Inchiesta sulle concerie: saper vedere cosa c'è oltre lo scandalo

Ledo Gori, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Toscana

Ecco l'intervento di Mauro Grassi, dirigente generale della Regione Toscana dal 2002 al 2011

Mauro Grassi, dirigente generale della Regione dal 2002 al 2011, interviene così sullo scandalo concerie a Santa Croce sull'Arno.

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Ma chi te lo fa fare? Stai "coperto". Tutt’al più se qualcuno te lo chiede butta la palla in corner. Come fanno tutti: fiducia nella magistratura e attesa di un processo. Poi si vedrà. Basta così e avanza. Ma in questo caso, almeno per me, non basta. Conosco bene Ledo Gori. Ci ho lavorato assieme. Non posso esimermi da "entrare con i piedi nel piatto". Con il dovuto rispetto del lavoro dei magistrati, che mi sembra encomiabile, e con la inevitabile approssimazione rispetto a vicende che conosco solo per averle lette sui giornali.

Cominciamo dal generale. La Toscana, come molte regioni del Paese dove di fatto non c’è mai stata alternanza, soffre certamente di incrostazioni di potere e di relazioni fra politica, istituzioni e interessi eccessivamente stabili. E quindi sottoposte oggettivamente alla trasformazione in clientele e in logiche di scambio. I partiti della sinistra che governano ininterrottamente dal dopoguerra a oggi dovrebbero porsi questo problema. Non delegandolo soltanto ai partiti di opposizione. Ci sono metodi e strumenti per rendere meno grave questo problema: trasparenza, meritocrazia e scalabilità dei gruppi dirigenti, eliminando il più possibile la logica della cooptazione, sono strumenti utili a questo scopo. Dovrebbero essere usati con maggiore frequenza e profondità. E non solo ricordati nelle campagne elettorali.

Detto questo, e quindi inserita anche questa vicenda in questo contesto politico culturale, veniamo a quando accaduto e a quanto ci viene raccontato dalla lettura, certamente parziale, delle vicende giudiziarie.

Il tema principale è quello legato al tema dei rifiuti delle lavorazioni conciarie e allo smaltimento illegale nell’ambiente grazie all’appoggio di cosche e uomini della ’ndragheta. Qui c’è poco da dire. È uno schifo. Una cosa gravissima che deve essere combattuta con tutti i mezzi. E i responsabili devono pagare duramente. Se non sbaglio qualche anno fa risultarono tracce di questi rifiuti conciari anche nella martoriata terra dei fuochi. Il lavoro della magistratura forse parte da lì. Tre anni di indagini ora portano alla scoperta di questi crimini anche in Toscana. Non c’è che applaudire al lavoro degli inquirenti. E come istituzioni occorre creare da subito un argine a questo tipo di eventi criminali.

Conoscendo Ledo Gori mi resta davvero difficile pensare che un solo suo atto abbia potuto facilitare o nascondere queste pratiche criminali. E voglio sperare che la maggior parte degli imprenditori di Santa Croce siano estranei a questi fatti. Non c’è molto di più da dire.

Poi, molto probabilmente legato a questo tipo di indagine, è emerso il fenomeno del "traffico di influenze". Una dizione molto generica e generale con la quale la magistratura comprende tutte le pratiche di "scambio" fra politica e interessi privati che avvengono in un determinato territorio. E su questo tema la discussione è aperta. Non si può liquidare con il "mantra" delle anime belle che qualsiasi rapporto fra interessi e politica è un "male in sé".

Se lo scambio non fa emergere pratiche illecite, tutte da chiarire e tutte da provare, è possibile dire che per alcuni versi è uno dei fondamenti della politica. Prendiamo l’esempio del distretto conciario. Ma potremmo parlare delle Acciaierie di Piombino, o della Geotermia sull’Amiata, o della Solvay a Rosignano o del Distretto Cartario a Lucca. Cioè di tanti settori produttivi toscani che, nel processo produttivo, fanno emergere delle criticità ambientali nel proprio territorio. In questo caso le risposte sono due. Le anime belle hanno la soluzione già pronta: va chiuso tutto. Anche quando dicono che si devono mettere in funzione strumenti e processi del tutto fuori da ogni seppur minima idea di competitività. Oppure intervengono gli uomini come Ledo Gori. Capaci di impegnarsi in prima persona con la complessità del problema cercando di tenere assieme ambiente e produzione. Qualità e posti di lavoro. E certamente, nel fare questo, i vari Ledo Gori delle Istituzioni devono provare tante strade. Devono verificare tanti strumenti, tecnici e legislativi, capaci di "tenere" la situazione e di "mandarla più avanti" nei passi successivi. Insomma un lavoro difficile, per certi versi improbo ma utile a mandare avanti un paese.

Non mi stupisce minimamente che i conciatori sostenessero la nomina di Ledo Gori anche nel nuovo assetto di Governo. Molto probabilmente se si fossero intercettati i telefoni dei canottieri, o dei costruttori, o dei cartari, o dei chimici, o dei gestori delle palestre, o dei medici di base la richiesta sarebbe stata la stessa. Perché nelle Istituzioni i Ledo Gori non abbondano. E i problemi invece sono tanti e ricorrenti.

E allora occorre, come si dice, tenere la "barra al centro". E non mescolare tutte le cose emerse in questa vicenda come se facessero parte dello stesso filone. C’è un filone criminale e questo va combattuto e battuto. Poi c’è un filone di scambio fra politica e interessi che può aver portato a pratiche illecite da parte delle Istituzioni. E questo va bloccato e sanzionato. Anche se fosse stato attivato per un fine per alcuni versi "positivo" come quello di difendere e sostenere un distretto produttivo.

E infine c’è la modalità di relazione fra interessi privati e Istituzioni che non dà luogo a illiceità e che rientra a pieno titolo nella normale, e necessaria, attività di sostegno del territorio e delle sue attività da parte della politica. Cosa che può dar luogo anche a un "normale" e spesso "trasparente" appoggio e sostegno a soggetti o partiti politici che si sono dimostrati attivi nel trovare soluzioni alle criticità e ai problemi emergenti. La mia speranza, ma anche la mia sensazione, e che nel caso di Ledo Gori si sia di fronte alla terza ipotesi.

La magistratura e i processi metteranno in maggiore luce questa dolorosa vicenda. E ci spiegheranno con maggiore informazione l’accaduto. Ma siccome sappiamo che tutto ciò accadrà fra diversi anni ha un senso esprimersi sulla base della propria personale esperienza di lavoro. "Dixi et salvavi animam meam". --

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