Contenuto riservato agli abbonati

Coronavirus, la Toscana può sperare nella zona gialla. Ma attenzione ai dati nei comuni dei distretti industriali

La curva del contagio si sta abbassando, ma ci sono zone della nostra regione dove la diffusione è sempre alta. L'Asl spiega l'esito dei primi controlli nelle fabbriche. All'interno la mappa con il tasso di positività comune per comune

Un rt, un indice di contagio, leggermente superiore a 1. Una situazione che fa sperare alla Toscana di poter entrare direttamente nella zona gialla già a partire dalla prossima settimana ma che ha al suo interno un cuore “rosso” che la pone in prospettiva in una situazione di forte rischio. I numeri totali sono al momento in leggero miglioramento: 6. 412 in questa settimana contro i 7. 464 della precedente, la percentuale di nuovi casi ogni centomila abitanti in calo così come la percentuale di nuovi positivi rispetto ai tamponi effettuati (dati dal monitoraggio di Giorgio Presicce). Si prevede inoltre un assestamento di mille nuovi casi al giorno per tutta la prossima settimana. Una curva complessiva – meritano un discorso a parte i ricoveri – che scende lievemente e che ha collocato oggi la Toscana nella prima fascia possibile, quella arancione.

Il cuore rosso però c’è. Non è sulla carta – il presidente Giani ha scelto per un arancione totale, senza eccezioni – ma lo è ancora nei numeri. C’è un’intera fascia all’interno della Toscana centrale che ha un rapporto di nuovi casi ogni centomila abitanti superiore a 250. Si tratta di tutti quei comuni nella fascia compresa tra la piana pistoiese, l’area pratese e quella empolese fino a lambire la provincia pisana che si caratterizzano per un alta densità abitativa ma anche industriale. Una fascia su cui si registra una grande mobilità e che potrebbe in caso di riapertura veder ripartire di nuovo il contagio dal momento che il virus è ancora molto presente, soprattutto nelle aziende. Ed è qui la miccia che potrebbe riportare la Toscana – nel giro di un mese – a condizioni preoccupanti. È da queste zone infatti che ci si sposta anche verso la costa, in particolare nelle seconde case della Versilia. Una zona arancione totale quella indicata dalla Regione, a partire da subito, che neppure i sindaci di quelle zone si sarebbero aspettati. Per quanto riguarda la provincia di Prato i primi cittadini si sono addirittura sentiti in dovere di specificare con una nota comune che la scelta è stata fatta in autonomia dal presidente. Si teme che il contagio, ancora diffuso anche nei luoghi di lavoro, possa trasferirsi nelle scuole e attraverso le attività del tempo libero. «Abbiamo inserito nell’attività di tracciamento – spiega Renzo Berti, direttore del dipartimento della prevenzione dell’Asl Centro – anche una domanda sul luogo di lavoro. Ogni positivo, da meno di due settimane, ci dice dove lavora. Una spia ci segnala se in un’azienda si sono verificati più casi ed è lì che andiamo a fare i controlli».

I controlli effettuati sono stati 21. «Nel 28, 5 per cento dei casi – spiega Berti – è emerso che i protocolli anti contagio ci sono ma le mascherine utilizzate sono inadeguate, sono quelle di comunità e non le ffp1 o ffp2, e che la sanificazione straordinaria non c’è stata o comunque non è dimostrabile. Una percentuale da considerare alta. Questo non significa che i luoghi di lavoro siano maledetti ma che dove le persone si incontrano (e nelle zone rosse vanno di fatto prevalentemente a lavorare) il virus si trasmette».


E gli ospedali? I ricoveri sono leggermente diminuiti ma il report della Regione parla molto chiaro. Nella centro i posti liberi in terapia intensiva ieri erano 9 (16 nella nord ovest, 21 nella sud est) e 53 nei reparti Covid non intensivi. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA