Scandalo concerie, il "patto" per inquinare: i terreni al Ddt e come (e quanto) venivano pagati i responsabili dei cantieri

Dalla maxi inchiesta nuove intercettazioni su come veniva gestito lo smaltimento illecito dei rifiuti: «Ho un riempimento da fare, mi impegno a ritirare le terre con il Ddt». I cantieri sotto accusa si trovano in Versilia, in provincia di Pisa e nell'Empolese

«Mi impegno io a ritirarti i terreni con il Ddt». È gennaio 2019. Michele Donati segue un cantiere fra Pietrasanta e Viareggio. A Massarosa, in via Duccini, vicino al lago di Massaciuccoli. Sì quello di Giacomo Puccini. Ha fretta di effettuare il “riempimento” del terreno: così può iniziare a costruire i capannoni industriali. Ha bisogno di terra. E non va troppo per il sottile. La chiede a Francesco Lerose, un imprenditore calabrese che, secondo la Direzione distrettuale anti-mafia di Firenze, è vicino alla ’ndrangheta. L’affare – lo scambio di terra – conviene a entrambi. Lerose ha terra che “scotta” . Materiale di cui liberarsi in fretta. Al punto che invece di venderlo a Donati, si offre perfino di pagare l’imprenditore per ritirarlo: gli darà cinque euro a tonnellata, più i costi di conferimento. Così si sbarazzerà delle ceneri di fango delle concerie di Santa Croce, uscite dall’impianto Ecoespanso. L’Arpat di Pisa ha detto (e ripetuto) che contengono veleni: cromo, arsenico e altri metalli pesanti. Perciò devono finire in discarica. Soprattutto perché non verrebbero trattati in modo da essere trasformati in rifiuti inerti, innocui.

LE CENERI INQUINATE SPARSE IN MEZZA TOSCANA


Invece questo non accade. Le ceneri di conceria, ancora inquinate, non vanno in discarica. Finiscono nei cantieri di mezza Toscana: in Versilia, a Massarosa in un terreno edificabile; diventano la massicciata di un tratto della strada regionale 429 nell’Empolese; finiscono in un tratto della provinciale 26 nella zona di Castelfalfi. Vengono usati anche da una società di Ferrara che sta effettuando scavi a Crespina e Lorenzana (nel Pisano) per mettere i tubi del metano e dell’acquedotto. A Pontedera, l’inquinamento dell’area del cantiere Green Park è talmente elevato – denuncia la Procura di Firenze – che prima di cominciare a costruire è stata necessaria la bonifica della zona. Ecco perché è in corso un’inchiesta della Direzione distrettuale anti-mafia di Firenze su sistema di gestione e smaltimento illecito dei rifiuti che si baserebbe su un presunto accordo fra Consorzio Aquarno di Santa Croce (che gestisce gli impianti di trattamento dei rifiuti di conceria), l’Associazione delle concerie di Santa Croce, politici e funzionari regionali che avrebbero aiutato ad aggirare le norme sul corretto smaltimento e le ditte utilizzare per smaltire.

LE DIFFIDE IGNORATE

La situazione sullo smaltimento “irregolare” – secondo la procura di Firenze – diventa evidente proprio all’inizio del 2019. Arpat contesta alla società Lerose (che dal 2012 riceve il Keu, le ceneri di conceria) la qualità dei materiali prodotti con i rifiuti ricevuti da Ecospanso. Dal 2010 l’impresa ha un’autorizzazione della Provincia a produrre una “miscela” trattandolo con materiale cementizio, in modo da renderlo “innocuo”: da non far rilasciare nessuna sostanza inquinante. Invece, più volte Arpat e carabinieri del nucleo ecologico hanno contestato a Francesco Lerose di limitarsi a mischiare le ceneri di conceria con laterizi triturati. Senza renderli innocui per l’ambiente. Non a caso, il 30 gennaio 2019 la Regione sollecita all’Arpat una nuova verifica .

