Caso Moby, le spese milionarie dei principi dei traghetti

Aereo, gioielli, automobili, soldi ai partiti: i conti degli Onorato passati ai raggi X

La casa chic: quattro milioni e mezzo di euro spesi per acquistare e ristrutturare a Porto Cervo “Villa Lilium”, una residenza di 200 metri quadri che vengono indicati come edificio di rappresentanza nel quale sono stati ospitati anche i meeting con i clienti migliori. L’aereo vip: 2,8 milioni di euro per noleggiare da NetJets Management Limited un aereo Falcon 2000Ex. Le auto: 600mila euro per noleggiare e poi riscattare alcune autovetture che non sembra fossero né Panda né Smart.

È la stessa documentazione presentata ufficialmente ai giudici del tribunale di Milano da Moby a squadernare sotto i riflettori una serie di uscite: lo stato maggiore della compagnia cerca di mettersi al riparo alzando il velo di propria iniziativa su spese quantomeno generose. Ne dà il dettaglio l’autorevole sito specializzato Shipping Italy: nel dossier messo nero su bianco dal gruppo vengono definiti «trasferimenti di denaro meritevoli d’attenzione».


Alla richiesta di una conferma e di un commento da parte del Tirreno, la società armatoriale non risponde né con l’una né con l’altro (ma nemmeno con una smentita): a quanto è dato sapere, almeno una parte di queste spese – fuori misura per una società sull’orlo dell’abisso – risalgono al periodo delle “vacche grasse”, come riferisce una fonte confidenziale, ed erano indicate a bilancio. Ma, ad esempio, l’aereo noleggiato appartiene alla gamma più alta nella tipologia offerta da quel marchio.

In vista dell’udienza di stamani in cui si decide, in due procedure differenti, se Moby e Tirrenia sopravviveranno (e come), ecco che si moltiplicano le indiscrezioni “a orologeria” che arrivano per mettere ancor più nella bufera questa dinastia armatoriale giunta alla quinta generazione: a cominciare dal fatto che la procura milanese avrebbe aperto un fascicolo.

Il gruppo vale più di mezzo miliardo di fatturato 2019, suddiviso fra Tirrenia (279,3 milioni di ricavi 2019), Moby (195,6 milioni) e Toremar (31,1 milioni). Il quinto gruppo armatoriale made in Italy (con 5.800 addetti e 44 navi per 41mila partenze verso 33 porti): davanti ha solo Costa Crociere (4,3 miliardi), Grimaldi Group (3,0 miliardi), D’Amico (686,9 milioni) e Italia Marittima (629,9 milioni).

Non bisogna andare molto indietro nel tempo per trovare traccia di soldi da aggiungere a questa galassia di spese, anche queste fra le cose che lo stato maggiore del gruppo segnala al tribunale: parliamo di gioielli (valore 50 mila euro) donati alla vedova di Alf Pollak, probabilmente in occasione del varo nella primavera 2018 di una delle ultime navi della compagnia realizzata nei cantieri di Flensburg, nel nord Germania, e di 10 mila euro girati a un’associazione di marittimi.

C’è da andare a ritroso ancora meno per il capitolo dei quattrini elargiti a chi può incidere sulle leve della politica: partiti sì ma anche fondazioni, blog e società di servizi che hanno in mano la gestione di un marchio clou della politica. Alcune di queste spese erano emerse già a cavallo fra la fine del 2019 e le prime settimane dell’anno successivo, e Il Tirreno ne aveva dato conto: erano emersi come pagamenti ritenuti sospetti dall’Unità di informazione finanziaria di Bankitalia ed erano stati trasmessi alla guardia di finanza, che stava indagando sulla fondazione legata a Matteo Renzi.

A quanto è dato sapere, la documentazione fornita da Moby ai giudici parla di 400mila euro destinati alla politica: in buona parte destinati alla fondazione dell’ex leader Renzi, ma anche alla fondazione di Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, al Pd e a Fratelli d’Italia. Al di fuori di questo conteggio ci sono i versamenti a realtà di primo piano dell’arcipelago Cinque Stelle: 120 mila euro annui per due anni al blog di Beppe Grillo per un accordo di tipo pubblicitario. Ma l’importo maggiore sono i 600 mila euro destinati alla società di Davide Casaleggio in nome di una azione di sensibilizzazione delle istituzioni in favore dei marittimi, una delle battaglie clou di Vincenzo Onorato. Con una doppia precisazione: 1) parte della cifra era legata al raggiungimento di obiettivi; 2) il contratto è stato rescisso in modo consensuale agli inizi di marzo dello scorso anno. —

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