortunato ad avere avuto accesso nel pubblico e spero di rimanerci. Ma entrare in modo definitivo non è semplice e ci vuole molto spirito di adattamento». –

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