Muore in fabbrica a 23 anni: quella macchina che conosceva bene e un incidente «come 30 anni fa»

La vittima e il sopralluogo in fabbrica dopo l'incidente

Prato: la donna lascia un figlio di 5 anni. È finita in un rullo a cui lavorava da oltre anno. Uno dei tecnici del Dipartimento prevenzione dell'Asl: «Tragedie simili potevano capitare tanti anni fa, quando le misure di sicurezza erano meno rigorose». Sarà disposta l'autopsia

PRATO. Luana se n’è andata senza un lamento, inghiottita dall’orditoio al quale stava lavorando, una macchina che conosceva bene ma che è diventata la sua bara. Il primo giorno di lavoro dopo la Festa dei lavoratori. È morta così, ieri mattina a Oste di Montemurlo, Luana D’Orazio, pistoiese, 23 anni a giugno, madre di un bambino di cinque anni. In via Garigliano, una strada senza sfondo dove la fabbrica come spesso accade da queste parti si mescola con le case, è calato il silenzio, rotto solo dai bisbigli del sindaco Simone Calamai e del vice Giuseppe Forastiero, accorsi subito dopo la tragedia, sotto gli sguardi costernati dei dipendenti dell’Orditura Luana, i compagni di lavoro della giovane mamma che non tornerà più dal suo bambino.

Si chiama Luana anche la titolare dell’azienda, Luana Coppini, che all’altra Luana voleva molto bene, lo si vede anche dalle foto che hanno postato su Facebook: si è sentita male quando le hanno detto che cosa era successo. L’aveva assunta più di un anno fa e insieme avevano superato le chiusure imposte dal Covid, prima di arrendersi a un orditoio Karl Mayer, la macchina di fabbricazione tedesca che prepara il filato per la successiva tessitura.



L’incidente è accaduto pochi minuti prima delle 10 nel reparto dell’orditura a campione e dai primi accertamenti compiuti dai carabinieri (sul posto il luogotenente Quintino Preite) sembra che non abbia avuto testimoni diretti. Il compagno di lavoro di Luana era girato di spalle, dice di non aver sentito niente e quando si è voltato ha visto che l’operaia era finita dentro il rullo. La giovane sarebbe morta praticamente sul colpo, nonostante i soccorsi della Misericordia di Montemurlo.

Ora toccherà ai tecnici del Dipartimento di prevenzione tentare di capire se tutti i dispositivi di sicurezza hanno funzionato come dovevano. Bocche cucite, per il momento. Luigi Mauro, che coordinata le attività dei tecnici, si limita a dire che nessuno si aspettava un infortunio mortale in un’orditura. Potevano capitare venti o trent’anni fa, quando le misure di sicurezza erano meno rigorose, non nel 2021. Rispetto alla “carda” di una filatura cardata, molto temuta dagli operati del distretto tessile, il rullo dell’orditoio gira molto più lentamente. E anche solo a dare un’occhiata al reparto dov’è successo l’incidente si stenta a credere che lì possa essere morto qualcuno, sembra quasi un ufficio. E se davvero Luana non ha urlato prima di cadere, come dice il collega di lavoro, potrebbe farsi strada anche l’ipotesi di un malore. Per questo il sostituto procuratore Carolina Dini disporrà l’autopsia all’obitorio di Pistoia, la città dove Luana viveva insieme con i genitori dopo aver avuto il bambino, il 31 dicembre 2015.

Luana, era una ragazza diventata presto donna senza rinunciare a divertirsi come fanno le giovani della sua età. Un volto pulito che ora fa piangere amici, compagni di lavoro e tutti quelli che l’hanno conosciuta.

«Non si può morire sul lavoro a nessuna età – ha scritto ieri il presidente della Regione Eugenio Giani – Questa tragedia ci sprona ulteriormente a impegnarci senza sosta per rendere più sicuri i luoghi di lavoro in tutta la Toscana e chiama ancora una volta alla responsabilità di tutti».

Durissimi i sindacati confederali: «Non si può non rilevare che ancor oggi si muore per le stesse ragioni e allo stesso modo di cinquant’anni fa: per lo schiacciamento in un macchinario, per la caduta da un tetto – scrivono Cgil, Cisl e UIl di Prato – Non sembra cambiato niente, nonostante lo sviluppo tecnologico dei macchinari e dei sistemi di sicurezza. È come se la tecnologia si arrestasse alle soglie di fabbriche e stanzoni». —



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