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Trombosi legata al vaccino: «Chi è soggetto alla malattia non rischia più degli altri»

Un vaccino e la dottoressa Rossella Mannucci

La dottoressa Rossella Marcucci (Careggi) spiega il meccanismo che c’è dietro alla reazione avversa innescata dal siero AstraZeneca  

«Chi ha avuto una trombosi in passato o ha una storia familiare legata a questa malattia ma anche chi ad esempio prende la pillola anticoncezionale non è più a rischio degli altri nel momento in cui gli viene somministrato il vaccino AstraZeneca». La rassicurazione arriva dalla dottoressa Rossella Marcucci, professoressa associata di Medicina interna all’Università di Firenze e responsabile del centro di riferimento per la Trombosi dell’azienda ospedaliero universitaria di Careggi oltre che componente del gruppo di studiose “Scienziate per la Società” che insieme al suo team ha individuato uno dei primi casi di trombocitopenia trombotica immune indotta da vaccino (Vitt) in Italia. Dopo che l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha trovato un possibile collegamento fra il vaccino AstraZeneca e i rarissimi casi di trombosi dovuti a bassi livelli di piastrine – e quindi la conseguente raccomandazione da parte dell’Agenzia italiana per il farmaco (Aifa) di riservare il siero anglo-svedese solo chi ha più di 60 anni dato che la maggior parte dei casi ha riguardato soprattutto donne di giovane età – il rischio che qualcuno possa sviluppare questa malattia è ancora inferiore. Nonostante questo i dubbi, che in alcuni casi sconfinano nella paura, da parte chi deve ricevere la seconda dose o di chi rientra nella fascia d’età a cui spetta il vaccino AstraZeneca, restano.

«L’attuale raccomandazione di riservarlo a chi ha più di 60 anni – conferma Marcucci – ci mette in una situazione di tranquillità ulteriore visto che i casi di trombosi sono stati comunque rarissimi. In più – aggiunge – non c’è nessuna necessità, prima del vaccino, di fare terapie con eparina o aspirina a meno che non le si stia già facendo».


Secondo due studi pubblicati di recente sulla rivista “New England Journal of Medicine” – che hanno coinvolto due gruppi di pazienti, uno tedesco-austriaco e l’altro norvegese, composti soprattutto da donne che hanno sviluppato complicazioni – il meccanismo della trombosi innescata dal vaccino è simile a quello della trombocitopenia indotta dall’eparina (Hit). «Quelle innescate dal vaccino sono trombosi atipiche – dice – perché si associano sempre a una caratteristica che nella trombosi non c’è, ovvero la carenza di piastrine. Questa manifestazione clinica ci ha ricordato appunto la cosiddetta “Hit” ovvero la trombocitopenia indotta dall’eparina. In questo caso il meccanismo lo conosciamo bene perché si tratta di una reazione avversa rarissima in cui l’eparina di lega al Pf4 circolante. In questo modo si formano degli auto-anticorpi che sono in grado di attivare le piastrine. Le piastrine attivate si aggregano ed è come se fossero impacchettate una con l’altra: per questo se ne contano meno. Ecco, nei due studi pubblicati sul “New England Journal of Medicine” gli autori hanno dimostrato che nel sangue dei pazienti presi in esame sono presenti anticorpi che sono in grado di attivare anticorpi simili a quelli della Hit, che a loro volta sono in grado di attivare le piastrine». Le trombosi legate al vaccino inoltre, possono avvenire a livello cerebrale o a livello addominale, di solito entro i quindici giorni dalla somministrazione.

«Se subito dopo il vaccino si accusano sintomi quali febbre, cefalea e nausea è normale – spiega – non c’è da allarmarsi. Bisogna invece fare attenzione se si ha un mal di testa importante che non passa con i comuni antidolorifici associato a sintomi neurologici come ad esempio l’annebbiamento della vista oppure se si avvertono dolori addominali importanti. Di fronte a questi sintomi bisogna fare riferimento al proprio medico di base». —

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