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Scandalo concerie, l'aeroporto di Pisa rischia il declassamento per i fanghi "abusivi"

La torre anti-nebbia nell’area dell’aeroporto militare di Pisa dove sono finiti i rifiuti inquinati. A destra l’ingresso del Galilei

La torre anti-nebbia è nell’area inquinata e va temporaneamente rimossa: ecco cosa comporterebbe per il Galilei

Lo spettro dell’inquinamento ambientale legato allo scandalo concerie potrebbe gravare anche sull’operatività dell’aeroporto di Pisa. Con una limitazione delle attività che, in caso di nebbia, costringerebbe a dirottare i voli su altri aeroporti dotati di quei sistemi di atterraggio che il Galilei sarà obbligato a demolire.

Lo scalo pisano, probabilmente per alcuni mesi, sarà privato delle moderne tecnologie recentemente applicate all’Ils, il sistema di atterraggio strumentale necessario per “guidare” gli aerei verso la pista in condizioni di bassa visibilità. L’infrastruttura, fondamentale per condurre a terra gli aeromobili in caso di nebbia, dovrà essere abbattuta per permettere di smaltire i terreni inquinati e consentire l’eventuale bonifica della zona dell’aeroporto militare, uno dei siti finiti al centro dell’inchiesta “Keu” coordinata dalla Dda di Firenze che ha accertato un sistema di illecito smaltimento dei materiali derivanti dal trattamento dei fanghi della depurazione degli scarichi delle concerie. Un’inchiesta che anche a legami di ’ndrangheta.


In attesa della ricostruzione, il Galilei potrebbe momentaneamente perdere la cosiddetta “seconda categoria”, la certificazione che permette l’atterraggio di aerei con almeno 300 metri di visibilità, ed essere declassato nella prima categoria che invece consente l’arrivo di aeromobili con almeno 600 metri di visibilità. Parametri che, in caso di fitta nebbia, costringeranno a dirottare i voli diretti al Galilei in aeroporti di regioni limitrofe (lo scalo di Firenze è inserito nella prima categoria) e a beneficiarne potrebbe essere soprattutto il Marconi di Bologna.

A lanciare l’allarme sono le associazioni Amici di Pisa, Ponte di Mezzo, Compagnia di Calci, Colline pisane, il movimento Opi e il Comitato piccoli azionisti di Toscana Aeroporti dopo l’annuncio dell’Arpat della necessità di smantellare l’infrastruttura realizzata dall’Aeronautica militare, ma a servizio soprattutto dello scalo civile, per permettere l’analisi del sottosuolo e lo smaltimento dei terreni contaminati. «È importante chiarire se la rimozione della “piazzola” pregiudica la certificazione del sistema Ils nella seconda categoria, necessaria a ridurre i parametri che permettono l’atterraggio in caso di nebbia diminuendo i dirottamenti», la richiesta delle associazioni pisane alla neonata commissione consiliare speciale sull’aeroporto, il “ramo” del consiglio comunale di Pisa nato per seguire i processi di sviluppo dello scalo e le vertenze che stanno interessando il sistema aeroportuale toscano. «È importante sapere se i pisani potranno contare subito su tale sistema o essere dirottati in attesa di una nuova certificazione», concludono le associazioni che chiedono di accelerare sull’iter di smantellamento e ricostruzione del sistema di aeronavigazione e concludere i lavori prima dell’inizio dell’inverno per prevenire il «dirottamento di decine di voli».

Il piano di rimozione delle «migliaia di tonnellate di rifiuti» che secondo l’accusa sarebbero finite nel sottosuolo dell’aeroporto militare pisano è stato affidato dalla Direzione informatica, telematica e tecnologie avanzate (Teledife) del ministero della Difesa all’azienda Thales Italia srl. Agli operai si affiancheranno i tecnici dell’Arpat per analizzare le eventuali acque meteoriche accumulate ed effettuare i campionamenti di controllo prima della realizzazione della nuova opera. Le indagini, condotte lo scorso novembre dall’Agenzia per la protezione ambientale, hanno rilevato «elevate concentrazioni» di cromo totale, solfati e soprattutto di cromo esavalente, sostanza tossica e cancerogena per l’uomo e considerata uno dei più pericolosi contaminanti. Un possibile danno ambientale a cui si aggiungono probabili limitazioni all’operatività dello scalo pisano per i quali il ministero della Difesa potrebbe costituirsi parte civile nell’eventuale processo. Una possibilità che associazioni e comitati chiedono a Toscana Aeroporti di attuare «per i danni procurati dal materiale inquinante interrato» e per le conseguenze che potrebbero avere sulle attività dell’aeroporto. —

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