In Toscana più guariti che nuovi contagiati: in 40 giorni ci giochiamo tutto. Ecco perché

Coronavirus: per Francesco Menichetti, primario del reparto di Malattie infettive di Pisa, stiamo vedendo il primo spiraglio per uscire dalla morsa del virus ma le varianti stanno prendendo il sopravvento

FIRENZE. «Un segnale positivo». In Toscana si sono registrate 1.129 guarigioni complete, con tampone negativo, a fronte di 958 nuovi contagi da Covid-19. E per il professor Francesco Menichetti, primario del reparto di Malattie infettive dell'azienda ospedaliero-universitaria di Pisa, si tratta di un primo, timido spiraglio di luce in mezzo alle tenebre. Quelle in cui siamo precipitati – in Toscana così come in gran parte dell’Europa e non solo – da oltre un anno. Un primo passo per cominciare a svuotare quelli che l’infettivologo chiama i “serbatoi degli infetti”: 400mila positivi in tutta Italia, circa 26mila soltanto in Toscana. Ma questo non significa abbassare la guardia. Con i prossimi 40 giorni che saranno un test fondamentale per capire se riusciremo a uscire dalla morsa del virus. Una volta per tutte. Mentre le varianti stanno ormai prendendo il sopravvento. Sempre di più.

Professor Menichetti, cosa significa un numero di guarigioni superiore alle infezioni?


«Se il dato sarà confermato anche nei prossimi giorni, significherà una cosa soltanto: che l’inversione di tendenza è cominciata. Un segnale positivo, un passo fondamentale per svuotare il “serbatoio degli infetti”. Sono ancora molte, in Toscana come in Italia, le persone che hanno contratto il Covid-19 e non si sono "negativizzate". Questo vuol dire che la strada è ancora lunga e in salita».

Qual è il quadro generale della nostra regione?

«Ci sono ancora tanti morti, pochi vaccini e molte re-infezioni dopo aver ricevuto il siero. E poi c’è un Rt, l’indice del contagio del coronavirus, ancora troppo elevato: il fatto che sia superiore a uno non deve farci abbassare la guardia, anzi. A cui si aggiunge il "serbatoio degli infetti" che, fino a ora, non accennava a calare. Tutti aspetti da non sottovalutare».

Perché, nonostante i periodi che la Toscana ha trascorso in zona rossa, l’Rt continua a essere alto?

«La responsabilità è da ricercare nell’incidenza delle varianti. Non solo quella inglese che, ormai, è la predominante in Toscana. Ma pure la brasiliana che si è assestata tra il 10 e il 20 per cento nella nostra regione».

Cosa significa?

«La presenza della variante brasiliana, a differenza di quella inglese, preoccupa. Perché il virus modificato ha la caratteristica di poter sfuggire alla risposta dei vaccini. E, purtroppo, riesce pure a vanificare alcune terapie a base di anticorpi monoclonali autorizzati dall’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco. Un elemento di disturbo di notevole entità che non solo può complicare le previsioni, ma causare anche un nuovo incremento di contagi».

Che cosa succederà d'ora in avanti?

«I prossimi 40 giorni saranno fondamentali per tracciare un primo bilancio. Quell'arco temporale che ci separa, in sostanza, dal 1° giugno. Quando gli stabilimenti balneari riapriranno e le persone torneranno a svolgere una vita il più normale possibile».

In parte già accadde lo scorso anno.

«Sì, è vero. Ma non dimentichiamo che, allora, venivamo da un periodo di lockdown molto duro, con chiusure generalizzate. E un anno fa le varianti del virus ancora non circolavano».

Però, va detto, non c'erano neppure i vaccini, un anno fa.

«Questo è l'aspetto che può fare la differenza. Abbiamo davanti a noi una quarantina di giorni che dovranno essere sfruttati al meglio per vaccinare il maggior numero di persone: i grandi anziani, poi gli anziani e pure gli estremamente vulnerabili. Dobbiamo proteggere, intanto, le fasce più deboli della popolazione toscana. E poi proseguire.

«Senza sosta, raggiungendo anche i più giovani. L'immunità di gregge deve essere un obiettivo il più possibile a portata di mano. Solo così potremo uscire dalla pandemia».

Ma, aspettando i vaccini, cosa possiamo fare per difenderci dal virus?

«La ricetta resta sempre la stessa. Se ci saranno delle riaperture, a breve, sarà un primo passo per tornare a quella normalità che manca a tutti noi. Ma non dimentichiamo mai le regole basilari che devono accompagnarci sempre: indossare la mascherina, igienizzare le mani e rispettare il distanziamento sociale. Sono norme che devono far parte del nostro quotidiano. E che dobbiamo tenere a mente. Sempre» —



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