Il Pd vuole scegliere il sostituto di Gori: l’obiettivo ora è “commissariare” Giani

Eugenio Giani, Simona Bonafè, Paolo Tedeschi e Paolo Becattini

Mercoledì resa dei conti fra gruppo dem e presidente dopo lo strappo sul 1° Maggio. Ma Eugenio ha già il suo fedelissimo

FIRENZE. Non sarà una resa dei conti, ma Eugenio Giani mercoledì dovrà sfoderare tutte le sue doti da incassatore per resistere all’assalto del gruppone regionale dei dem e a quello della numero 1 del Pd, Simona Bonafè. La lettera con cui i consiglieri del principale partito della coalizione hanno di fatto sconfessato il presidente sulle aperture di negozi e supermercati il 1° maggio, ormai è chiaro, è stata la goccia di un vaso esondato da tempo nei rapporti fra il capo della Regione e il partito. Nell’incontro, che probabilmente si terrà in sala Pegaso a Palazzo Strozzi Sacrati per poter osservare le norme anti-contagio, la segretaria regionale e gli eletti chiederanno al presidente «un cambio di passo» e «una sterzata nel metodo di governo». E perfino nomine concordate con il partito, a cominciare da quella chiave: il capo di gabinetto. I dem vorrebbero che affidasse la regia della presidenza appena lasciata da Ledo Gori, a cui Giani ha revocato l’incarico dopo l’iscrizione nel registro degli indagati nell’inchiesta sulle concerie, a un profilo tecnico-politico condiviso.

«Così non va. È doloroso doverlo dire, ma la gaffe sul Primo Maggio, con una decisione presa e poi smentita il giorno dopo, è stato l’ultimo degli infortuni. Arriviamo da mesi di passi falsi: la vaccinazione agli avvocati, i ritardi sugli over 80, i fragilissimi e infine anche gli imbarazzi sul caso concerie. Se va avanti così la slavina finirà per travolgere il paese in fondo alla valle, e in fondo alla valle c’è il Pd più forte d’Italia. Questo non è lo sfogo di uno, ma la percezione comune», confida uno dei big regionali. Il timore è che si stia incrinando un modello. Sulla sanità, ma in generale sugli standard amministrativi della Toscana.


Tanto che perfino i consiglieri ex renziani avrebbero fatto notare a Bonafè i commenti che da giorni campeggiano sotto i post del predecessore di Giani, Enrico Rossi. «Quanto mi manca presidente», scrivono in molti. La paura di un rimbalzo dei consensi del Pd alle amministrative ormai serpeggia perfino fra i rappresentanti delle aree-fortino.

«Su ogni partita diamo l’idea di essere sempre di rincorsa – dice un altro consigliere – Non possiamo rincorrere sempre, alla fine ci mancherà il fiato. I toscani, perfino quelli ostili a noi, non sono abituati a vedersi in fondo alle classifiche nazionali. E l’allarme ci arriva dai sindaci, da chi sta sul territorio». Per questo la richiesta che il Pd avanzerà a Giani sarà netta: e cioè la nomina di un capo di gabinetto concordato col partito, e la creazione di una «struttura» di supporto per affrontare le sfide più delicate delle prossime settimane: magari un tecnico per gestire la partita del Recovery, un tecnico che prenda in mano il lavoro e l’economia prima dello tsunami dei licenziamenti. C’è già chi storce il naso, così, all’idea che ai vertici di FidiToscana possa andare Paolo Bambagioni e all’Irpet Lorenzo Petretto, uomini di provata fede gianiana. E un potenziamento i dem se lo aspettano anche al dipartimento di sanità.

È il settore chiave per la gestione della pandemia eppure è quello più a corto di dirigenti fra gli apparati della macchina regionale. Giani ha da poco deciso di non riconfermare Mauro Maccari, che si occupava della rete territoriale delle Asl, ed è appena uscita anche Maria Teresa Mechi, spostata a Careggi per coprire il posto lasciato da Lucia Turco, nominata direttrice dell’Agenzia regionale di sanità, dove molti si aspettavano una promozione dell’epidemiologo Fabio Voller.

Ma non sarà facile convincere Giani. «Abbiamo capito che non è per niente malleabile come appare». Anche perché questa volta, raccontano nel suo entourage, non ha nessuna intenzione di farsi commissariare. «Eugenio terrà testa a Bonafè e ai consiglieri. Lui le aperture del Primo Maggio le aveva consentite per dare ai piccoli fornitori la possibilità di lavorare, di risollevarsi un po’. E poi in Piemonte il Tar ha bocciato un’ordinanza di chiusura. «Pure ammettendo che io abbia commesso un errore, loro l’hanno azzerato compiendone un altro. Non era mai successo che il gruppo regionale attaccasse a testa bassa il presidente. E non vengano a raccontare che Rossi era uno che dialogava. La verità è io devo amministrare, loro parlano di questioni ideologiche», si sarebbe sfogato Giani con i fedelissimi.

Che proprio dal suo cerchio di fedelissimi ha tutta l’intenzione di estrarre il nome per il ruolo di capo di gabinetto, quello di Paolo Becattini, oggi capo della segreteria. È lui il braccio destro designato dopo l’interim di Paolo Pantuliano, il direttore generale. Becattini, in fondo – fa notare chi ha parlato col presidente – sarebbe già gradito ai lottiani. Poi c’è Paolo Tedeschi, che potrebbe rivendicare la sinistra dem. Consigliere per l’economia di Rossi, vorrebbe riconfermarlo anche Giani, mettendolo alla guida della Direzione attrazione investimenti, per fargli seguire Recovery e fondi Ue. Ma non ha i titoli per diventare super dirigente. Serve la modifica allo Statuto, quella che introduce anche il nono assessore e i sottosegretari, tema di cui il Pd non vuol sentir parlare. Insomma, mercoledì si annuncia un sequel di uno scontro ormai in campo aperto. —



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