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Mazzette in Provincia in cambio dell'ok ai trasporti: 12 arresti. I nomi e le intercettazioni

Massa Carrara, tra gli arrestati ci sono tre dipendenti della Provincia. Le conversazioni: "Nun magno con la benzina". Bustarelle da mille euro per le autorizzazioni taroccate

Lo chiamano “Er busta” perché quando lo incontri la busta devi già avercela in mano. Tu gli allunghi quella con i soldi, lui – ricostruiscono gli uomini della Guardia di finanza – ti consegna la sua. Dentro c’è l’autorizzazione bella e pronta, spesso pure retrodatata, per transitare sulle strade provinciali con il tuo trasporto eccezionale, grande e pesante. Un mezzo con il blocco di marmo o con una barca. Hai il via libera e spendi il minimo perché nelle casse della Provincia di Massa Carrara e in quelle dello Stato non versi un centesimo. I soldi – circa la metà di quelli dovuti all’ente pubblico – finiscono invece – ipotizza l’accusa – nelle tasche di tre dipendenti provinciali oggi in carcere. Uno di loro è Er busta. Ma non si sa ancora quale. Si sa per certo, invece, che gli stessi tre dipendenti sono indagati anche per assenteismo. Presunti corrotti e presunti furbetti del cartellino.
 

GLI ARRESTATI


Quello delle “mazzette” per i trasporti eccezionali sarebbe un sistema collaudato secondo la pubblico ministero Alessia Iacopini. Un sistema tutto apuano, per cui ieri, dopo oltre un anno di indagini, la giudice Marta Baldasseroni firma un’ordinanza di custodia cautelare. Finiscono in carcere Francesco Ambrosio, Renato Viscuso ed Enrico Micheloni, i dipendenti del settore Trasporti terresti della Provincia.

Ai domiciliari, invece, i titolari di otto ditte di trasporti (Ubaldo Figliorelli, Mauro Fioletti, Alberto Bongiorni, Francesco Nacchini, Alessandro De Ranieri, Mario Andrei, Paride Rinaldi e Michele Nardi). Domiciliari anche per Saverio Mostratisi, titolare di una ditta che assicura il servizio di scorta ai trasporti eccezionali. Secondo la Procura è riuscito a garantirsi il monopolio all’ombra delle Apuane.

IL GIRO D'AFFARI

In quel di Massa Carrara c’è da fare affari: i trasporti eccezionali, in terra di escavazione e ditte nautiche, sono tanti. Carichi pesanti, scafi ingombranti: per transitare sulle vie c’è da pagare. Circa 350 euro allo Stato, 50 euro alla Provincia per la tassa di usura delle vie e una trentina di euro sono necessari per la pratica autorizzativa. Circa 450 euro complessivi, ma i tre dipendenti della Provincia “si accontentano” della metà, anche se i costi variano: c’è un preciso tariffario e capita che i tre dipendenti pubblici di euro ne ricevano – secondo la Finanza – anche mille in un botto solo come accaduto il 3 luglio del 2020. Per il rilascio degli atti servono, o meglio servirebbero, 30 giorni, ma il sistema Massa Carrara – la Finanza lo documenta dai primi mesi del 2019 – è collaudato e le autorizzazioni arrivano in un battibaleno, anche il giorno prima per il giorno dopo. Basta avere la busta: “tu chiami l’autista – spiega il titolare di una ditta in una intercettazione – lui ti dà una busta che te questa busta la dai ar busta, è tutto un giro di buste ..”.

PROTESTE SE PAGATI COI BUONI BENZINA

I dipendenti della provincia si fanno pagare “la pagnotta”, come la chiama uno dei tre in una intercettazione. E se nella busta non ci sono soldi, ma buoni benzina, i provinciali si lamentano perché, come spiega uno di loro “con i buoni mica me ce magno”. Per i titolari delle ditte coinvolte – ricostruiscono gli inquirenti – la logistica non è più un problema perché i dipendenti provinciali sono disponibili tutti i giorni e a tutte le ore. Li chiami e loro ti preparano l’autorizzazione, apparentemente regolare: nel caso le forze dell’ordine ti fermino per un controllo, i tre dipendenti pubblici sono pronti a fornire prove sulla conformità dell’atto. Non a caso tra le ipotesi di accusa non ci sono solo la truffa ai danni dello Stato e la corruzione, ma anche il falso.

È falsa secondo gli inquirenti – per citare un episodio – l’autorizzazione che Ambrosio e Micheloni rilasciano ad Alberto Bongioni il 3 luglio del 2020, falsa “perché recante l’indicazione, contraria al vero, che la richiesta e la relativa documentazione era stata rilasciata precedentemente”.

