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Parte la cannonata di Onorato senior: «Ecco chi vuole il nostro fallimento»

Vincenzo Onorato tra i figli Achille e Alessandro

Il patron di Tirrenia lancia una precisa accusa. Intanto il sindacato Federmar minaccia sciopero a oltranza 

LIVORNO. Nella sceneggiatura della dynasty degli Onorato mancava solo la foto anni ’30 di Italo Balbo, fascistissimo avversario del duce. Ma non è per motivi politici che Vincenzo Onorato la pubblica sul profilo Facebook: il trasvolatore, nel ’32, ringraziava gli Onorato perché un loro piroscafo lo aveva salvato nel mar Tirreno. Ora è il gruppo armatoriale ad aver bisogno di esser salvato in mari ancor più perigliosi: quelli della finanza.

Se Onorato padre rompe mesi di silenzio è per tornare, in nome di «una storia iniziata 140 anni fa», a ingaggiare battaglie all’attacco sui social. Con quel che Onorato senior ritiene un dogma, ripetuto anche nell’ultimo post: «I presupposti per un fallimento non ci sono, ma una forte volontà nemica di farci fallire, quella sì e non da ora».


Ed ecco che, a dispetto del fatto che in questa difficilissima congiuntura le leve operative sono passate ormai nelle mani del figlio Achille in tandem col fratello Alessandro, il padre Vincenzo riconquista la scena, spazza via il faticoso tentativo di costruire una mediazione calibrata al millimetro e tira una cannonata. Anzi, la prima di una serie come dice lui: «Io desidero dare un piccolo contributo raccontandovi la storia di questo attacco, alimentato da una macchina mediatica di fango, ben programmata e attuata, in azione ormai da due anni che colpisce la mia persona per distruggere le compagnie». E poi, rivolgendosi ai suoi marittimi: «È una storia lunga, a puntate, che se leggerete certamente non vi annoierà. Farò luce sui mandanti che lavorano nell’ombra e neppure tanto nell’ombra e i nomi degli esecutori di questo che è un vero e proprio delitto perpetrato ai danni del vostro lavoro e siamo circa seimila».

Allusioni fumose e messaggi cifrati? Mica tanto: Vincenzo Onorato conclude «la prima puntata, di una lunga serie» puntando il dito contro «Antonello di Meo, colui che ha dato inizio all’attacco, e ai suoi importanti amici». Di chi si tratta? È un finanziere che era salito su questo ring in nome degli interessi del fondo speculativo Sound Point Capital (che poi però, secondo indiscrezioni, si sarebbe defilato cedendo le proprie quote). Insieme con altri fondi ad alto rischio era andato alla guerra avendo in mano gran parte del bond lussemburghese al 7,75% scadenza 2023: erano stati loro a portare il gruppo della Balena Blu davanti al tribunale fallimentare restandone sconfitti nell’autunno di due anni fa.

Non è finita lì: poche settimane più tardi, su Facebook Vincenzo Onorato aveva puntato il dito proprio contro il finanziere internazionale. Non basta: agli inizi dello scorso marzo, in un altro degli innumerevoli scontri con i fondi speculativi, la famiglia Onorato aveva contrattaccato mettendo nel mirino di nuovo il finanziere con un esposto in cui si facevano balenare accuse di insider trading; l’avevano fatto rivolgendosi tanto alla magistratura milanese che alle autorità di vigilanza negli Usa e a Londra.

Questa sterzata rischia di cambiare il campo di gioco in vista dell’udienza del 24 maggio al tribunale fallimentare in cui si deciderà il destino formalmente della controllata Tirrenia ma probabilmente dell’intero gruppo che include anche Moby e Toremar così come, a Livorno, la Porto 2000 (porto passeggeri) e la Ltm (il terminal delle “autostrade del mare”).

Nel frattempo, ad addensare nuvole nere di grandi tensioni sociali in vista dell’udienza-clou è anche il sindacato Federmar. Il sindacato autonomo, che ha un certo seguito in Tirrenia, nel bailamme dell’udienza del 6 maggio scorso aveva annunciato uno sciopero immediato: ovviamente una strada non percorribile, viste le regole di regolamentazione. Adesso torna alla carica mettendolo in pista formalmente con tutti i crismi per il 23 maggio, vigilia dell’ultimissimo round in tribunale a Milano. Lo fa dicendo fin da ora che se «lo stato delle cose dovesse ulteriormente aggravarsi», l’astensione dal lavoro potrebbe «proseguire a oltranza».

Il sindacato teme una dichiarazione di insolvenza che si trasformerebbe in una «ecatombe occupazionale». Nel mirino della protesta c’è anche un altro (doppio) aspetto: «Ancora non abbiamo notizie di soluzioni dal tavolo interministeriale» sulla crisi del gruppo, un tavolo che peraltro «a oggi esclude colpevolmente le organizzazioni dei lavoratori». —

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