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Scandalo concerie, gli imprenditori del Cuoio contro i tecnici Arpat: "Ecco cosa hanno sbagliato"

Le anticipazioni della linea difensiva: parla il consulente incaricato dalle aziende

SANTA CROCE. Contestare il lavoro fatto da Arpat e, quindi, la base su cui appoggia l’inchiesta della procura. È questa la linea difensiva dell’Associazione conciatori di Santa Croce, coinvolta in pieno nell’indagine per lo smaltimento illecito dei rifiuti della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Firenze. «Depositeremo una memoria scritta coi nostri consulenti per sconfessare punto per punto i provvedimenti presi dalla magistratura che si basano sul lavoro dei tecnici di Arpat e che sono sbagliati». A parlare è Maurizio Masi, il consulente incaricato dall’Assoconciatori di occuparsi della materia ambientale. «Inizierò ufficialmente dal 1° giugno, ma sto già studiando le carte».

Originario di Prato, 61 anni, Masi è un super esperto di chimica applicata ai materiali. È docente al Politecnico di Milano del dipartimento di chimica, materiali e ingegneria chimica, ma ha ricoperto incarichi di prestigio in ambito accademico e in enti di rappresentanza, oltre a svolgere il ruolo di consulente per una sessantina d’imprese.

La strategia dei conciatori di Santa Croce, Castelfranco e Fucecchio passa dal tecnico invocato nei giorni scorsi dal sindaco fucecchiese Alessio Spinelli. Ma del quale aveva già parlato il presidente dell’Unione nazionale industria conciaria (Unic) Fabrizio Nuti ai membri della commissione regionale sulle attività produttive alcuni giorni fa. Dopo l’ingresso di una società di consulenza esterna alla guida del depuratore Aquarno, un altro consulente per "guidare" il sistema della depurazione per la lavorazione di pelle e cuoio che ruota attorno all’Associazione conciatori in questa fase delicata.

L’obiettivo di Masi è «togliere l’alone di produzione pericolosa al settore conciario e farlo diventare un’industria che non ha scheletri nell’armadio». E, per arrivare a questo, il primo passo è «contestare il lavoro di Arpat» che, secondo il consulente sarebbe «sbagliato per metodologia, numero di campioni effettuati e statistica».

In altre parole, i campionamenti effettuati dai tecnici dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, sarebbero basato sul «mancato rispetto delle normative». Il professore del Politecnico di Milano fa anche un esempio: «È stato rilevato il rilascio degli idrocarburi, sostanza che non è utilizzata nella produzione conciaria. Si tratta di amminoacidi delle pelli che vengono confusi, appunto, con gli idrocarburi. Questa è una situazione che ad Arpat viene segnalata da almeno due anni, ma che è stata costantemente ignorata».

Anche sul fronte dell’utilizzo del Keu, le ceneri di risulta dalla lavorazione dei fanghi conciari che sono al centro dell’inchiesta per la rilevazione dei valori inquinanti sopra la soglia di legge, Maurizio Masi pensa che ci siano stati «errori di campionamento». Ma per un utilizzo futuro di questo materiale così discusso, e che da un paio d’anni finirebbe in discarica e non nel settore edile, il consulente di Assoconciatori ritiene che vada «impiegato nella produzione metallurgica e quella delle ceramiche, come previsto dalla normativa, visto che si tratta di cenere».

In definitiva, il pensiero dell’esperto di chimica applicata ai materiali e dei processi chimici è che «il danno ambientale è tutto da dimostrare. La storia dei rifiuti nell’industria nasce negli anni Ottanta. E da allora ogni settore ha problemi con la produzione di fanghi. Dobbiamo arrivare a dimostrare che Santa Croce non produce rifiuti nella lavorazione conciaria e che è un esempio di economia circolare. Questa per me è una sfida importante. La concia delle pelli è fondamentale per l’economia italiana. Se si riesce a togliere la maglia nera dalla produzione conciaria di Santa Croce si salvano centinaia di posti di lavoro».

Tema centrale, quello dell’occupazione, che rappresenta il vero nodo a cui ruota gran parte della vicenda. Un argomento che sarà affrontato domani al tavolo di distretto alla presenza dei sindaci del comprensorio, delle associazioni di categoria e dei sindacati. E qui la sindaca di Santa Croce, Giulia Deidda, ha promesso di rompere il silenzio. --

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