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Inchiesta Keu, sotto la strada 429 tanti veleni: cento volte oltre i limiti. Ecco le analisi della Procura

Un tratto della strada 429

Risultati choc dei campionamenti sui terreni. Cromo, arsenico e nickel in grandi quantità. Le anticipazioni sui test ordinati dai pm confermano lo scempio ambientale

La prossima volta che comparirà di fronte a un magistrato Francesco Lerose non potrà ripetere ciò che ha detto al gip un mese fa. Senza rispondere alle domande di un vero interrogatorio, l’imprenditore calabrese finito agli arresti nell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze sullo smaltimento di fanghi tossici e le infiltrazioni della ’ndrangheta fece mettere a verbale una dichiarazione spontanea che suona quasi come una beffa a rileggerla oggi, alla luce dei primi risultati delle analisi di laboratorio sui carotaggi svolti nei terreni della strada 429. «Avevo tutte le autorizzazioni e i controlli sui materiali hanno sempre dato esito negativo, non sono mai state riscontrate sostanze inquinanti».

Ecco, i report dei periti di parte nominati dal pm Giulio Monferini raccontano una verità diametralmente opposta. Interrati sotto la strada che taglia in due la Valdelsa, conferma una fonte inquirente al Tirreno, ci sono metalli tossici in quantità comprese fra le cinquanta e le cento volte superiori ai limiti di legge. Cromo, arsenico, nickel in concentrazioni talmente elevate da aver stupito perfino chi ha analizzato i campioni raccolti nel lotto 5, da Brusciana a Dogana. Certo, nessuno si è stupito di aver trovato i veleni nel terrapieno che sorregge la lingua d’asfalto che corre da Empoli a Castelfiorentino. Non rassicurano più neppure i primi rilievi di Arpat su 14 pozzi privati di chi vive al fianco della 429, e dove non è stata riscontrata contaminazione. Già un mese fa, ha raccontato anche il Tgr Rai, i campioni di polvere nera avevano lasciato intendere che sotto la strada fossero state smaltite 8.000 tonnellate di Keu zeppo di sostanze inquinanti. Ora si attendono gli esiti definitivi insieme alle osservazioni dei periti parte. Dovrebbero arrivare entro fine giugno. Dopo la 429 e l’aeroporto militare di Pisa, oggi i prelievi si sposteranno a Massarosa. Qui il Keu, oltre 3mila metri cubi di rifiuti tossici, sarebbe stato utilizzato come materiale di riempimento nella costruzione di capannoni industriali. E anche qui avrebbe fatto affari Lerose.



L’imprenditore è considerato dai carabinieri in stretto contatto con ambienti della cosca Gallace. Nel suo impianto di Pontedera le ceneri provenienti dell’ex Ecoespanso di Santa Croce – è l’accusa – invece di essere messe in sicurezza venivano miscelate con altri rifiuti da demolizione. Una miscela che poi rivendeva per riempimenti stradali e recuperi ambientali. Grazie a ditte di movimento terra anch’esse controllate dalla ’ndrangheta, come la Cantini Marino srl con sede a Vicchio, le terre finivano nel sottosuolo e nei cantieri. Tutto nonostante Arpat avesse inviato diffide all’Aquarno e a Lerose avvertendo che le ceneri di Keu, prodotte dal processo di combustione dei fanghi delle concerie, non erano affatto materiali inerti, ma inzeppati di sostanze tossiche. Sarebbero dovuti finire in discarica, ma cedendoli a lui i conciatori avrebbero risparmiato così fra 10 e 28 milioni di euro. Solo che Lerose se ne liberava attraverso le ditte affiliate alle cosche.

In un caso, a Massarosa, sarebbe stato lui stesso a pagare le ditte pur di liberarsene. È così che 8.000 tonnellate di rifiuti contaminati sarebbero stati usati per costruire la strada regionale 429 Empoli-Castelfiorentino, 7.000 tonnellate sono finite in un terreno di una società agricola a Peccioli; a Pisa vicino all’aeroporto o a Montaione in un cantiere per la strada della Sp 26 delle Colline. —

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