Scuola Sant'Anna, sentenza choc del Consiglio di Stato: riammesso lo studente espulso per stalking

La scuola Sant'Anna

Minacce, ricatti e botte all’ex fidanzata: ma per i magistrati ha un buon curriculum scolastico e così può finire gli studi

I fatti «appaiono di significativa gravità» scrive il Consiglio di Stato. I “fatti” sono uno studente della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – eccellenza internazionale della formazione – che per mesi avrebbe molestato la ex. E una sera l’avrebbe pure presa a schiaffi all’interno della scuola. Perciò viene espulso. Poche righe dopo, però, nella stessa ordinanza, gli stessi cinque magistrati (uomini) scrivono anche, che la Scuola deve riammettere lo studente. Che l’espulsione per lo stalker (presunto) appare «eccessivamente penalizzante». Non perché i fatti non siano accaduti, ma perché il ragazzo è quasi in fondo al corso di studi, si sta per diplomare, ha un buon curriculum scolastico e quindi, mica gli si può rovinare la vita.

Eccola qui l’ultima storia di violenza che si aggiunge a violenza. E a violenza: nelle ordinanze si citano i nomi dei protagonisti, compreso quello della ragazza molestata. Certo i giudici avvertono che – in base alle leggi nazionali e comunitarie (mai sentito parlare di codice della privacy e di tutela delle vittime di violenza?) i nomi devono essere oscurati. Ma l’indicazione è ignorata. Come i pericoli ai quali può andare incontro la studentessa, compagna di corso dell’ex fidanzato, che fra pochi giorni si troverà di nuovo faccia a faccia con il molestatore.


RITORNO A SCUOLA

Il Consiglio di Stato, infatti, con l’ordinanza dell’11 febbraio 2021 e poi con quella del 19 marzo impone alla Scuola Sant’Anna di cancellare l’espulsione del ragazzo, di riammetterlo entro 15 giorni a scuola e di non adottare un nuovo provvedimento di espulsione. Almeno non fino a quando nel merito di questa vicenda – che l’avvocato dello studente derubrica a “un rapporto sentimentale travagliato fra ragazzi” – si sia pronunciato il Tar. L’ordinanza del Consiglio di Stato, infatti, è per così dire “interlocutoria”. Non si esprime sulla sostanza dei fatti (del presunto stalking), di cui pure riconosce la gravità. Ma con giudizio che appare alquanto contraddittorio – parla di «significativa gravità» – impone alla Scuola di riammettere il ragazzo aggressivo, costringendo la ex fidanzata a rivederlo tutti i giorni. A incrociarlo nei corridoi. Anche a incontrarlo nel convitto.

A LEZIONE, NEL CONVITTO

Se questo non accadrà è solo perché lui, il quasi diplomato, avrebbe annunciato che al momento riprenderà a frequentare le lezioni, ma non tornerà a dormire nel convitto (anche se potrebbe). Non ha, infatti, misure restrittive né cautelari che lo tengano lontano dalla ex che nei messaggi inviati via whatsapp definisce, di solito, “troia”. Appellativo comune nei “rapporti sentimentali travagliati fra studenti”. Oltre che nelle sentenze di condanna per stalking. L’unico provvedimento che, finora ha raggiunto lo studente, è un ammonimento del questore di Pisa: strumento di prevenzione della violenza sulle donne. Ma che, oltre a essere stato ignorato – come osserva l’Avvocatura di Stato, in difesa del ministero dell’Interno e della Scuola Sant’Anna di Pisa – non ha tenuto lo studente lontano dalla fidanzata. Nè dalla casa dei sui genitori, una volta interrotta la relazione. E iniziati gli atti persecutori, stando alla denuncia presentata alla questura di Pisa.

L’AGGRESSIONE

La denuncia risale al 3 dicembre 2020 e si riferisce all’aggressione subita all’interno della scuola. Lo studente viene subito allontanato. Il 17 dicembre, il Senato accademico, poi, ne decide l’espulsione. Ma neppure questo lo ferma. L’avvocato dello Stato, nella memoria difensiva del Sant’Anna, parla di una «vicenda di una gravità assoluta, di rara e anomala intensità, fatta di comportamenti vessatori ripetuti per mesi, offese gravissime e reiterate, minacce e ricatti (anche di revenge porn, diffusione di immagini intime senza l’autorizzazione dell’interessata, ndr) pedinamenti e controlli ossessivi dentro il collegio e fuori».

LA FINTA LEUCEMIA

Non solo. L’avvocato dello Stato riferisce di «menzogne manipolatorie: per evitare che lei lo lasciasse lo studente si è inventato di sana pianta di essere malato di leucemia, sapendo che la madre di lei l’anno prima era morta di tumore».

A questo proposito indicativo è un messaggio inviato dal ragazzo alla ex a maggio 2020: «Ho la leucemia. Sono arrivati i risultati... Leucemia cronica, mieloide. Promettimi che non lo dirai a nessuno... Sono iroso perché potrei morire da qui a due mesi del cazzo...». Ovviamente il ragazzo non è malato. È un tentativo (tipico dei maltrattanti, ndr) per recuperare i rapporti con le compagne. Infatti – prosegue l’avvocato dello Stato – proseguono le «molestie telefoniche assillanti (i messaggi, agli atti, sono inquietanti e riprovevoli) e infine (è l’episodio che ha convinto la vittima a chiedere l’ammonimento alla questura) un’aggressione fisica con percosse all’interno della stanza di lei nel collegio, nella quale lo studente era solito presentarsi alle ore più disparate per controllare, minacciare e aggredire verbalmente la ex ragazza».

L’ESPULSIONE

Tutto questo porta la Scuola Sant’Anna a decretare l’espulsione dello studente. In base, fra l’altro, al proprio Regolamento per la vita collegiale del 2013. Due articoli, nello specifico vietano «tutti i comportamenti che possano recare molestia fisica, o morale, ledere o mettere in pericolo, anche indirettamente l’incolumità fisica propria e altrui». Il regolamento definisce proibite «condotte discriminatorie, vessatorie, atti di violenza morale e di persecuzione psicologica che possano compromettere l’altrui salute e la capacità di svolgere le normali attività di studio». Per l’avvocato del ragazzo queste condotte non sono quelle contestabili al suo assistito. Tanto più che il ragazzo era stato allontanato dalla scuola già il 3 dicembre, dopo lo schiaffo (e prima dell’espulsione) e quindi non avrebbe potuto “reiterarle”. Ma l’allontanamento dalla scuola – riflette l’Avvocatura di Stato – non ha fatto cessare la persecuzione. Tanto che il ragazzo si è presentato perfino a casa della ex, nonostante nessuno gli avesse mai fornito l’indirizzo. Quindi? L’Avvocatura propende per la conferma dell’espulsione.

NON CONTA LA BRAVURA

E contesta,la posizione assunta dal Consiglio di Stato: «Non rileva il fatto che lo studente sia meritevole e capace: si vuol forse dire che, se uno è bravo, la Scuola può chiudere un occhio o adottare un trattamento più mite davanti a fatti sconcertanti e intollerabili a come sarebbe stato affrontato il medesimo caso se coinvolgesse un alunno meno brillante? È evidentemente assurdo: il rendimento è un elemento del tutto ininfluente». Chiederlo alla vittima quando se lo troverà davanti. Senza protezione. Grazie allo Stato che ha difeso lui, ma non ha valutato i rischi che corre lei. —

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