Se la sicurezza è una roulette russa

Una roulette russa. Come mettere un proiettile nel tamburo della rivoltella, farlo girare e sperare che il colpo non sia finito in canna. Sul Mottarone, di fatto, è andata così. C’era un’anomalia nell’impianto frenante di una cabina della funivia e, visto che non si riusciva a risolverla, si è pensato bene di eliminare le protezioni, il blocco di sicurezza che avrebbe fermato la cabina in caso di guasto. In sostanza, si è giocato d’azzardo. Si è sperato nella provvidenza, ben consapevoli invece dell’altissimo livello di rischio. Insomma, si sapeva benissimo che eliminando ogni protezione, ogni blocco di sicurezza, lo scenario avrebbe potuto essere anche quello del disastro.

E dunque, per cortesia, smettiamola ora e per sempre di chiamarli incidenti. Che siano sul lavoro o, su mezzi di trasporto, a morire - prima di donne e uomini e talvolta bambini - è la sicurezza, uno dei capisaldi della civiltà. Di fatto, siamo di fronte alla più grande strage sistematica degli ultimi anni.

In fondo non c’è molta differenza fra il disastro della funivia di Stresa e la morte di Luana D’Orazio, l’operaia di 23 anni straziata dai rulli di un orditoio in una fabbrica tessile di Montemurlo (Prato). O con gli operai deceduti in cantieri edili emiliani (e non solo), precipitati dalle impalcature perché privi delle imbragature di sicurezza. A Montemurlo come in Emilia, anche in quei casi ci sono state mani ben poco sante.

E non è detto che sia finita qui, anzi. Perché la crisi post-pandemia ci regalerà altri cantieri, altre fabbriche e altri mezzi di trasporto dove le misure di sicurezza saranno purtroppo azzerate o eluse. Perché siamo di fronte a un pesantissimo deficit culturale. Nei dintorni di quei rulli-trappola di Montemurlo dove è morta Luana ci lavoravano anche la titolare e il figlio. In quei cantieri edili emiliani dove sono morti degli operai, talvolta sono stati gli stessi lavoratori a rinunciare a quelle protezioni. Perché le misure di salvaguardia costano, fanno perdere tempo. E dunque si eliminano per risparmiare.

Certo, dopo i lutti si appalesano lacrime e funerali con grande partecipazione e parole di condanna. Arriveranno anche le esequie delle 14 vittime del Mottarone e ci saranno nuove parole durissime. E dopo? E dopo, spenti i riflettori, tutto come prima.

Siamo al festival del cinismo, quello del «fare soldi, per fare soldi, per fare soldi», agli avidi che se ne fregano. È lo stesso atteggiamento che unisce chi avvelena i terreni della Terra dei Fuochi, chi ride nel letto per le vittime del terremoto dell’Aquila pensando a quanto potrà guadagnare con la ricostruzione. O chi sparge i veleni delle concerie vicino a un lago, sotto una strada in prossimità dei campi coltivati o addirittura (progetto sventato) nei pendii collinari da rimboschire dopo un incendio.

A questo punto viene seriamente da chiedersi se leggi e regole ferree possano bastare, in presenza di pene pesanti in caso di condanna. Evidentemente no, oltre al problema culturale (e su questo piano c’è da lavorare non poco) c’è da affrontare il tema anche dal punto di vista dei costi.

Cioè rendere premiante la sicurezza, offrire riduzioni delle imposte a chi è in regola, finanziare in parte quelle opere o quei dispositivi che rendano più sicuri i luoghi di lavoro. Vista più cinicamente, porre rimedio sarebbe conveniente anche per le casse statali. Non solo conteggiando danni e risarcimenti a quel punto evitabili, ma soprattutto per ridare fiducia a un Sistema che si rivela marcio, malato alla base.

Non siamo di fronte a singoli episodi ma a un modus operandi diffuso che getta ombre anche sui tanti che per fortuna continuano a rispettare quelle regole. Il codice degli appalti che si vuole abrogare in tutta fretta per dare via libera a una deregulation dei subappalti, va esattamente nella direzione contraria. È il via libera alla giungla che invade il giardino, al risparmio a tutti i costi. A paghe da fame, agli straordinari sottopagati che diventano cottimo.

Non prendiamocela solo con quei tre arrestati per la strage sulla funivia. Prendiamocela soprattutto con chi permette al Sistema di andare avanti così. Con chi pensa che far arricchire a tutti i costi chi fa impresa sia un modo sano di far ricadere le briciole sugli altri.

Per fortuna c’è uno zoccolo duro di imprenditori perbene. Mi è capitato di recente di visitare cantieri navali che sembrano sale operatorie, cantieri edili dove è impossibile inciampare e ci sono protezioni ovunque. Dovremmo fare in modo che il nostro sia un mondo per donne e uomini come quelli che rispettano le comunità. Invece gli evasori fiscali, come chi bara sulle regole di sicurezza, non devono più essere percepiti come furbetti, magari da invidiare.

Diciamolo ancora una volta: chi non paga le tasse sottrae risorse pubbliche e costringe chi le paga a sborsare di più. Chi elude le misure di sicurezza sa che potrebbe uccidere qualcuno. Lo sa, ci prova e se ne frega. Che sia "costretto" o convinto, poco conta. È un ladro di civiltà. E non può far parte del nostro mondo. Lui e tutti quelli come lui. --

@s_tamburini

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