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Pd e Italia Viva dettano l’agenda a Giani: «Cambi passo o non gli daremo tregua»

Da destra: Simona Bonafè, Alice Rossetti, Massimiliano Pescini, Vincenzo Ceccarelli, Stefano Scaramelli, Nicola Danti

Lo scontro politico nella maggioranza. Dem e renziani gli scrivono il programma per uscire dalla crisi. Ma lui alza un muro: «Già fatto e poi io sto nella realtà»

FIRENZE. «Non ci importa niente delle nomine. Eugenio faccia come vuole, decida lui. A noi importa solo che ci sia uno scatto in avanti del governo regionale». È appena uscita da Palazzo Panciatichi, Simona Bonafè. Sede del Consiglio regionale, dove s’è appena chiuso un mini summit di maggioranza in Regione e deciso, di fatto, un attacco al presidente. Duro, durissimo. Che rischia perfino di aprire una crepa nei rapporti con i partiti che lo sostengono. Ma c’è in gioco la tenuta dei consensi e perfino quella di un modello. Sulla sanità, e in generale sugli standard amministrativi della Toscana. È il senso del documento appena firmato dai vertici toscani di Pd e Italia viva.

Per questo dem e renziani, dice l’eurodeputata e segretaria regionale, si cureranno poco o nulla di quali collaboratori, tecnici, o membri dello staff Eugenio Giani sceglierà per uscire dalla palude in cui sono convinti abbia condotto la sua giunta ad appena sette mesi dall’elezione. Quel che conta, è che ne esca. E al più presto. E la Toscana torni a essere «punto di riferimento dei cittadini», «protagonista delle politiche nazionali». «Capofila» nelle vaccinazioni come lo è stato per anni nei servizi sanitari. Tradotto: superi la crisi. «Arriviamo da mesi di passi falsi: sulle vaccinazioni, la gestione della pandemia, e infine anche dagli imbarazzi sul caso concerie e il caos per i click day. Se va avanti così la slavina finirà per travolgere il paese in fondo alla valle, e in fondo alla valle c’è il Pd più forte d’Italia», è stato il messaggio inviato qualche giorno fa a Giani dopo la scomunica sulle aperture del 1° maggio. Il timore è quello di un rimbalzo già alle prossime amministrative.


Per questo dem e renziani non solo pretendono una sterzata ma dettano a Giani l’agenda delle prossime settimane. Di fatto un programma. Punto per punto: sanità, vaccini, economia, rifiuti. Per una volta, niente ghirigori in politichese, ma tre pagine che sembrano un tentativo di commissariamento. Con una scaletta precisa di cose da fare e altre da non fare mai più: serve, dicono, una «comunicazione istituzionale ai cittadini efficace». Tradotto: basta annuncite sui vaccini. E poi «una programmazione certa che non faccia più ricorso ai click day», poi chiudere al più presto le somministrazioni per i fragilissimi, caregiver e badanti, e iniziare quella dei fragili, aumentare i centri vaccinali nelle aree marginali; pianificare subito il recupero delle liste d’attesa.

Niente imposizione di nomi, sarà pur vero, ma democratici e renziani chiedono di rafforzare la struttura dell’assessorato alla Salute «in termini di personale e competenze, anche con profili di alto spessore». Un passaggio che gli esegeti dem leggono come un veto sul nome di Federico Gelli, sebbene sia un medico epidemiologo e un ex deputato che si è occupato proprio di sanità.

Sul Recovery l’ordine è «non fermarsi a chiedere» la copertura finanziaria dei progetti già esistenti, ma metterne a punto altri con sindaci e imprese e «creare opportunità per chi è rimasto indietro e rischia di subire in modo più pesante la crisi pandemica: giovani e donne»; elaborare un piano rifiuti entro fine anno che punti all’economia circolare. E poi risolvere la questione dello smaltimento dei rifiuti speciali. «Un riferimento al fatto che, nell’ambiguità, c’è il rischio si infiltri la malavita», è la lettura di uno dei presenti.

All’incontro, insieme con Bonafè, ci sono il capogruppo Vincenzo Ceccarelli, il coordinatore della segreteria Massimiliano Pescini, i segretari regionali di Italia Viva, Nicola Danti e Alice Rossetti e Stafano Scaramelli, il capogruppo. Insomma, non è la vendetta di singoli, «c’è la maggioranza che gli chiede un cambio di passo», dice Scaramelli. Politicamente, un terremoto per Giani. Tanto che dem e renziani si aspettano di essere convocati in serata. Il presidente nicchia, forse aspetterà l’incontro di giovedì.

Ma se alzerà il suo proverbiale muro di gomma, è l’avvertimento dei due partiti, sarà guerriglia perenne, lotta continua. «Ci saranno altri incontri come questo per stimolare il governo regionale», scrivono dem e renziani.

Non era mai successo neppure nell’era Rossi, quando Enrico il “comunista” per un po’ dal Pd fuggito, doveva vedersela con un gruppo consiliare Pd di ultrà di Matteo Renzi. Non un caso che Giani decida di aprire di nuovo il portale per i 63-64enni a sorpresa. Para il colpo. E sembra aver tutta l’intenzione di incassare. «Cambio di passo? Cercheremo di fare sempre meglio ma in realtà il cambio di passo sui vaccini c’è già stato, mercoledì o giovedì prossimi partirà il nuovo portale che risolverà il problema delle prenotazioni».

Se vive quella di Pd e Italia Viva come una sconfessione, una frattura? Macché. «Credo che ci sia un bel rapporto tra le forze di maggioranza: oggi sono stato a Prato per la morte di Luana, a Siena per parlare di sanità, ora a Piombino dai lavoratori delle acciaierie Jsw. Io sto sempre in mezzo alle situazioni dove ci sono problemi, se arrivano stimoli dai partiti della maggioranza ne sono molto contento».

Insomma, lui si misura con la polverosa realtà del governo, Pd e Iv scrivono proclama. Eppure un richiamo a una «correzione di rotta smaltimento dei fanghi e delle ceneri inquinanti» dopo l’inchiesta sulle concerie arriva dall’altra forza di governo, Sinistra Civica ecologista, che esprime l’assessora Serena Spinelli. Se non è un accerchiamento poco ci manca. —

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