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Sono dieci i morti sul lavoro da gennaio a marzo in Toscana

Un dato che piazza la nostra regione più o meno a metà della classifica nazionale per gli incidenti sul lavoro

In Toscana, dieci persone hanno perso la vita sul luogo di lavoro negli ultimi tre mesi. Una vittima in più rispetto allo stesso periodo (gennaio-marzo) del 2020, nonostante – sottolinea la Cgil Toscana – le ore di lavoro (causa pandemia) siano state inferiori. Eppure i numeri fanno riflettere. Su quella che Massimo Braccini, segretario generale della Fiom Cgil Toscana, definisce una «scia di sangue». Un triste primato che piazza di diritto la Toscana più o meno a metà della classifica nazionale per gli incidenti sul lavoro.

Quel nono posto, ora, preoccupa. Perché i lavoratori continuano a morire. E a infortunarsi e ad ammalarsi. Lo dicono i dati: tra gennaio e marzo di quest’anno, sono state 9.827 le denunce di infortunio, 83 in più rispetto allo stesso periodo del 2020. La provincia con più denunce è quella di Firenze (2.752), quella con meno denunce, invece, è Massa (493). E, purtroppo, crescono anche le denunce di malattie professionali: sono state 2.046 (1.426 sono state presentate da uomini e 620 da donne) nei primi tre mesi dell’anno, 60 in più rispetto agli spesso periodo del 2020. In questo quadro, Lucca è la provincia con più denunce di malattie professionali (462), Prato quella con meno (52). Ma la morte di Luana D'Orazio, la giovane operaia che ieri ha perso la vita in un’orditura di Montemurlo, riaccende i riflettori sul tema della sicurezza sui luoghi di lavoro. «È una piaga – commenta Braccini – ci vogliono più controlli nelle aziende. Sono ancora troppo pochi e la sicurezza deve essere un investimento per le imprese. I lavoratori devono essere formati, addestrati. Non lasciati a se stessi. Il primo obbligo che un datore di lavoro ha è che i suoi dipendenti lavorino in un luogo sicuro. Per far sì che la sera, al termine della giornata, arrivino a casa. Sani e salvi, dalle loro famiglie. Molti, poi, non denunciano. Ed è davvero complicato avere il polso della situazione complessiva».

Ma di una cosa il segretario generale della Fiom Cgil Toscana è certo: così non si può più andare avanti. «Aspettando che in questa guerra, che può e deve essere evitata, ci siano ancora altri caduti», sottolinea. «Basta guardare tutto ciò che gira intorno alla sicurezza come un mero adempimento burocratico – conclude Braccini – mentre sulle scrivanie degli uffici delle imprese i fogli prendono la polvere. Guardiamo ai lavoratori costretti in condizioni a dir poco disastrose e con tutti i rischi che ne conseguono: la morte sul luogo di lavoro. E, quando va bene, gli infortuni». —



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