Gli imprenditori edili toscani: "Un territorio rinasce se bello e raggiungibile. Ecco cosa serve per ripartire"

Giovanni Nigro, Matteo Venturi, Roberto Frassinelli e Stefano Tanzilli

Piazze, strade veloci, strutture di qualità: «Se l’edilizia riparte, tutto le va dietro». Gli interventi degli addetti ai lavori della nostra regione

«Quando potremo avere l’autorizzazione?». Imbarazzo. Risposta: «Oggi è venerdì, martedì mattina per voi può andar bene? ». L’ingegnere Stefano Tanzilli direttore tecnico della “Berrighi costruzioni” (il titolare è fra gli azionisti del Gruppo Sae, editore di questo giornale), giura che si tratta di una storia vera. Non un sentito dire ma una conversazione che ha ascoltato con le sue orecchie. Poco più di un weekend per autorizzare un progetto di ampliamento della linea produttiva con tanto di scuse per quel sabato e quella domenica che provocavano ritardo rispetto alla prassi.

Nessuno è pronto a crederci. Ma quel dialogo non è stato sentito qui. Siamo in Carinzia, nel regno più recente della delocalizzazione in risposta alla nostra burocrazia-lumaca del nostro Paese. Lì gli impiegati dei Comuni vanno direttamente negli stabilimenti per ritirare progetti e ascoltare istanze degli imprenditori.


Nessuno si immagina che l’Italia possa arrivare ai tempi-Ferrari della regione austriaca ma migliorare si può. Anzi si deve. «Perché non si può continuare a isolare cinquantamila persone per un anno senza ricostruire un ponte crollato», lo dice a conclusione di una lunga conversazione sulle difficoltà del settore un altro imprenditore dell’edilizia. È Matteo Venturi, titolare di una società di impianti tecnologici, vice presidente di Confindustria di Massa Carrara. Il riferimento è al ponte di Albiano Magra.

In Italia c’è stato il ponte di Genova ma le strade interrotte non finiscono tutte al ponte Morandi. E anche quelle che non sono franate avrebbero bisogno di un bel po’ di manutenzione (come punto di partenza). È sì vero, che il settore delle costruzioni è tornato ai livelli pre Covid con i livelli di crescita del +7% (febbraio 2021-febbraio 2020, fonte Cresme) e che in Italia i cantieri certificati da Enea sono a oggi 10. 055 ma non tutti i territori ne avrebbero ancora beneficiato. La politica dei bonus per una parte degli imprenditori della costa toscana – e non solo – non è ancora decollata e comunque il cerchio sull’edilizia dovrebbe chiudersi comprendendo anche la parte dei cantieri pubblici e industriali per attivare il volano dell’economia.

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«I bonus sono appena partiti – commenta Matteo Venturi – e non è ancora partita l’onda che porterà i benefici: attualmente la misura è temporanea mentre dovrebbe diventare strutturale per ammodernare il paese. Un dato incontrovertibile: la vendita del cemento è diminuita del 50% rispetto a dieci anni fa. Subiamo una crisi del settore che va avanti dal 2010 e da allora i volumi stanno scendendo. Da novembre dell’anno scorso le opportunità stanno crescendo in modo sostenuto ma, se i presupposti per una crescita ci sono, è evidente che potrebbe essere a macchia di leopardo».

La difficoltà a oggi è ancora la gestione della manodopera: le aziende per assumere hanno bisogno di programmare.

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A livello nazionale il settore pubblico ha fatto partire qualche gara. Roberto Frassinelli della Frassinelli srl cita i bandi di Anas per “15-20 milioni”. “È un segnale positivo e anche se si tratta di appalti grossi, consorziandoci, siamo riusciti a partecipare anche noi più piccoli. Dall’altra parte però i Comuni hanno pochi soldi da spendere, non si vede un grande sviluppo dei territori. La diminuzione delle costruzioni e quindi degli introiti per gli onere di urbanizzazione ha limitato i piccoli interventi di manutenzione e la sistemazione idrogeologica delle nostre colline”.

