Abortisce feto di cinque mesi, indagine dei carabinieri

La donna è arrivata in ospedale a Pontedera con un fagottino in mano in stato confusionale. Ha usato una bomba di farmaci: «Non volevo far scoprire la gravidanza»

PONTEDERA. Per due giorni lo ha tenuto nascosto nella casa che condivide con i familiari. Poi, ieri mattina, si è presentata al reparto di ginecologia dell’ospedale Lotti di Pontedera: tra le mani un feto di venti settimane. «L’ho espulso lunedì – avrebbe raccontato al personale ospedaliero –, ma non volevo far scoprire la gravidanza e sono venuta solo oggi».

Lei è una donna di 30-40 anni, che vive e abita in Valdera, in un contesto sociale molto complesso e delicato. Prima di recarsi al Lotti, avrebbe telefonato al consultorio di Pontedera spiegando la sua situazione. Gli operatori l’hanno invitata a presentarsi subito in ospedale, dove sono stati chiamati anche i carabinieri.


La donna, ascoltata dalle forze dell’ordine, ha riferito di assumere – da tempo – un farmaco contro la gastrite. In dosi massicce – ha spiegato la ginecologa ai militari – il prodotto può causare l’aborto. Non è la prima volta che la donna interrompe una gravidanza. Era già successo lo scorso anno con un feto di 12 settimane. Informato il magistrato di turno, Sisto Restuccia, i carabinieri hanno acquisito tutti gli atti riferiti alla vicenda nella quale al momento non ci sono indagati, né profili di reato da contestare. L’ipotesi di un aborto spontaneo è la base di partenza degli accertamenti. Il feto rimane a disposizione dell’ospedale dove la donna tornerà per una visita di controllo dopo quella di ieri mattina conclusa con il ritorno a casa. Resta l’immagine fortissima di una mamma che tiene in braccio un corpicino senza vita, tenuto nascosto per due giorni in casa. Quando la donna è arrivata con quel fagottino il personale ospedaliero è rimasto scosso da una storia di profonda marginalità. Era in stato confusionale e anche ai carabinieri che l’hanno sentita è apparsa lontana da un equilibrio personale.

«Non sapevo di essere incinta» ha riferito agli investigatori. Un aspetto su cui saranno svolti accertamenti: i carabinieri cercheranno di capire come la donna sia riuscita a nascondere la gravidanza. Ed effettueranno accertamenti anche sulla fragilità di questa persona, cercando anche di capire se oltre a lei pure la famiglia possa aver bisogno di aiuto. Inoltre, si cercherà di comprendere se esistano disagi nascosti e dinamiche che la donna sta cercando di occultare. Il punto di partenza, sarà la cartella clinica che sarà consegnata al magistrato che si occupa del caso.

Dall’ospedale non commentano l’episodio sul quale viene alzato un velo di silenzio, mantenuto da medici e infermieri. Nei prossimi giorni la donna verrà ascoltata di nuovo dalle forze dell’ordine. Senza puntarle contro un indice accusatorio, ma per capire un disagio che per la seconda volta l’ha portata a un aborto in meno di un anno. Che al momento, appare, spontaneo. —

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