Il salto più bello di Matteo, dopo l’incidente torna in pedana e vola ai campionati italiani

Matteo Radaelli dopo il salto che gli è valso la qualificazione agli italiani categoria allievi (Foto Lorenzo Lombardo/TrackArena)

L’atleta, 17 anni, di Livorno, fu investito da un’auto pirata il 6 ottobre scorso: «Ho temuto di dover smettere, di non farcela a guarire da queste ferite. Invece ecco come ce l'ho fatta»

A soli 16 anni ha temuto di dover già smettere. Di dire addio per sempre all’atletica leggera. E invece no. Dopo neanche sette mesi da uno spaventoso incidente stradale, in cui fu investito in motorino da un’auto pirata, è tornato a saltare. Qualificandosi, alla prima occasione utile, per i campionati italiani di Rieti. Raggiungendo quasi al suo record personale: 1.87, vicino al primato di 1.89 che aveva stabilito prima dello schianto dell’autunno scorso.

Il livornese Matteo Radaelli nel frattempo ha compiuto di 17 anni ed è una promessa del salto in alto. Categoria allievi, domenica scorsa ha vinto una gara a Firenze accedendo alle finali nazionali, ma soprattutto vincendo la paura di smettere, quella che per sette mesi lo ha tormentato e che lui, con una grandissima forza di volontà e l’aiuto della famiglia, è riuscito a tenere lontana allenandosi ogni giorno in pista e in palestra grazie ai medici dell’ospedale di Livorno e agli allenatore dell’Atletica Libertas Unicusano, la società guidata dal presidente Gianni Giannone per cui è tesserato e che non ha mai smesso di supportarlo.

Era il 6 ottobre del 2020 quando alle 11.30 di mattina, mentre andava a scuola, Matteo è stato tamponato da un’auto in via della Cinta esterna, alla periferia di Livorno. Uno schianto violentissimo: il ragazzo è stato sbalzato contro un furgoncino che aveva di fronte e che stava svoltando davanti a lui, motivo per il quale il sedicenne, a bordo dello scooter, in quel momento era fermo. La macchina che proveniva dalle sue spalle, non vedendo il rallentamento, lo ha centrato in pieno a grande velocità. E il conducente – mentre il cavalletto dello scooter aveva penetrato il polpaccio destro del ragazzo, provocandogli una gravissima lesione muscolare – è scappato a tutta velocità facendo perdere le sue tracce, visto che lì le telecamere non ci sono e la polizia municipale, dato che purtroppo nessuno ha preso il numero di targa del mezzo in fuga, è riuscita a risalire al “pirata”. «Nel momento in cui è successo l’incidente – racconta il diciassettenne – ho tenuto di dover smettere, di non farcela a guarire da queste ferite. Sono stato in ospedale, poi a casa con il gesso fino all’inguine, e infine con le stampelle e negli studi di fisioterapia. Poi, con calma, ho ricominciato a camminare, correre e allenarmi. Nei giorni prima della gara con il mio allenatore ci siamo detti di provarci, perché la gamba non mi faceva male. Ho visto che riuscivo a saltare, fin dal riscaldamento le sensazioni erano positive, ma mai avrei sperato di poter tornare su questi livelli. Sono contentissimo». E lo è anche sua mamma, Elena Bottigli. «Devo ringraziare tantissimo sia i suoi allenatori Dunia e Andrea – dice – che i medici dell’ospedale Baroncini e Bernicchi. Sono stati fondamentali per la buona ripresa di mio figlio. Il chirurgo, subito dopo l’operazione, mi aveva detto di aver fatto il massimo, ma di non sapere se il polpaccio sarebbe mai tornato come prima, proprio in virtù della profonda ferita. Ma per fortuna è andata bene e ora, Matteo, è tornato a fare sport. Qualche giorno prima della gara di salto in alto, fra l’altro, ha corso i 100 metri. Fa anche quelli: pensare che prima si stava preparando pure per le gare miste, quelle con velocità, salti e il getto del peso. È bravo anche nelle altre discipline, ma ora deve concentrarsi sui salti».

Matteo è andato oltre la paura: perché nonostante la lesione, grazie anche al fatto che stacca con la gamba sinistra (l’altra), tre giorni fa ha quasi eguagliato il suo record personale. Con una cicatrice ben visibile sotto i pantaloncini. «Si è allenato tanto – prosegue la mamma – sono orgogliosa di lui». L’aspetto inquietante della vicenda, purtroppo, è un altro. Quello assicurativo. Matteo si è ripreso quasi al cento per cento, ha ancora un po’ la gamba debole; ma sta bene. Lo Stato, con il Fondo di garanzia per le vittime della strada, non gli ha risarcito un euro dopo l’incidente. «Non essendoci un colpevole – conclude la madre – quella era l’unica strada possibile. I testimoni ci sono, hanno confermato che il “pirata” è fuggito, ma dobbiamo fare causa per ottenere un rimborso e non abbiamo soldi per sobbarcarci un impegno così lungo e gravoso. Ci siamo già pagati tutte le spese per la fisioterapia e francamente non possiamo fare di più. Ci importa solo vedere nostro figlio tornare a fare sport». — RIPRODUZIONE RISERVATA