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Toscana Aeroporti punta su Peretola: la nuova pista entro il 2027. A Pisa solo le briciole

Il nuovo piano rilancia la pista lunga dello scalo fiorentino e per il Galilei appena un quarto della somma da investire. Carrai: "Punteremo sullo sviluppo sostenibile". M5S: "Vogliono i contributi pubblici della transizione digitale con mini-interventi"  

FIRENZE. «Dove eravamo rimasti?». A un certo punto Marco Carrai, dopo aver ricordato che la gloria dei cieli toscani è precipitata nel crollo di passeggeri causato dalla pandemia e non tanto dai giudici che hanno bloccato la nuova pista fiorentina, aggiunge che la montagna di soldi che Toscana Aeroporti sta per riversare sugli scali sarà all’insegna dello «sviluppo sostenibile». Tanto che nel nuovo terminal ci saranno micro-eolico, fotovoltaico, vasche di raccolta di acqua piovana e tutte cose un sacco freak e ecologiche per alimentare le auto elettriche del futuro. In fondo, dice il presidente della spa, questa, Firenze, è la culla del Rinascimento, cita papa Francesco («anche per noi l’uomo sta al centro del creato») e infine rammenta pure Charles Darwin. «Vedete – illustra – Corporacion America, il socio di maggioranza, è stato capace di costruire uno scalo moderno alle Galàpagos, dove lo scienziato elaborò la sua teoria dell’evoluzione». Ecco, è in quel preciso momento che gli stakeholders, i portatori di interessi riuniti nell’auditorium della Camera di commercio di Firenze – insomma, quelli che potrebbero guadagnarci – alzano le antenne, si risvegliano dall’abbiòcco umidiccio di questa prima calura estiva. Perché a tutti sembra di poter decifrare il solito significato: e cioè che il destino di Peretola sia deterministicamente segnato: si farà. Senza se, senza ma. Sulla spiaggia dei vinti, spazzata dall’ondata del Covid, non resterà di certo Firenze. Sia mai.

È venuto pure Claudio Eminente, vice direttore Enac, a dire che la “grande Peretola” è da anni nel piano nazionale degli aeroporti. Basta guardare i numeri della bozza preliminare dei piani di investimento. Di qui al 2035 la società nata dalla fusione di Sat e Adf pensa di impiegare 380 milioni su Firenze, 85 su Pisa. Un rapporto di uno a quattro. Insomma, l’idea è sempre la stessa. «Pisa resterà lo scalo strategico», giura l’amministratore delegato Roberto Naldi, vocazione intercontinentale («ma servirebbe un collegamento ferroviario con Firenze», mannaggia), Firenze il city ariport collegato alle capitali d’Europa. E la nuova pista, appunto, si farà. Sempre quella da 2.400 metri, la quasi parallela all’autostrada, seppure comporterà il dispendio di molti milioni per opere di mitigazione dell’impatto ambientale. Non un caso che, dopo Carrai, pure Naldi, elencando tutte le “fake news” propinate sul progetto della pista, e annunciando querela per chiunque continui a sostenere ad esempio che il Vespucci non operi in sicurezza («è autorizzato da Enac»), dice che la sentenza con cui il Consiglio di Stato ha stoppato un anno fa i piani di sviluppo non era affatto una bocciatura del masterplan, ma solo una stoccata ad alcuni vizi procedurali commessi nella procedura di Via, la valutazione di impatto ambientale.

Dunque? Via alla nuova pista. Toscana Aeroporti va dritto. Anzi. Entro il 2024 costruirà il nuovo terminal a Peretola, di cui ha già affidato la progettazione della parte “creativa” (il concept) a Rafael Viñoly, architetto uruguaiano naturalizzato statunitense, uno dei più famosi al mondo. Per la nuova aerostazione, sui cui sono previsti 170 milioni, i progetti arriveranno già a ottobre. Il resto, oltre 200 milioni, verranno stanziati per la pista. Che, con tempi tecnici che oscillano da cinque a sei anni, potrebbe essere pronta nel 2027, operativa forse già nel 2026. «Da gennaio – spiega Naldi – ripartirà l’iter con un anno di dibattito pubblico, poi questa potrebbe essere la prima infrastruttura ad avvantaggiarsi della procedura integrata fra Valutazione d’impatto ambientale e Valutazione ambientale strategica. Ma ci atterremo a tutte le prescrizioni. Sposteremo il laghetto a Signa, e state tranquilli, abbiamo pensato all’habitat delle rane, dei rospi, e pure all’erbettina per le quaglie». Verrà deviato il Fosso Reale, addio sottoattraversamento autostradale, via a un sottopasso per non far girare intorno a castello i sestesi che tornano a casa, Brozzi e Quaracchi liberate dall’impatto acustico, il rombo dei potenti 737 impatterà su appena 70 persone, non 20mila. Eugenio Giani? Felice. Viva «l’integrazione sostenibile».

Pure il sindaco Dario Nardella si congratula per la sostenibilità, ché «son finiti i tempi delle lotte medievali, mentre noi ci perdiamo in campanilismi, gli altri vanno avanti» (leggi: Bologna) e «chi va piano va sano e lontano» (sottotesto: meglio non far imbufalire la Piana che a ottobre si vota a Sesto Fiorentino). Pure il pisano Michele Conti, il leghista finora ribelle, dice che è «l’ora di finirla con le divisioni fra guelfi e ghibellini». Ma «vigilerà sui soldi». Poco importa che al Galilei di Pisa l’allargamento del terminal si comincerà – dice Naldi – solo quando lo scalo «avrà recuperato o sembrerà possibile il 70% del traffico pre-Covid», 3,8 dei 5,5 milioni di vecchi passeggeri. Ah, in sala alla fine aleggia un interrogativo. Perché Naldi, manager accorto, ha appena spiegato che la spa impegnerà 245 milioni di finanziamenti propri, 150 li aspetta da fondi pubblici già stanziati, ma su 70 non c’è certezza. «Pensiamo di poter accedere a nuovi fondi pubblici, dato che la legge consentiva di poter ottenere il 50% dell’investimento per gli scali sotto i tre milioni di passeggeri». E la speranza è che il crollo prodotto dal Covid possa tornare utile. «Sennò – spiega Naldi – in parte li metteremo noi, o rimoduleremo le previsioni».

«La disparità degli investimenti fra Firenze e Pisa già sottolinea la valenza strategica dell’intervento – tuonano Irene Galletti e Silvia Noferi, consigliere regionali M5S – È inconcepibile che un’opera la cui compatibilità ambientale era stata subordinata a una serie di prescrizioni ambientali sproporzionate non sia stata ancora messa in soffitta» e «assurdo che la società punti ai soldi della transizione ecologica. Le grida di entusiasmo del Pd perché non si levano per sapere dei posti di lòavoro di Toscana Aeroporti handling?». Pure i Progressisti in cammino, associazione che raccoglie dem e militanti della sinistra, si inalberano: «Assurdo affermare che il Consiglio di Stato abbia censurato solo aspetti procedurali. Affermazioni false. Ddavvero singolare e inaccettabile che si ritorni a parlare un progetto per la realizzazione della nuova pista di Peretola presentandolo come un intervento di tutela dell’impatto ambientale da finanziare con soldi pubblici». —

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