Onorato: per salvarsi dal ko estate boom e navi in vendita

Achille Onorato

Ultima chiamata per evitare il fallimento di Tirrenia (dopo l’ennesimo rinvio) Di fronte all’iceberg-debiti l’operazione verità sul passato e il piano di cessioni

LIVORNO. Al “Generale Inverno” si erano affidati tanto lo zar che Stalin per sconfiggere gli eserciti nemici, nel “Generale Estate” sembra confidare lo stato maggiore del gruppo Onorato per salvare dal baratro la controllata Tirrenia (e, di riflesso, forse anche le società “sorelle” a partire da Moby).

L’estate del post-pandemia si preannuncia con flussi turistici da record. Il gruppo Onorato ha annunciato il rafforzamento di alcuni collegamenti (sull’asse Genova-Sardegna) e la riattivazione di linee come quella per la Corsica fra Livorno e Bastia. Con un boom di prenotazioni: più 70% rispetto allo scorso anno.


Dalla Sardegna si moltiplicano gli interventi di operatori e istituzioni per chiedere a gran voce che non ci siano i traghetti funzionino al massimo. Chi più di chi l’ha fatto finora può garantire che gli ingranaggi girino come si deve? A meno che i giudici non sospettino qualcosa di peggio di uno sfortunato andamento finanziario, ma allora – non dimentichiamo che la procura ha chiesto il fallimento – la valanga non si fermerebbe al fatto di affidare l’azienda a mani altrui.

Paradossalmente ora gioca in favore degli Onorato proprio quel che è (forse) all’origine dell’apocalisse finanziaria: il sogno che l’acquisizione di Tirrenia (anche a costo di svenarsi) portasse con sé la quasi-egemonia sui collegamenti Sardegna-continente al punto di poter dettare gli standard tariffari. Ci sono state stagioni estive in cui qualunque famigliola di turisti pagava di più il traghetto che la permanenza sull’isola: tant’è che gli operatori arrivarono a inventarsi armatori pur di uscirne. Adesso, si alzano dalla Sardegna voci in difesa della sopravvivenza della concorrenza fra operatori: si spiega così il sostegno di Confindustria Nord Sardegna al piano degli Onorato.

La flotta Onorato strizza l’occhio all’isola: lasciata al passato la convenzione da 70 milioni pubblici per garantire i collegamenti, va all’attacco e accetta prenotazioni fino a maggio 2022 sulla Genova-Porto Torres e Civitavecchia-Olbia e proclama che garantirà la continuità territoriale senza sovvenzioni pubbliche.

Ma in vista dell’ennesima data-ultimatum – ora slittata al 9 giugno – il gruppo ora in mano alla quinta generazione, con i fratelli Achille e Alessandro Onorato al timone, non si presenta solo contando sul fatto di riempire i traghetti con una aggressiva promozione, compreso il super-sconto sugli accompagnatori. Occhi puntati sull’inconsueta operazione verità, che «rappresenta a oggi un caso forse unico nella casistica del diritto fallimentare», come segnala l’autorevole blog The insider. Per provare a “meritarsi” la fiducia del tribunale, dallo stato maggiore del gruppo armatoriale si alza il velo su una serie di flussi di denaro «meritevoli di attenzione».

Se sul fronte di Moby questo ha significato anche mettere a nudo un po’ di spese pazze (villa in Sardegna, noleggio di aerei e auto di lusso, soldi a tanti pezzi dell’arco politico), riguardo a Tirrenia ci si è concentrati su una babele di operazioni finanziarie, compravendite, noleggio di scafi effettuati in modo un po’ troppo “amichevole” all’interno del gruppo.

Lo dice, secondo Il Sole 24 Ore, anche il dossier dello studio Chiaruttini chiamato in campo dall’attestatore indipendente Riccardo Ranalli. Peraltro, l’altolà di quest’ultimo era stato richiamato dagli Onorato per ribadire che le clausole richieste in extremis dal ministero dello Sviluppo economico per dare l’ok erano irricevibili perché avrebbero sconfinato nel rischio di irregolarità.

Di fronte all’iceberg dell’indebitamento però non è sufficiente sognare una bella estate o rammaricarsi per gli errori del passato. In ballo c’è anche un piano che indica modalità per rimettersi in carreggiata. Come Con una iniezione di soldi da parte di Europa Investimenti, controllato da un fondo di Manchester. Ma anche con un piano per vendere cinque navi (su una flotta che ne ha 18, metà di proprietà e metà in leasing o noleggio): secondo indiscrezioni riferite da Shipping Italy il piano industriale punta a ricavarne attorno ai 100 milioni di euro. Le cifre ipotizzate: nel 2022 l’ “Isola di Capraia” (1, 9 milioni), la “Beniamino Carnevale” (6, 8) e la “Bithia” (29, 5), due anni più tardi la “Janas” (29, 5 milioni) e la “Athara” (32, 5). —
© RIPRODUZIONE RISERVATA