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Sulla manutenzione si inserisce lo scenario che disegna Tanzilli. «La nostra costa è maltrattata, anche dagli stessi operatori. Dovremmo averne più cura per far venire la voglia di frequentarla anche in inverno. Abbiamo un clima bellissimo e dovremmo pulire le spiagge e offrire servizi per 12 mesi all’anno. Qual è il segreto di Forte dei Marmi? Il decoro, la pulizia, i locali, i negozi. Il piacere di trascorrerci il weekend in ogni periodo dell’anno».

Per l’ingegnere della Berrighi questa è la chiave di tutto. «Se riesco ad attrarre persone tutto l’anno servono alberghi, negozi, strutture, case più ospitali. Se non creiamo domanda, non possiamo dare offerta. È così che un territorio rinasce, offrendo qualità per la gran parte dell’anno. E non parliamo di come ci si arriva: in treno Firenze-San Vincenzo è un incubo».

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È Marco Vanni della Vanni Pierino a parlare di piano Marshall. «L’economia del nostro Paese e anche delle nostre zone – dice – può avere un boom solo se facciamo come accadde nel Dopoguerra. Lo Stato deve muoversi, promuovere grandi investimenti per tutto il territorio. Si devono fare o sistemare piazze, strade, ponti. Così aziende come la mia possono avere certezze e assumere».

La logica di Vanni è tanti investimenti, piccoli e grandi. Quelli grandi dove servono: per dare servizi e una viabilità che permetta di raggiungere agevolmente la costa.

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La colonna vertebrale del sistema Italia sono le piccole e medie imprese. Anche nell’edilizia che ha un altro problema che si aggiunge alla lentezza della burocrazia, ai pochi investimenti pubblici, a costruzioni private che necessitano di ristrutturazione e a città, ferme al Dopoguerra, e che aspettano di essere ridisegnate. È quello del riciclaggio del materiale. “Si parla di economia circolare ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mondo”, corregge l’adagio l’imprenditore livornese Giuseppe Abate che chiede “regole più certe e uguali per tutti e in tutte le province”. Mette il dito in una piaga, quella dei codici assegnati alle aziende di smaltimento, diversi anche tra Pisa e Livorno. “Sa che solo il 20% della materia prima seconda, frutto del riciclo, viene riutilizzata?», sottolinea Alessandro Frassi anche lui dell’impresa edile Abate.

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Se sulla costa gli imprenditori sono in attesa di soluzioni e di una “rivoluzione” del settore che porti alla crescita delle loro aziende e dei territori nell’entroterra la situazione sembra già decollata almeno per la Giovanni Nigro della Nigro Costruzioni. Pratese nota alle cronache perché realizzerà il centro della Fiorentina a Ripoli. «Il mercato è vivace sia tra Pistoia e Firenze sia in Versilia», commenta. «Sia la parte industriale sia commerciale sta facendo investimenti e ora è ripartita anche la parte legata alle case. Non credo per gli ecobonus – io non ho ancora fatto un 110% – quanto per il fatto che la pandemia ha fatto riscoprire il valore della casa, della qualità della vita dentro le mura domestiche facendo apprezzare alcuni comfort. Il problema rimangono le risposte degli uffici pubblici: oltre alla burocrazia e alle leggi i Comuni e gli enti che rilasciano le autorizzazioni hanno carenza di personale e in pochi stanno facendo quello che prima facevano in molti di più».

Torna quindi la Toscana a due velocità. Perché? Nigro che guarda alla Costa con sufficiente distacco non ha dubbi.

«Il problema della costa sta tutto nella difficoltà a raggiungerla», commenta. «Lo sviluppo dell’industria, del commercio e della logistica e di conseguenza dell’edilizia civile è collegato al centro della Toscana perché è da qui che passano le Autostrade A1 e A11. Senza strade non c’è crescita neppure per l’edilizia. E da qui il settore deve ripartire». —

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