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Alla Sammontana 2.500 domande per 350 posti da stagionali: «Se la retribuzione è giusta, i lavoratori ci sono»

La sede della Sammontana e accanto Rossano Rossi sindacalista provinciale della Cgil di Lucca

Il segretario generale della Cgil di Lucca e storico delegato sindacale dell'azienda di Empoli, Rossano Rossi, fa il punto sul lavoro a termine: «Se gli imprenditori continueranno a offrire tre euro l’ora hanno poco da lamentarsi»

EMPOLI. «Pochi spiccioli e quasi zero diritti per molte, troppe, ore di lavoro. E poi gli imprenditori si lamentano pure, se non trovano gli stagionali». Per Rossano Rossi, segretario generale della Cgil di Lucca e storico delegato sindacale della Sammontana, nel mondo del lavoro (anche stagionale) non manca l’offerta. Anzi. Il problema - dice - è che spesso non c’è una «domanda di qualità». Quando «per qualità» si intende una buona paga, adeguata alle ore di lavoro. Ma per fortuna - aggiunge - ci sono storie in controtendenza. E fa un esempio su tutti, chiamando in causa proprio l’azienda di Empoli che, da 70 anni, produce gelati. «Ora, stanno lavorando 352 operai stagionali negli stabilimenti della fabbrica empolese - spiega Rossi -. Ma al momento sono 2.500 le domande che si sono accumulate negli uffici dell’azienda. Di persone che andrebbero di corsa a lavorare lì». La società con sede a Empoli (ma che ha diversi siti produttivi in tutta Italia), attualmente conta più di 1.500 dipendenti e detiene oltre il 20% della quota del mercato industriale del gelato e circa il 40% di quello della croissanterie surgelata (brioches e pasticceria a lunga conservazione).

Rossi, si è parlato tanto della difficoltà a trovare personale per la stagione: i candidati non si fanno avanti perché preferirebbero la "comodità" del reddito di cittadinanza: è così?

«No. Non bisogna generalizzare, ma se gli imprenditori continueranno a offrire ai lavoratori tre euro l’ora, c’è poco da lamentarsi se non trovano stagionali».

Dice che è un problema di giusta retribuzione?

«Sì, soprattutto. E la storia della Sammontana lo dimostra. Migliaia di persone hanno inviato il curriculum con la speranza di essere contattati. Perché è un’azienda seria: riconosce i diritti ai suoi lavoratori e, ogni mese, dà ai suoi dipendenti uno stipendio medio che consente loro di vivere in modo dignitoso. Non è scontato, di questi tempi».

Invece che cosa succede in altre realtà?

«C’è tanto sfruttamento, soprattutto nel settore della ristorazione e del commercio. Una storia nota ai sindacati, purtroppo. Lavoratori assicurati per 15 ore a settimana. Peccato che, in effetti, le ore di lavoro siano molte di più. Anche 45. O, magari, camerieri o cuochi che accettavano di tutto: anche interi mesi di lavoro al nero».

Era così anche prima della pandemia?

«La piaga dello sfruttamento è sempre esistita, ma l’emergenza sanitaria ha amplificato tutto. E, in particolare, ha fatto emergere un dato. Chi lavorava alle condizioni che abbiamo descritto poco fa si è trovato in una doppia difficoltà. Non solo è stato sfruttato, ma non ha potuto neppure beneficiare di ammortizzatori sociali come la cassa integrazione, ad esempio. O, se lo ha fatto, non ne ha potuto usufruire per quanto ha in effetti lavorato».

Quindi sta dicendo che, per il futuro, molti di questi lavoratori ci penseranno due volte prima di tornare indietro.

«Sì. Alcuni hanno trovato altri impieghi e, con ogni probabilità, non torneranno sui propri passi. Ma c’è ancora chi ha bisogno e voglia di lavorare. Alla Sammontana ci sono 2. 500 aspiranti lavoratori in fila. Perché, alle spalle, c’è un’azienda che non si prende gioco dei suoi dipendenti».

Ci vorrebbero più controlli per individuare i datori di lavoro furbetti?

«È il punto di partenza sbagliato. I controlli ci vogliono ed è giusto che siano incrementati. Nell’ultimo periodo, in Italia, sono stati fatti 10mila controlli ad altrettante imprese. E, di queste, 8mila sono risultate irregolari».

Che vuol dire?

«Per usare una metafora: se viaggio in autostrada a 180 chilometri all’ora, non devo aver paura della multa, ma di provocare un incidente. I datori di lavori dovrebbero rispettare le regole non per paura di controlli e sanzioni salate, ma per consentire ai dipendenti di lavorare in sicurezza. Quando questo concetto sarà compreso, sarà un grande passo avanti nel percorso a ostacoli del riconoscimento dei diritti dei lavoratori».

Molti datori di lavoro vedono nel reddito di cittadinanza l’origine di tutti i mali: lei cosa pensa?

«Che la via maestra è, e deve essere, il lavoro. Ma le difficoltà che l’Italia sta attraversando le conosciamo tutti quanti. E, in questo quadro, si stanno accentuando sempre di più anche le disuguaglianze: i ricchi sono sempre più ricchi, mentre i poveri sono di più rispetto al passato e anche con maggiori difficoltà. Per questo il reddito di cittadinanza non deve essere stigmatizzato, ma visto come una possibilità». Ma, quindi, la gente che cerca lavoro c’è? «Certo. I datori di lavori comincino a pagare bene i dipendenti e a smettere di sfruttarli. Sono sicuro che, in questo caso, ci sarà la fila. Proprio come alla Sammontana».

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