Contenuto riservato agli abbonati

Scandalo rifiuti, l’ex assessora Fratoni: «Io e Rossi dicemmo no ai conciatori su quell’emendamento»

Federica Fratoni

Parla Fratoni, guidava l’Ambiente negli anni dei fatti contestati dai pm. «L’inchiesta? Un cazzotto allo stomaco. Puntato tanto sul distretto» 

«L’inchiesta è stata un cazzotto nello stomaco. Sulla virtuosità del distretto conciario abbiamo scommesso moltissimo. Se chi è accusato dovesse risultare responsabile di una mala gestione comprometterebbe l’immagine di un intero comparto premiato con certificazioni europee. E sarebbe ingiusto». Federica Fratoni, oggi consigliera regionale del Pd, è stata assessora all’Ambiente negli anni in cui la Regione concedeva proroghe e deroghe che i pm credono abbiano consentito al Consorzio dell’Aquarno di smaltire illegalmente i rifiuti.

Fratoni, era assessora ma non è indagata. Anzi, nemmeno sfiorata dall’inchiesta. Eppure i pm sostengono che alla base degli illeciti ci fosse un sistema di favori gestito da un dirigente dell’Ambiente, Edo Bernini, e dall’ex capo di gabinetto Ledo Gori.


«Io rispondo del mio ruolo e la linea dell’assessorato e della giunta è sempre stata quella di allinearsi alla lettura data dagli uffici della norma nazionale, cioè restrittiva sui permessi. Questa partita nasce nel 2016, quando le competenze vengono trasferite dalle Province alla Regione. Bene, fino a lì la Provincia di Pisa aveva autorizzato i depuratori conciari con un’Autorizzazione unica ambientale, noi abbiamo chiesto subito una revisione e un’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), strumento molto più stringente».

L’Aia però è arrivata il 29 dicembre 2020, ci sono voluti quattro anni.

«C’è voluto tempo, ma abbiamo posto sempre prescrizioni più stringenti e il confronto è stato serrato, tanto che la parte di Ponte a Egola ci fece ricorso e lo perse. Ma alla fine la Regione ha raggiunto un accordo di programma sulla riconversione di quegli impianti. Grazie all’intesa i depuratori consortili saranno ammodernati e poi utilizzati per trattare reflui civili e industriali».

Per i pm l’accordo è una facciata.

«Non conosco le carte e mi riservo di approfondire. Ma questo è smentito dal fatto che abbiamo preteso l’Aia».

Nelle carte si parla di incontri fra conciatori, dirigenti dell’Ambiente e Gori per accordarsi sui permessi.

«Mai preso parte a quegli incontri. Solo a quelli ufficiali in presidenza sulla costruzione delle intese».

Qualcuno la informò dell’emendamento pro-concerie?

«Non ricordo se me ne ha mai parlato qualcuno. Di certo l’argomento è stato affrontato in tanti incontri con i rappresentanti dei conciatori e a loro io e Rossi abbiamo chiarito più volte che la giunta non avrebbe mai fatto alcuna modifica alla legge, e la linea è sempre stata quella di chiedere di sottoporsi all’Aia. L’istanza è precedente all’emendamento, e alla fine hanno dovuto farla».

Che pensa del metodo con cui è stato presentato?

«Non è un caso che sia oggetto di discussione una revisione al regolamento del consiglio per evitare che le modifiche di legge approdino in aula senza una verifica tecnica. Certo, i consiglieri hanno una struttura legislativa di supporto. Si poteva chiedere un parere. Non so perché non sia stato chiesto».

Giani ha chiesto di abrogarlo.

«Giusto. Meglio ripristinare il vecchio testo e superare il rischio di una bocciatura della Corta costituzionale. Se succedesse, si rimetterebbero in discussione tutti gli accordi di programma».

Il suo nome non compare mai nelle carte. Le decisioni le passavano sopra la testa?

«No, conoscevo bene la questione. La Regione ha fatto un lavoro importante. Certo mi inquieta l’idea che sui rifiuti alcuni rappresentanti di un distretto d’eccellenza abbiano potuto incrociare realtà opache e addirittura la malavita per risparmiare. Spero si faccia chiarezza». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA