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Morta a 23 anni, fatale la saracinesca alzata: cosa succede al macchinario senza questo dispositivo di sicurezza

Prato, la procura ipotizza una modifica all'orditoio a cui stava lavorando Luana. Dubbi anche sulla manutenzione. Un esperto ci spiega nei dettagli come funziona il macchinario

PRATO. Il dispositivo di sicurezza che avrebbe potuto salvare la vita a Luana D’Orazio, la giovane operaia morta lunedì all’interno dell’Orditura Luana di Montemurlo, è un sistema elettro-meccanico che non può essere modificato dal primo che passa. Serve l’intervento di un tecnico esperto, che metta le mani dove vanno messe e, se lo fa, non lo fa di propria iniziativa, ma col consenso o su disposizione del padrone della fabbrica. Ora il sostituto procuratore Vincenzo Nitti, titolare delle indagini sull’infortunio mortale, ipotizza che sia accaduto proprio questo: una modifica del macchinario per rendere più veloci le operazioni. Per questo fin da subito ha indagato la titolare dell’orditura, Luana Coppini, e l’addetto alla manutenzione dell’orditoio marca Karl Mayer, Mario Cusimano, non solo per omicidio colposo ma anche per rimozione dolosa di cautele anti-infortunistiche. Seguirà una guerra di perizie, ma chi è entrato nel reparto di orditura a campione subito dopo la tragedia racconta che era tutto abbastanza evidente. Il dispositivo di sicurezza funziona così: c’è una pulsantiera sulla quale l’operaio imposta i comandi dell’orditoio. Una volta impostati i comandi, una serranda o saracinesca si abbassa davanti al rullo e non consente l’avvicinamento dell’operaio durante la fase di produzione. Se il sistema viene modificato, la saracinesca si alza anche quando non dovrebbe e le operazioni sono più veloci, ma anche molto più pericolose. Letali, in questo caso.



Sono interventi non casuali e lo dimostrerebbe anche un’altra cosa accertata durante la prima ispezione. I tecnici del Dipartimento di prevenzione dell’Asl hanno sequestrato due orditoi per compararli: su entrambi avrebbero riscontrato le stesse modifiche al dispositivo di sicurezza.

Poi c’è la questione della manutenzione degli impianti. Funziona come un tagliando per l’automobile. Per eseguirlo a regola d’arte, ci vogliono mani esperte: un controllo periodico ogni mille ore di funzionamento dell’impianto. Solo che, a differenza di un mezzo a quattro ruote, in questo caso è l’orditoio a segnalare la necessità di un check up periodico programmato all’incirca ogni sei mesi. Ciò che sappiamo è che il macchinario che lunedì mattina ha risucchiato Luana D’Orazio risale al 2007, secondo fonti attendibili e verificate dal Tirreno. Quattordici anni sembrano un secolo ma in realtà macchinari con queste caratteristiche sono ancora in produzione. Li fabbrica la Karl Mayer, multinazionale tedesca che in Italia ha uno stabilimento in provincia di Trento, che però, per scelta dell’orditura di Montemurlo, non ha mai fatto la manutenzione di quel macchinario. A spiegare al Tirreno come funzionano è un esperto di impianti per la preparazione alla tessitura che chiede di mantenere l’anonimato. «L’orditoio dove si è consumata la tragedia è una delle macchine più versatili e richieste dal mercato, molto diffuse nel distretto pratese. Permette di ordire catene corte per prove di tessitura e campionature. È dotato di una serie di dispositivi che vanno dalle fotocellule alle reti di sicurezza che si chiudono. In pratica, l’orditoio può partire solo quando è completamente chiuso e in sicurezza. A Prato sono in funzione orditoi risalenti agli anni Sessanta».

Calzante, ancora una volta, il paragone con il mondo automobilistico. «Si può avere una Cinquecento e averla comprata negli anni Sessanta, nel frattempo mi sarò preoccupato di mettermi in regola e montare le cinture di sicurezza. Si può usare tranquillamente una macchina del 2007 ma bisogna preoccuparsi che ci siano state modifiche o aggiornamenti sulle norme di sicurezza». Chi deve svolgere i controlli periodici? Le orditure possono rivolgersi ai tecnici autorizzati dall’azienda produttrice e qualificati per l’assistenza sul territorio, ma questo non vieta che possano rivolgersi anche ad altri tecnici, a patto che abbiano tutti i requisiti. Anche su questo saranno fatti accertamenti. «Anche se uno volesse suicidarsi con quel modello di macchina sarebbe impossibile – spiega l’esperto consultato dal Tirreno – Questo perché sono impianti potenzialmente pericolosi e per questo i dispositivi di sicurezza inseriti sono tanti. Dispositivi che, per certi tipi di lavorazione, possono rallentare la produzione».

Sarà una perizia tecnica disposta dal sostituto Nitti ad accertare se davvero è stata fatta una modifica, e di che tipo. Non la sola perizia, come detto, perché poi ci saranno anche quelle di parte, sulle quali si farà un’opinione il giudice, se si andrà davanti a un giudice. Prima però dovrà essere eseguita l’autopsia su Luana, sabato all’obitorio di Pistoia. I funerali forse lunedì, con la possibile presenza del ministro del Lavoro Andrea Orlando. —

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