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Sulla leggina “pro taglialegna” il Pd pronto a tornare indietro

Motoseghe in standby. I dem toscani fermano l'iter di approvazione di quella che rischiava di apparire come un’altra legge scorciatoia dopo il caso concerie e di venir impugnata per incostituzionalità dal governo

FIRENZE. Motoseghe in standby. Il Pd si ferma. Almeno per ora, congela l’iter di quella che rischiava di apparire come un’altra legge-scorciatoia dopo il caso concerie e soprattutto l’ennesimo emendamento promosso nonostante un parere negativo degli uffici tecnici e col rischio di venir impugnato per incostituzionalità dal governo. Insomma, i dem ci danno un taglio con i tagli indiscriminati nei boschi. Per ora mette in congelatore la proposta di legge approdata giovedì scorso in commissione ambiente con cui pensava di modificare la legge forestale della Toscana per concedere l’attività di ditte di boscaioli e taglialegna nelle aree vincolate senza l’autorizzazione paesaggistica rilasciata di solito dalla Soprintendenza.

«La proposta di modifica va avanti al parlamento, per quella in consiglio ci siamo presi del tempo per approfondire un decreto appena uscito, il 77 del 31 maggio», dice Ilaria Bugetti, consigliera dem e presidente della commissione attività produttive che avrebbe dovuto licenziare il provvedimento prima di arrivare in aula. Ma quello dei dem sembra piuttosto un approfondimento “tattico”, dato che quello a cui fa riferimento Bugetti è il decreto semplificazioni congegnato per velocizzare i cantieri e i bandi legati al Recovery plan. Difficile, dunque, che attività ordinarie come quelle di manutenzione e diradamento delle foreste, in molti casi previsti dai piani regionali anti-incendio, rientrino nel raggio di competenza del nuovo decreto.

Che al massimo consente interventi di riforestazione o di mitigazione del rischio idraulico in zone vincolate con un’autorizzazione semplificata, ma non senza come previsto dalla modifica pensata per la legge 39 del 2000, che disciplina l’attività forestale in regione. Non solo perché su quell’emendamento si sono sollevate le proteste di Italia Nostra, ma perché la norma pro-taglialegna rischierebbe di ripercorrere la parabola infelice dell’emendamento pro-Cuoio e venir impugnato dal ministero dell’Ambiente e da quello dei Beni culturali. Per come è pensata viola il Codice dei beni culturali e ambientali, ha segnalato nel suo parere negativo l’ufficio legislativo del consiglio regionale. Per questo rischia di venir impugnata.

Poco importa che Legambiente e perfino l’Osservatorio sul paesaggio della Toscana non la reputino una legge pasticcio. E che considerano quelle delle Soprintendenze, sempre più pressanti nel pretendere le autorizzazioni paesaggistiche, interpretazioni restrittive della legge maturate proprio sulla scia di un ambientalismo radicale. «C’è oggi una tendenza a proporre il ritorno alla natura selvaggia dei boschi, alla “wilderness”, come valore centrale della sostenibilità – dice Mauro Agnoletti, presidente dell’Osservatorio sul paesaggio della Toscana e coordinatore scientifico di quello nazionale sul paesaggio rurale oltre che docente all’università di Firenze – Noi dovremmo rispondere che la Toscana è un paesaggio culturale, per questo siamo importanti nel mondo. Anche le norme europee per la gestione forestale sostenibile prevedono i valori culturali come uno dei tre pilastri della gestione forestale sostenibile. È la cultura nord europea e nord americana (da cui la wilderness) ad aver influenzato gran parte dell’opinione pubblica e delle istituzioni, che si sono dimenticate che l’Italia e la Toscana, boschi inclusi, è un paesaggio costruito dall’opera dell’uomo, la coltivazione del bosco è parte della nostra cultura». —

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