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Tassa sui ricchi, è scontro nel Pd. Marcucci smonta l’idea di Letta

Il presidente Mario Draghi e Enrico Letta, a destra Andrea Marcucci

«Non avrebbe i voti ed è irrealizzabile». Il segretario vede Draghi e insiste: «Vado avanti per i giovani»

Più realista che liberista. Neppure polemico con il “suo” segretario, assicura Andrea Marcucci, ex capogruppo dei senatori democratici che Enrico Letta ha preferito far sostituire con Simona Malpezzi. Solo un politico concreto, assicura. Uno che conta i voti (prima che i soldi). E non può fare a meno di notare che in questa legislatura, in questo Parlamento, non ci sono i numeri per far passare la “patrimoniale” proposta da Letta, spiazzando (leggi: irritando) anche il presidente del Consiglio, Mario Draghi.

Certo ieri mattina da Palazzo Chigi esce in fretta un comunicato che pubblicizza l’incontro cordiale fra il segretario Letta e il capo del governo Draghi. Ma quello che resta in mente è la risposta di Draghi del giorno prima: «È il momento di dare soldi agli italiani, non di prenderli». Una chiusura netta alla proposta di Letta: aumentare progressivamente dal 4% al 20% la tassa di successione per i patrimoni superiori a un milione (riservando l’aliquota più alta per i patrimoni superiori ai cinque milioni e considerando per i beni immobili il valore catastale, assai inferiore a quello commerciale). Con questa manovra secondo Letta si recupererebbero risorse per 2,8 miliardi l’anno da destinare ai 18enni.


Insomma, Letta applica la regola aurea della sinistra: togliere ai ricchi per dare ai poveri. Marcucci, però, gli risponde che «non è né il luogo né il tempo per queste proposte». Che in questa specifica legislatura rischiano di rilevarsi un boomerang politico. Non certo perché lo dice Matteo Salvini, con i suoi sondaggi su Instagram, ma per una questione matematica: «Con l’attuale maggioranza, in Parlamento non abbiamo i voti. Pd e M5s da soli non hanno i voti sufficienti per far passare questa proposta». Non con la Lega contraria, con Italia Viva contraria, con Forza Italia contraria. Insomma con più di metà dei parlamentari contrari. E, poi, con Palazzo Chigi contro.

«Quando ho detto che sono perfettamente d’accordo con il presidente Draghi – precisa Marcucci – non è per prendere le distanze da Letta, ma per ribadire che condivido l’impostazione data al momento della presentazione del decreto Sostegni bis. Nel momento in cui il Paese tenta di uscire dalla pandemia, è giusto calibrare gli interventi e i primi provvedimenti a sostegno della stagione turistica. Siamo nella fase in cui lo Stato deve dare».

Nella sostanza, poi, Marcucci osserva che la proposta di Letta fa acqua. Per un motivo semplice: i patrimoni immobiliari superiori a cinque milioni di euro «di solito in Italia sono “schermati” da trust(una speciale forma giuridica) o da società». In particolare i trust, sono definiti anche “blindature patrimoniali” proprio perché utilizzati per mettere al riparo i beni immobili, renderli intoccabili e al riparo dalle ordinarie regole di trasparenza. In parole povere, si vorrebbe andare a tassare patrimoni che non sono neppure intestati a persone fisiche. O che difficilmente sono riconducibili a contribuenti che sono persone fisiche. La conseguenza sarebbe – secondo un calcolo di massima del dem – che non si riuscirebbe a rintracciare un tesoretto da questa patrimoniale) per garantire il sostegno da diecimila euro ai giovanissimi.

«A fronte di una proposta che non ha i numeri per passare e che non ha neppure un esito certo – ribadisce Marcucci – si dovrebbero, invece, portare avanti altre proposte che sono di reale iniziativa parlamentare. Ad esempio, da un anno Camera e Senato si sono decise ad avviare una discussione sulla riforma fiscale che in Italia risale al1969, oltre mezzo secolo fa. Nelle due aule, i nostri parlamentari si stanno impegnando con loro proposte a modificare il sistema fiscale. Appare strano, in questo momento, iniziare la rivisitazione di questo sistema, che non è equo, dalla fine invece che dall’inizio». Marcucci, infatti, sostiene che esistano «tanti aspetti di equità sociale, molto più rilevanti di una patrimoniale così come disegnata dalla segreteria del Pd, da affrontare in modo prioritario». Fra questi, cita l’evasione fiscale come «il più rilevante» e anche la «riforma del catasto».

Letta, però, sembra intenzionato a tirare dritto. A non cambiare rotta e a puntare sulla dote per i diciottenni, anche dopo il colloquio franco e cordiale con Draghi per spiegare le reciproche posizioni. Posizione che ribadirà domani sera su Raitre da Fabio Fabio, a Che tempo che fa, anche se sui social anticipa: «Io ho fatto una proposta sui giovani. E poi, con serietà, ho parlato di come finanziarla. Ma vedo che si continua a parlare solo di patrimoni e successioni. Ne traggo la triste ennesima conferma che non siamo un paese per giovani. E non mollo. Ma in tv ribatterò alle critiche di tutti quelli che non vogliono che l’1% del Paese aiuti i diciottenni». —

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