25 aprile: il compleanno della libertà

Foto di Pino Bertelli

Buona domenica: l'editoriale. Libertà e democrazia sono beni preziosi da non lasciare in mano a chi pensa che sia per sempre o che sia dovuto

Buon compleanno, Libertà! Sono 76 anni e in questo giorno di festa bisogna opporre subito un bel No. No alla malafede di chi ama i vinti del 25 aprile 1945, perché quel giorno morì l’oppressione, la dittatura, l’essere sudditi dell’uomo solo al comando che portò l’Italia alla miseria, alla fame e alla morte di milioni di cittadini. E uscì di scena quella figura pessima che impersonava la dittatura, il reggicoda di un altro despota peggiore di lui, quello con i baffetti e la passione per i forni crematori.

Oggi bisogna dire No anche ai poveri di spirito di ogni età che continuano a ripetere: «Il fascismo in fondo aveva fatto anche cose buone». A quei figli dell’ignoranza e della malafede che continuano a dire che quando c’era lui i treni arrivavano in orario, che lui aveva inventato le pensioni. Bufale ripetute come verità, nient’altro che disinformatija. Le “cose buone” non esistono. Esiste la vergogna delle leggi razziali, quelle che portarono donne e uomini a diventare cenere o a trasportare per sempre ricordi devastanti. Esistono le corbellerie delle guerre di conquista nelle colonie che si tramutarono nell’orrore di saccheggi e violenze e sconfitte cocenti. E bisognerà spiegare a questi nostalgici che credono alle favole, che la riforma pensionistica è del 1895, quando al governo c’era Francesco Crispi. In tema di lavoro e pensioni il regime altro non fece che abolire il diritto di sciopero e le rappresentanze sindacali non legate al Partito nazionale fascista. Per lavorare bisognava essere fascisti altrimenti si faceva la fame. E andrà anche detto che le paludi bonificate sono storie maturate in epoche precedenti. E andrà smontato anche quel demenziale «si stava meglio quando si stava peggio» a proposito delle condizioni economiche. Il fascismo fu un gigantesco Robin Hood al contrario. I ricchi, quasi tutti fascisti, diventarono ricchissimi e i poveri poverissimi. Il potere fu costruito soprattutto sul terrore, gli avversari politici uccisi o incarcerati. Il deputato socialista Giacomo Matteotti, che alla Camera osò denunciare i brogli elettorali e il clima di violenza e sopraffazione nel Paese, nonché l’alto livello di corruzione intorno al governo, fu rapito e ucciso per ordine di quello che si faceva chiamare duce.


Ecco, questo e molto altro di peggio, fu il fascismo. L’orrore fatto potere e repressione che ufficialmente fu ucciso 76 anni fa. Sì, il 25 aprile è festa di Liberazione e compleanno della nostra democrazia. Da 76 anni siamo donne e uomini liberi grazie a tutti quelli che combatterono dalla parte giusta, gli eserciti alleati e i partigiani. La Resistenza fu un fenomeno di fronte comune, unì persone di idee e propositi diversi: comunisti, socialisti, azionisti, cattolici, repubblicani, liberali, militari, carabinieri, preti. Fu un movimento che mise insieme le energie di tanti avversari del “dopo”. E che in quel “dopo” seppero rimettere in piedi i cocci di un Paese distrutto. Tutti insieme prima di tornare a battersi nelle urne elettorali e non con fucili, spranghe e moschetti.

Fu un’epoca, quella della Resistenza, in cui si capì che c’era il bianco e c’era il nero. Il nero era l’orrore, il bianco era lottare contro quell’orrore. Poi, certo, specie nel “dopo” ci sono state sfumature. Ma oggi si può dire che solo grazie a quel bianco siamo donne e uomini liberi. Chi dice «non sono fascista ma...» sta dalla parte del nero, perché di fatto rimpiange quell’ideologia che oggi impedirebbe a me e a chiunque altro di scrivere queste cose. Quell’epoca insegnò ai nostri nonni che libertà è partecipazione, non è delegare, non è arrampicarsi sopra l’albero del menefreghismo, non è stare a guardare, non è pensare che possa farlo qualcuno per noi. E i fatti degli ultimi tempi ci insegnano, purtroppo, che non sempre quelle lotte sono state onorate. Anche alcuni fra gli ultimi accadimenti, in primis i tentativi di avere pieni poteri, sono da respingere. Non sono cose solo di destra, come quelle legate agli show di una spiaggia romagnola di un paio di estati fa ma anche quelle di un sedicente uomo di sinistra fra Napoli e Salerno con le sue recite da avanspettacolo. O, a ogni latitudine, quando il potere politico abdica a favore di quello economico o quando il balconismo si sostituisce al dialogo. Anche queste non sono sfumature. La parte giusta è quella della legalità, del primato degli interessi collettivi a danno di quelli particolari.

Oggi, nel brindare al compleanno della Libertà (sì, con la L maiuscola), dovremmo pensarci bene. Libertà e democrazia sono beni preziosi da non lasciare in mano a chi pensa che sia per sempre o che sia dovuto. Ricordiamocelo quando rivolgeremo un pensiero a chi ci ha regalato tutto ciò. Pensiamoci e speriamo che sia patrimonio anche di chi ha fra le mani questo bene prezioso alla guida delle Istituzioni. Perché la Libertà è come un grande amore, nessuno ne è proprietario, anche se chiamato a governare grazie al consenso elettorale. Ogni giorno la Libertà è una riconquista. In troppi se ne sono dimenticati. —

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