Affitti, bonus fino a 1.200 euro per chi aiuta l’inquilino

Soldi al proprietario che sconta il canone: come funziona in meccanismo. Ripartono gli sfratti: le date e le regole

Dal 1° luglio riprendono gli sfratti che arrivano da situazioni pre-Covid, mentre per quelli legati agli effetti della pandemia scatta la proroga del blocco. È un emendamento al decreto Sostegni – che ha avuto il via libera dal Senato e ora deve passare all’esame della Camera dei deputati – che ha previsto la corsia differenziata, che non piace per niente a Confedilizia che risponde con una raffica di bora: il tribunale di Trieste ha sollevato una questione di costituzionalità del blocco delle esecuzioni, rimettendo la questione al giudizio della Consulta. Nel frattempo, per andare incontro all’inquilino, ed evitare così che diventi moroso, gli si può fare uno sconto sul canone di locazione: si può poi rientrare in parte della “perdita” usufruendo di un contributo a fondo perduto fino a mille e 200 euro l’anno, vantaggio che era già stato introdotto dalla Legge di Bilancio 2021 e anche dal decreto Ristori, e che poi è stato riconfermato ma anche “rivisto” dal decreto Sostegni; il beneficio a favore del proprietario scatta a patto che lui e l’inquilino facciano un accordo per abbassare il canone per un determinato periodo di tempo. E sempre che il contratto sia stato stipulato prima di una certa data. L’immobile, poi, deve trovarsi in un Comune ad alta densità abitativa. Ecco allora cosa è stato previsto nel decreto e tutto quello che c’è da sapere sul contributo, grazie anche alla collaborazione fornita al Tirreno dallo studio di commercialisti Tmp di Viareggio.

PER CHI E' LA SOSPENSIONE

La proroga del blocco degli sfratti non si applica a tutti i casi, ma solo a quelli collegati all’emergenza Covid. Nonostante le richieste di Confedilizia, che voleva uno sblocco definitivo e senza distinzioni al 30 giugno 2021, per effetto di quell’emendamento al decreto Sostegni i proprietari degli immobili potranno tornare in possesso delle loro case a partire da luglio solo se il rilascio è stato ordinato prima del 28 febbraio 2020. In altre parole, vengono bloccati gli sfratti ordinati a partire dal 28 febbraio 2020 compreso, cioè quelli collegati all’emergenza Covid. Grazie all’emendamento saranno automaticamente bloccati anche i prossimi provvedimenti di rilascio emessi fino al 30 giugno 2021.

TUTTE LE SCADENZE

Per il futuro, poi, il governo ha deciso per una ripartenza in tre fasi per «evitare ingorghi» e non peggiorare la situazione di «un tessuto già gravemente inciso» dalla crisi, ha motivato. Se lo sfratto dunque – come detto sopra – è stato ordinato prima del 28 febbraio 2020 (cioè prima della pandemia da coronavirus), il blocco scade il 30 giugno e dal 1° luglio il proprietario può tornare in possesso dell’immobile. Se l’ordine per il rilascio è arrivato tra il 28 febbraio 2020 compreso e il 30 settembre di quell’anno, il blocco rimane fino al 30 settembre 2021 e viene rimosso dal 1° ottobre. Infine, chi ha ricevuto lo sfratto tra il 1° ottobre 2020 e il 30 giugno 2021 potrà godere della proroga fino al 31 dicembre 2021.

IN ATTESA DELLA CONSULTA

Con una comunicazione del 4 maggio, Confedilizia, la Confederazione italiana della proprietà edilizia, ha espresso la sua contrarietà per le soluzioni temporali stabilite. L’associazione dei proprietari di casa non condivide quanto sancito dal decreto con l’accoglienza dell’emendamento, e definisce il blocco sfratti un abuso poiché i proprietari verrebbero privati di un diritto sancito dalla legge: rientrare in possesso del proprio immobile dato in locazione dopo un eventuale lungo periodo di mancati pagamenti da parte dell’inquilino, di spese e di tasse. Confedilizia esprime inoltre il suo disappunto anche sulla decisione di fissare per le prime esecuzioni il limite temporale del 28 febbraio, che – secondo la Confederazione – potrebbe essere posticipato nel tempo, includendo morosità emerse durante la pandemia ma che in effetti non dipendono dall’emergenza virus. La Corte Costituzionale, a questo punto, dovrà pronunciarsi. Niente vieta, tuttavia, che governo e parlamento possano intervenire nel frattempo, anche apportando modifiche in sede di conversione in legge del decreto Sostegni.

IL CONTRIBUTO

E veniamo ai contributi per l’affitto scontato godibili in presenza di un accordo fra inquilino e proprietario volto alla riduzione dell’affitto. Innanzitutto non occorre stipulare un nuovo contratto: è sufficiente trasmettere una richiesta all’Agenzia delle Entrate tramite il modello Rli (Richiesta di registrazione e adempimenti successivi – contratti di locazione e affitto immobili) da caricare sul sito dell’Agenzia o da inviare per posta elettronica. Può richiedere la riduzione dell’affitto chiunque abbia un contratto di locazione per uso abitativo, indipendentemente dalla durata e dal regime fiscale a cui i proventi del contratto sono sottoposti (cioè cedolare secca o tassazione ordinaria). Il contributo spetta per i contratti in essere alla data del 29 ottobre 2020 e la casa affittata deve essere l’abitazione principale dell’inquilino. L’abitazione deve trovarsi in un comune ad alta intensità abitativa, secondo gli elenchi stilati a suo tempo dal Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile. Proprietario e inquilino devono sottoscrivere una scrittura con i dati del primo (il locatore) e del secondo (il conduttore), il vecchio importo del canone e le modalità di pagamento, la durata del contratto, la caparra, le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria, il nuovo importo e per quanto tempo l’inquilino potrà pagarlo.

A QUANTO AMMONTA

Il locatore che riduce l’affitto ha quindi diritto a un contributo a fondo perduto pari al 50 percento della riduzione, entro il limite massimo annuo di mille e 200 euro. Per esempio, con uno sconto annuo complessivo sul canone di 2.400 euro – 200 euro al mese – si può arrivare a un beneficio di 1.200 euro. Il contributo a fondo perduto verrà pagato fino all’esaurimento delle risorse disponibili: il decreto Sostegni per questa misura prevede una dotazione di 50 milioni di euro. Nel caso dunque si opti per una riduzione del canone per l’intero anno 2021 è riconosciuto al proprietario dell’immobile un contributo fino a un massimo di 100 euro mensili per una riduzione del canone pari a 200 euro al mese, “sconto” che può essere limitato anche solo per alcuni mesi. Per esempio se l’affitto viene ridotto da 400 a 300 euro al mese (quindi 100 euro in meno), al locatore andranno 50 euro, ovvero la metà dell’importo, per un totale di 600 euro annui. –

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