Astrazeneca e J&J ai giovani: aumentano dubbi e timori

La Fondazione Gimbe e diversi scienziati mettono in guardia dai rischi e il Comitato tecnico scientifico ammette: «In queste ore massima attenzione»

ROMA. Nelle ore in cui migliaia di italiani – e tra loro moltissime donne di età inferiore a sessant’anni – vengono richiamati per completare il ciclo di immunizzazione iniziato prima che a marzo il siero Astrazeneca venisse sospeso, riprendono fiato dubbi e preoccupazioni sull’utilizzo di questo siero. In particolare per i giovani. Con i cosiddetti Open day, tante regioni hanno consentito a ventenni e trentenni di vaccinarsi con Astrazeneca e Johnson & Johnson, . ambedue a vettore virale. Una scelta che ha sollevato perplessità e contrarierà anche tra molti esperti.

LA FONDAZIONE GIMBE


Il primo a sollevare la questione è stato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. «Con una bassa circolazione virale, nelle persone di età inferiore a 30 anni i rischi di #AstraZeneca possono essere maggiori dei benefici» ha scritto su Twitter, citando l documento del 23 aprile scorso dell’Agenzia Europea dei medicinali. Sulla stessa posizione studiosi aderenti all’associazione per la libertà di ricerca scientifica Luca Coscioni che hanno ricordato la raccomandazione dell’Agenzia Italiana del farmaco a usare AstraZeneca per gli ultrasessantenni

L’immunologa Viola

Netta la posizione dell’immunologa Antonella Viola, che su Astrazeneca e Johnson & Johnson non ha dubbi: «È sbagliatissimo proporre questi vaccini ai giovani, specialmente alle donne» ha detto in un’intervista al Corriere della sera, citando uno studio pubblicato sulla rivista Scienze che spiega come «man mano che si scende con l’età i rischi di ricevere questi vaccini superano ampiamente i benefici. Nei più giovani il pericolo di avere conseguenze gravi a causa del Covid è invece molto basso. Ecco perché la Francia ha stabilito di limitare i due vaccini a vettore virale agli over 55».

Il comitato scientifico

Il coordinatore del Comitato tecnico scientifico Franco Locatelli non si nasconde dietro a un dito e ammette: «Vi è in queste ore un’attenzione suprema per cogliere tutti i segnali che possono allertare su eventuali effetti collaterali che portino a considerare cambiamenti di indicazione dell’uso di Astrazeneca». E poi ha ricordato come sia «già preferenzialmente raccomandato per i soggetti sopra i 60 anni di età, perché il rapporto tra i benefici derivanti dalla vaccinazione ed eventuali rischi diventa incrementale con l’età e particolarmente favorevole sopra questa soglia».

La richiesta di SILERI

Dal governo la risposta indireta viene dal sottosegretario alla salute Pierpaolo Sileri che in un’intervista al sito Fanpage.it ieri ha affermato che servono nuove raccomandazioni. «Il vaccino di AstraZeneca – ha sottolineato – è stato raccomandato sopra i sessant’anni, ma non significa che sia vietato sotto i sessanta. La raccomandazione non significa un uso esclusivo, ma dobbiamo fare particolare attenzione», ha spiegato. «Credo che nuove indicazioni siano opportune. Faccio un esempio – ha aggiunto Sileri – se noi oggi avessimo una circolazione del virus di venti casi ogni diecimila abitanti, il rischio di decesso per una persona tra i 20 e i 29 anni sarebbe di sette casi ogni 100mila abitanti. Oggi, con un’incidenza dieci volte inferiore il rischio beneficio è molto ridotto sotto i trent’ anni. Secondo me si valuteranno dei limiti di non fattibilità sotto i trenta o i quarant’anni, mentre una revisione non la farei sopra i cinquanta, perché il rapporto tra rischi e benefici, anche con la circolazione attuale, è indubbiamente a favore del beneficio». —