IL SISTEMA APUANO

Un sistema, quello apuano del controllo sui trasporti eccezionali, che tiene conto di tutto, anche della possibilità di verifiche. I tre dipendenti cercano di non dare nell’occhio e qualche autorizzazione in regola la rilasciano: richiesta formale, decorrenza dei termini, bollettini versati. Circa una volta su quattro. Le altre volte applicano il loro tariffario – sostiene la procura – poi incontrano gli autotrasportatori o i loro intermediari, fuori dall’ufficio, spesso in locali e bar e ritirano “la pagnotta”. I soldi li incassano loro. La Provincia e lo Stato – è la tesi accusatoria – non vedono un euro. E le strade diventano un colabrodo, piene di crepe e buche per il passaggio di mezzi con i carichi pesanti, i trasporti eccezionali, senza che ci siano mai i soldi per ripristinare gli asfalti, intervenire dove si sono aperte fratture. Per la giudice che firma l’ordinanza cautelare i tre dipendenti sono «spregiudicati» e privi del senso dello Stato e delle istituzioni: ritiene che per loro il rischio di reiterazione del reato o inquinamento prove sia reale. Anche perché le indagini sono ancora in corso, devono essere raccolti ulteriori elementi, disegnato il quadro nei dettagli. Ieri scattano le misure cautelari e gli uomini della finanza entrano negli uffici dei dipendenti provinciali.

I SEQUESTRI

In quegli uffici, tra lo sconcerto di tutti gli altri dipendenti, rimangono ore. Cercano materiale e ne sequestrano molto: cartaceo e digitale. Per ricostruire, ogni singolo episodio. Ogni dettaglio. Dal gennaio f 2019, quando l’inchiesta muove i primi passi, fino a ieri mattina quando scattano gli arresti e gli apuani scoprono che le strade sono ko e qualche soldo in più per aggiustarle avrebbe pure potuto esserci.

IL RETROSCENA

È il 16 dicembre del 2020 e Francesco Ambrosio, uno dei dipendenti della Provincia, finito in carcere, riceve una busta. Dentro non ci sono soldi. Ci sono buoni benzina, per un valore di 25 euro. E Ambrosio si lamenta con un collega perché - spiega - "con i buoni non me ce magno". Del resto la "regola" è che nelle buste che consegnano gli autotrasportatori o i loro intermediari ci sono soldi. Cifre pattuite in base al servizio reso: un’autorizzazione data in un battibaleno, la segnaletica apposta, il risparmio per non aver versato soldi nelle casse dello Stato e della Provincia.

Nel giugno del 2020 i tre dipendenti - ricostruisce la Procura - ricevono mille euro da Alberto Bongiorni, titolare di una ditta. Bongiorni paga - sempre stando alla tesi accusatoria - non solo perché i tre provinciali gli hanno fornito un’autorizzazione al trasporto eccezionale retrodata al 6 marzo dello stesso anno, ma hanno pure falsificato i bollettini che, apparentemente - spiegano gli inquirenti - sembrano regolarmente versati.Per ciascun viaggio fatto con il trasporto eccezionale le ditte risparmiano 350 euro di oneri statali non versati e 80 euro non pagati alla Provincia. Per quei soldi rimasti nelle loro tasche, le ditte versano 150 euro ai dipendenti o al dipendente che ha predisposto l’autorizzazione. Succede - emerge nelle ricostruzioni della Procura - il 28 febbraio del 2020 quando Ambrosio e Viscuso accettano 150 euro da Mauro Fioletti, titolare di una ditta di trasporti. Stessa identica cosa qualche mese dopo, il 10 luglio del 2020.

Per alcune autorizzazioni senza versamento degli oneri i dipendenti Viscuso e Ambrosio il Primo Maggio del 2020 ricevono 200 euro, il 20 agosto dello stesso anno e dallo stesso intermediario di euro ne ricevono 300. Poi ci sono le cifre più alte e i pagamenti "a rate": nell’estate del 2020. A fronte di oneri non versati pari a tremila euro, i funzionari hanno ricevuto 1.500 euro, consegnati in tranche. Una prima il 10 giugno, quindi una un mese esatto dopo ed una il 6 agosto. Singole "bustarelle" che sommate - è l’ipotesi accusatoria - raggiungono cifre consistenti che i dipendenti intascano e sottraggono allo Stato e alla Provincia che quei soldi avrebbe dovuto usarli per la manutenzione delle strade.

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