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Scuola Sant'Anna, lo studente espulso per stalking ora chiede i danni

Pisa: il Senato accademico lo riammette per ordine dei giudici, ma ribadisce: «Comportamenti da esclusione dai corsi»

Il Senato accademico della Scuola superiore Sant’Anna riammetterà lo studente espulso perché avrebbe molestato e aggredito (dentro l’istituto) la sua ex fidanzata. Ma allo studente questo non basta: chiederà i danni alla Scuola, perché lo ammette con ritardo, rispetto alla decisione del Consiglio di Stato.

I PARADOSSI


In questa storia, i paradossi non sembrano avere mai fine. Uno studente del Sant’Anna per mesi perseguita la sua ex fidanzata, studentessa della stessa scuola. Le invia whatsapp minatori, pieni di offese (“sei una troia”), la pedina, la prende a schiaffi nel convitto della scuola. Lei registra l’aggressione e con l’audio il 3 dicembre 2020 si presenta in questura a Pisa. Il questore emette un “ammonimento”, provvedimento specifico per presunti maltrattanti; la Scuola allontana il ragazzo il giorno stesso e il 17 dicembre il Senato accademico lo espelle. Ma il professor Daniele Granara impugna il provvedimento e ne chiede sospensione e revoca. Il Tar dice di no, in attesa di esprimersi nel merito. Allora il legale si appella al Consiglio di Stato, che accoglie il ricorso. Il ragazzo – ordina il Consiglio di Stato – deve essere riammesso, in attesa che il Tar si pronunci nel merito della vicenda. E deve essere riammesso – come anticipato da Il Tirreno – non perché non abbia commesso i fatti, né perché i fatti non siano gravi, ma perché la punizione è considerata «eccessiva, sproporzionata».

FATTI GRAVI, MA...

I fatti – ammette il Consiglio di Stato – appaiono di «significativa gravità»; eppure l’espulsione appare eccessiva. Perché? Ce lo spiega l’Avvocatura di Stato, nella memoria difensiva sia della Scuola Sant’Anna sia del ministero dell’Interno, visto che Granara impugna anche l’ammonimento del questore, giudicato illegittimo per la mancata notifica di “avvio del procedimento “ (dell’atto amministrativo) e per difetto di motivazione. Non basterebbero a giustificarlo i messaggi di offese, minacce, le testimonianze delle compagne di corso della ragazza sugli atti persecutori «perché sono amiche della studentessa». Così l’Avvocatura spiega che il Consiglio di Stato vieta di espellere lo studente perché ha un buon curriculum scolastico. Della serie: se uno è bravo a scuola, può anche permettersi pessimi comportamenti. O comunque di frequentare l’università fino a quando non si decide “nel merito” se è uno molestatore. Privilegiando i diritti dello studente rispetto a quelli della presunta vittima.

LUI VALE PIÙ DI LEI

Il ragazzo, per lo Stato, non può aspettare la decisione di merito del Tar (alcuni mesi) per laurearsi. Invece la ragazza può essere avvicinata senza limiti a lezione dal suo ex, mai colpito da misure cautelari. Lui potrebbe anche tornare a dormire nel convitto o a bussare alla camera della ex a “qualsiasi ora del giorno”. Insomma il benessere (psicologico e fisico) di lei vale meno del diritto allo studio di lui.

RIAMMESSO DAI GIUDICI

Quindi? Lei è terrorizzata e lui torna a scuola. Del resto il Senato accademico si deve adeguare a quanto deciso dal Consiglio di Stato. Infatti il 27 aprile – conferma la rettrice del Sant’Anna, Sabina Nuti all’Ansa – ha votato la riammissione dello studente. Ma nella stessa delibera – precisa la rettrice – «il Senato accademico all’unanimità ha confermato che i comportamenti dello studente hanno costituito una gravissima violazione del regolamento per la vita collegiale e del Codice etico della Scuola. Tali comportamenti, che hanno provocato un profondo disagio nell'allieva, hanno assunto una connotazione di ulteriore disvalore, allorché si consideri che sono stati perpetrati nell’ambito di un collegio a carattere residenziale, in seno a un’istituzione che si ispira ai principi di rispetto reciproco, anche a tutela della sicurezza fisica e morale delle allieve, degli allievi e della Scuola». Il Senato, dunque, riammette lo studente per ordine del Consiglio di Stato. Ma ribadisce che «tali comportamenti sono da sanzionare con l’espulsione prevista dal Regolamento della Scuola».

RICHIESTA DANNI

Eppure il ragazzo si ritiene la vittima della vicenda. Nel ricorso l’avvocato Granara lo spiega con chiarezza: l’allievo vuole un risarcimento dalla Scuola non tanto per l’espulsione decisa il 17 dicembre, quanto perché non è stato riammesso a febbraio, dopo la prima pronuncia del Consiglio di Stato. È stato riammesso dopo la seconda ordinanza emessa dal Consiglio di Stato a marzo per ordinare al Sant’Anna di ottemperare alla riammissione e vietare alla Scuola di adottare un nuovo provvedimento di espulsione in attesa del pronunciamento del Tar nel merito della vicenda. La Scuola potrebbe, però, potrebbe, nel frattempo, adottare diversa sanzione disciplinare.

NUOVA SANZIONE

L’avvocato Granara, però, mette le mani avanti. Nei suoi ricorsi, prevedendo una sospensione, come possibile misura disciplinare della scuola, dice che devono essere scomputati i giorni di assenza ai quali il ragazzo è stato obbligato: «due mesi e 20 giorni, in assenza di un valido provvedimento disciplinare». Inoltre accusa la Scuola di aver causato già allo studente gravi ripercussioni sullo stato di salute... con attacchi di panico, insonnia certificati da una psichiatra». Stato di salute – precisa Granara – «già compromesso dalla travagliata relazione». Perché il legale definisce così lo stalking (presunto): non atti persecutori verso la studentessa, ma «travagliata relazione fra ventenni». —

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