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Toscana verso la zona gialla. Giani: non farò chiusure locali. Ma l’Ars avverte: incauto riaprire ora

La decisione confortata da Rt e ricoveri in calo. Resta l’incognita a Prato. Voller (epidemiologo e coordinatore dell’Agenzia regionale di sanità): «Incauto riaprire ora, dovremo richiudere a luglio»

FIRENZE. Nulla di ufficiale, Eugenio Giani non si sbilancia, ma anche da Roma nelle ultime ore sono arrivate conferme informali: la Toscana vede giallo. A sancire la riapertura a partire da lunedì sarebbero proprio i dati degli ultimi giorni.

Non spaventa il rialzo di ieri, con i contagi giornalieri tornati vicino a mille (936). L’andamento della curva rassicura, tanto da far dire al presidente che «sì, dal 26 aprile dovremmo essere in zona gialla». In fondo, da tre settimane la curva dei contagi è in discesa e negli ultimi giorni la riduzione è perfino più visibile.

L’Rt non fa più paura

Tanto che l’indice di contagiosità Rt, la velocità di propagazione del virus è compreso fra 0,82 e 0,86, inferiore a quello della settimana scorsa, dunque sotto l’1, la soglia dello scenario arancione. Non solo. È in calo anche l’indicatore che ha complicato la vita alla Toscana e a province e comuni nelle ultime settimane: l’incidenza è scesa a 187 casi settimanali su 100mila abitanti e per superare la soglia dei 250 la regione, in un solo giorno, oggi, dovrebbe registrare più di 3.600 nuovi positivi. Un balzo che gli epidemiologi reputano impossibile. È vero, resta alta la pressione sulle terapie intensive sebbene diminuiscano i ricoveri totali (1.808), ma anche nelle rianimazioni si «comincia a intravedere la tendenza ad un alleggerimento. Del resto – sottolinea il presidente – la curva lì è l’ultima a scendere, insieme a quella delle vittime purtroppo».

Le zone a rischio

Le aree critiche sono ancora sopra la soglia di rischio, al 41%, ma c’è un lieve alleggerimento (ieri 12 ricoveri in meno, il totale è a 257), un segnale che domani mattina si crede possa convincere gli esperti del Comitato tecnico scientifico a confermare la Toscana nella fascia a rischio moderato e non alto. Una classificazione che, coniugata con Rt e incidenza, dovrebbe appunto consentirle di passare in gialla.

Niente chiusure locali

Ma proprio i numeri dell’epidemia stanno facendo maturare in Giani l’idea di non varare misure circoscritte alle aree in cui il virus continua comunque a correre. Niente zone rosse locali o arancioni rafforzate. L’incidenza è sotto i 250 e in calo in quasi tutte le province. Anche l’Empolese Valdelsa e l’area Fiorentina Nord ovest sono scese rispettivamente a 245 e 247. Unica eccezione, Prato, passata da 296 a 305 nell’ultima settimana. «Ma anche a Prato i ricoveri stanno scendendo – ragiona il presidente – Non ho ancora deciso, vedremo con i sindaci, ma sono orientato a non fare zone arancioni all’interno della Toscana gialla. Anche perché sarebbe la prima volta. È una misura che non è stata presa in nessuna altra regione». Insomma, Giani vorrebbe evitare chiusure locali sebbene sindaci come Matteo Biffoni invitino alla cautela. Ha osservato con attenzione le proteste di ristoratori e altre categorie in questi giorni. Crede che sia arrivato il momento per una riapertura controllata, tanto che è stato uno dei presidenti a proporre al governo di estendere il coprifuoco alle 23. «Per le nostre città d’arte, di turismo, non fa la differenza, però dà un senso di vita della città che noi dobbiamo auspicare».

L’allarme dell’esperto

Eppure lo scenario di un’apertura in giallo il 26 preoccupa gli esperti. E perfino dentro le istituzioni regionali. «Correre ad aprire, incautamente, il 26 aprile, e prevedere di tenere le persone chiuse, cautamente, nel mese di luglio. Capolavoro», posta caustico Fabio Voller, epidemiologo e coordinatore dell’Agenzia regionale di sanità, l’uomo che da oltre un anno misura il polso dell’epidemia per l’assessorato e la presidenza.

Cambiano le regole

Certo, molto dipenderà appunto dalle decisioni della Cabina di regia prevista per domani mattina, ma questa zona gialla sarebbe il primo vero passo verso un ritorno alla semi-normalità. Il nuovo decreto prevede la riapertura di ristoranti e bar a pranzo e a cena all’aperto, e solo dal 1° giugno anche al chiuso, ma soprattutto estende il diritto di spostamento fra regioni, non più consentito solo fra quelle in zona gialla, ma anche da e verso regioni rosse e arancioni per chi potrà vantare un «certificato verde», rilasciato a chi è vaccinato, guarito o a chi risulta negativo a tampone antigenico o molecolare. Non passa l’idea del coprifuoco esteso alle 23 come voleva Matteo Salvini, che aveva addirittura minacciato via sms Mario Draghi di non votare il testo. Rimarrà fino alle 22 fino al 31 luglio. Ma dal 26 aprile al 15 giugno, in zona gialla e arancione, sarà possibile andare a trovare amici e parenti in una abitazione privata in quattro al posto di due. E dal 15 giugno in zona gialla potranno riaprire anche le fiere, dal 1° luglio i parchi tematici. —

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