TERRENI AL DDT

Lerose si sente alle strette. E, infatti, nel frattempo ha iniziato a organizzarsi. Il 10 gennaio, infatti, arriva una possibile soluzione. Donati contatta Lerose per il cantiere di Massarosa: «Ho un riempimento da fare, mi impegno a ritirare le terre con il Ddt» (una metafora per dire le terre inquinate, ndr). Donati aggiunge anche a Lerose: «Se nei prossimi mesi hai bisogno di svuotarti, la direzione lavori del cantiere mi ha detto che lì puoi portare un po’ di inerti, ma va pagato... puoi portare anche materiale riciclato... la direzione lavori vuole cinque euro». Inizia la contrattazione per lo spostamento del materiale che è stato accumulato in quantità eccessiva nel piazzale di Pontedera di Lerose. Vista la distanza fra Pontedera e Massarosa, Lerose chiede a Donati se può portare «lo stesso materiale» anche in un altro cantiere di Ecogest (il cantiere Da Gabro). Ma Donati sconsiglia questa operazione: «Lì (in quel cantiere, ndr) ci sono più fisime... la cosa è rognosa... tra un po’ il materiale viene campionato a ogni viaggio».

TROVIAMOCHI SI PRENDA QUEL MATERIALE

Allora l’accordo per i terreni di riempimento si chiude solo per Massarosa: metà camion li mette Lerose, metà li mette Ecogest. Lerose paga 600 euro ogni quattro viaggi di terra consegnata (indipendentemente da chi mette i camion): sono, appunto, cinque euro a tonnellata più spese di conferimento. Un po’ caro, ammette con la moglie l’imprenditore calabrese. Ma il 18 gennaio 2019 lo stesso Lerose dice ancora alla moglie che «si trova bene con il Donati e che è furbo». Pure una delle dipendenti della ditta di Lerose, intercettata, conferma che «l’importante è trovare qualcuno che prendesse il materiale in questione».

I CAMION SEGUITI

Il materiale, infatti, risulta inquinato. E non c’è dubbio che il “terreno al Ddt” sia quello che è partito dall’impianto di Lerose e diretto al cantiere di Massarosa. Infatti i camion vengono seguiti dai carabinieri. Nel tragitto fra Pontedera e Massarosa, le conversazioni fra tutti gli interessati – Lerose, autisti, responsabili del cantiere – vengono intercettate. Alla fine,una mattina, i carichi vengono bloccati da Arpat e vigili urbani di Massarosa. Quando il materiale è analizzato – i campioni sono prelevati da due cumuli scaricati nel cantiere Ecogest – si trovano livelli fuorilegge di cromo, rame, zinco, cromo esavalente, solfati, cloruri. La conclusione di Arpat è che si tratta di «un rifiuto di cui è escluso l’impiego come materiale edilizio di riempimento di rilevati o di sottofondi». Nel frattempo – dal 10 gennaio al 27 febbraio 2018 – sono già stati effettuati 165 viaggi e scaricati 3300 metri cubi. Di roba che un cantiere a Castelfalfi a marzo 2019 a un certo punto aveva bloccato perché «era nera».

SE CI CONTROLLA IL COMUNE CI FA UN CULO COSÌ

Invece – ricostruisce la Procura roba analoga era stata portata a Lorenzana e Crespina alla ditta Cantieri srl di Portomaggiore (Ferrara): l’impresa aveva bisogno di “misto cementato” per gli scavi che stava effettuando per la posa di condutture di metano e della rete dell’acquedotto. Si parla di un appalto pubblico.

Il prezzo concordato fra la ditta appaltatrice e l’impresa Lerose – sostiene la Procura – era di 5 euro a tonnellata (stavolta avrebbe pagato la Cantieri srl il materiale). Ma Francesco Amaru, responsabile della Cantieri srl, in una conversazione (intercettata) con Francesco Lerose contesta il terreno che gli viene consegnato: «Nel carico che avete portato questa volta di cemento non c’è neppure l’odore». Secca la risposta di Lerose: «Il geometra lo sapeva. Lo state prendendo da un mese».

Ma la situazione non cambia. Tanto che il 12 settembre 2018, Amaru contesta di nuovo: «Il camion di ieri era proprio fango. Se venisse il tecnico comunale e vedesse quel materiale mi farebbe un culo come una casa... questa è terra, non c’è neanche un po’ di breccia». Il cantiere, però, non sarebbe stato chiuso. —



© RIPRODUZIONE RISERVATA