Uccisa a 32 anni nel bagno di casa. Il ritratto: gli anni a Lucca tra bar e famiglia

Gli inquirenti all’esterno dell’immobile dove ad Aosta è stata uccisa Elena Raluca Serban

Il delitto ad Aosta: secondo gli inquirenti la donna conosceva l’assassino. Il corpo scoperto dopo l'allarme della sorella: è partita dalla Toscana dopo che non riusciva a contattarla telefonicamente

Colpita con un’unica coltellata alla gola e lasciata morire dissanguata nel bagno dell’appartamento a piano terra di un palazzo a sei piani in viale dei Partigiani vicino al centro di Aosta che lei aveva preso in affitto meno di un mese fa. Un delitto orribile commesso ai danni di una giovane donna che sino al gennaio 2015 viveva in un’abitazione a San Vito e i cui familiari, la madre e la sorella, abitano ancora a Sant’Angelo in Campo a pochi chilometri dalle mura di Lucca. A uccidere Elena Raluca Serban, 32 anni, cittadina romena, che viveva da sola e non aveva un lavoro, potrebbe essere stato un uomo che lei conosceva e di cui si fidava. Sul suo corpo, che giaceva seminudo sopra il tappetino del bagno intriso del suo sangue, non ci sono segni di colluttazione. La polizia sta visionando i filmati delle telecamere, specie di quella sopra il portone d’ingresso della palazzina. Tra le immagini potrebbe spuntare quella del killer.

I FATTI


Il corpo senza vita di Elena è stato trovato ieri mattina, poco dopo le 9, dai vigili del fuoco che hanno forzato la porta d’ingresso del suo appartamento, chiusa dall’esterno e non dall’interno, dopo essere stati avvertiti dalla sorella della vittima, Alexandra Serban, partita da Lucca nottetempo assieme a un amico e alla madre dopo che per tutto il pomeriggio di sabato non aveva avuto notizie di Elena. Non riuscendo a rintracciarla al cellulare ed evidentemente temendo che qualcuno avesse potuto farle del male, i familiari sono partiti a bordo della loro auto bianca e hanno percorso 425 chilometri per giungere nel capoluogo della Valle d’Aosta poco dopo le 6,30 del mattino. La sorella della vittima è scesa dall’abitacolo e appena un inquilino del palazzo, che si trova a 50 metri da un centro commerciale, è uscito per portare il cane a fare una sgambata gli ha chiesto se poteva aprire il portone dello stabile. Una volta entrata, la donna si è diretta verso l’ingresso dell’appartamento: ha suonato il campanello e ha chiamato a gran voce il nome della sorella. Ripetutamente e inutilmente. A quel punto ha avvertito le forze dell’ordine.

LA MACABRA SCOPERTA

I pompieri una volta entrati hanno scoperto il cadavere della giovane donna. Dai primi riscontri del medico legale il delitto sarebbe avvenuto nella giornata di sabato: nel tardo pomeriggio e comunque prima della mezzanotte. Nessuno nello stabile, ha udito rumori sospetti o voci di persone che litigano. E nessuno conosceva la vittima dato che era ad Aosta da poco tempo. Gli inquirenti non credono all’ipotesi di una rapina finita male: la casa non era a soqquadro e sul cadavere, oltre all’ampia ferita alla gola, nessuna ecchimosi o contusione. Segno che la donna uccisa ha aperto, senza timore, al suo carnefice. La polizia, che era stata vista arrivare davanti al palazzo anche sabato, ieri ha ascoltato la sorella e la madre della vittima come persone informate dei fatti; per tutto il giorno ha eseguito rilievi, refertato le tracce di sangue e sequestrato pc e cellulari appartenenti ad Elena. L’arma del delitto, un coltello con un particolare tipo di lama, al momento non si trova. Forse l’assassino l’ha fatta sparire. Qualche elemento in più potrebbe essere fornito delle telecamere a un chilometro dal palazzo.

I SUOI ANNI A LUCCA

«No, no». Alexandra Serban riattacca. È una conversazione di pochi secondi, ma anche solo dai due monosillabi di quel diniego breve e disperato, la voce che arriva è incrinata dal pianto. Alexandra è corsa in tutta fretta la notte fra sabato e domenica ad Aosta, con la speranza di trovare Elena viva, di poterle parlare, forse di portarla via da qualcosa o qualcuno di molto pericoloso. Ha chiuso la sua casa nella campagna lucchese e si è diretta fin là, dove sua sorella giaceva riversa in un lago di sangue, con la gola squarciata.

Anche Elena Raluca Serban, di nazionalità romena, ha abitato a Lucca, ci è vissuta per alcuni anni: cinque o sei, a memoria di chi la conosceva. È ricordata come una ragazza riservata e molto gentile, dal fisico minuto. Non risulta che avesse allacciato molte amicizie nel quartiere dove viveva, San Vito, quartiere popolare della periferia di Lucca. Dalla sua casa, usciva per andare al lavoro in bicicletta al mattino e tornava la sera: aveva, riportano i vicini, un lavoro come barista che la impegnava molte ore al giorno.

Nel 2015 Elena ha lasciato Lucca per andare molto lontano sperando, probabilmente, di trovare una dimensione di vita che le potesse essere più congeniale. È partita con l’entusiasmo e le speranze dei suoi ventisei anni (l’età che aveva nel 2015) e chissà se lontano da Lucca ha trovato davvero quello che desiderava. Forse ha vissuto in più luoghi diversi. Di sicuro, secondo la ricostruzione di persone che sono state vicine alla sua famiglia, ha abitato per un periodo a Londra.

Potrebbe essere proprio la capitale della Gran Bretagna, l’ultima tappa della sua breve vita prima di rientrare in Italia e trovare una sistemazione ad Aosta, in un appartamento al primo piano di un palazzo in via dei Partigiani, dove, secondo le testimonianze dei vicini, viveva da sola.

Nessuno al momento, tra le persone che l’hanno conosciuta direttamente o indirettamente a Lucca, sa spiegarsi quale motivo l’abbia riportata in Italia, e proprio ad Aosta, dove è stata aggredita in modo così spietato e lasciata morire.

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