Vaccini in Toscana, se un diritto diventa concessione

L'EDITORIALE. In questa regione “vaccinazioni” è solo quel che si scrive, ma la parola che si legge è “disastro”

L’ultimo atto è quello di un annuncio, l’ennesimo, alla «venghino, venghino signore e signori...» . Nello specifico si promettono «dosi di vaccino ». Appunto, si promettono perché poi nel presentarsi al cospetto dell’imbonitore c’è solo delusione, ieri come in decine e decine di altre occasioni. In questa regione “vaccinazioni” è solo quel che si scrive, ma la parola che si legge è “disastro”. Le cose vanno chiamate con il proprio nome. E se a ogni protesta, legittima, a ogni richiesta di chiarimento, ancor più che legittimo, si contrappongono classifiche artefatte e supercazzole, al disastro si deve aggiungere l’arroganza. Sì, perché non c’è mai stata una volta che all’errore si siano unite le scuse.

Certo, non è in discussione l’impegno delle migliaia di persone che non lesinano energie in questa difficilissima impresa: medici, infermieri, operatori della logistica, impiegati addetti alle prenotazioni.

Peraltro sono gli stessi che, durante la prima emergenza Covid, riuscirono a far funzionare alla perfezione anche la macchina della distribuzione delle mascherine. Gli operatori delle associazioni di volontariato avevano liste e pacchetti pronti, in ogni casa sapevano già quante persone abitavano e quante mascherine consegnare.

No, non sono questi quelli che non hanno lavorato bene. Qui è pesantemente in discussione un metodo, basato su criteri ondivaghi, quelli di uno slalom gigante fra precedenze per età e per patologie e strizzate d’occhio al clientelismo d’antan. Con il presidente Eugenio Giani che rappresenta il bersaglio più facile per le critiche ma non sempre va identificato con l’epicentro della colpa, specie in questa fase in cui ci si è messo il fuoco amico (Pd) interessato soprattutto a distogliere l’attenzione dallo scandalo vero, quello degli emendamenti pro-concerie. Insomma, gli errori della campagna vaccinale diventano anche strumento utile per evitare troppi riflettori sulle imbarazzanti sudditanze della politica al cospetto dei poteri economici.

Gli errori in ogni caso restano ma è bene tenere conto dello scenario complessivo. Si è cominciato allargando il borsone con le siringhe a tutto il personale delle strutture sanitarie, non solo a quello impegnato nelle corsie e negli ambulatori. E qui, oltre ad aver vaccinato prima di altri, persone che non ne avevano diritto, sono “sfuggiti” dal conto altri 40mila sieri che non si sa a chi siano finiti. Poi ci sono stati i “riservisti”, quelli chiamati a fine giornata per non buttare via le dosi. E dopo ancora ci sono stati badanti o parenti stretti di persone “fragili”. Sono diventati una sorta di grimaldello per far saltare la fila a tanti furbetti.

E, soprattutto, si è avuta la sensazione di permeabilità di questo sistema da operetta che regola le precedenze. Su Whatsapp è circolato un messaggio inoltrato più volte che ha messo in evidenza il modo con il quale gli avvocati si sarebbero inseriti nelle categorie con corsia preferenziale: «Un ringraziamento anche a Jacopo che grazie a un suo amico ha parlato anche lui oggi in Regione con chi di dovere...». Un messaggio che girava da prima che la notizia della “precedenza” fosse di dominio pubblico. È quel “chi di dovere” che fa intendere che ci sia una permeabilità nella struttura che decide, la stessa utilizzata dal Sistema concerie per far approvare l’emendamento utile a saltare i controlli sugli scarti tossici da smaltire.

Se poi questo “salto di fila” avesse contribuito solo ad aumentare la platea dei vaccinati, magari si poteva ancora discutere della legittimità dei comportamenti. Con l’immunità di gregge all’orizzonte tutto sarebbe apparso meno grave. Invece no, la Toscana è fra le ultime regioni della classifica dei virtuosismi legati ai vaccini. Qui da noi stiamo ancora incartati con gli ultra65enni, in Trentino-Alto Adige vaccinano gli over 55 da sabato scorso e da ieri hanno cominciato ad accettare prenotazioni per gli over 50. Prenotazioni vere, di quelle che funzionano. Da noi diventano spesso una barbarie che sfocia nel niente o nel dramma chiamato “click day”, talvolta eletto a unica modalità d’accesso al vaccino. In un mondo civile i “click day” non dovrebbero esistere. Perché altro non sono che una riffa, una rivisitazione delle monete gettate dal terrazzo sulla folla affamata. Siamo alla percezione della peggiore forma di elemosina. Vaccinarsi è un diritto, non una cortesia. — 

Twitter: @s_tamburini

© RIPRODUZIONE RISERVATA