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Terapie intensive, in Toscana occupati nove posti su dieci. Esauriti a Pistoia e Prato, quasi finiti a Careggi e Pisa

Il report con la situazione ospedale per ospedale. L'area centro al limite. Allarme per i focolai nelle fabbriche: le Asl monitorano i contagi nelle imprese dell’area metropolitana fiorentina, pistoiese e pratese. In fondo all'articolo tutti i grafici

FIRENZE. Che le soglie di rischio per i reparti Covid utilizzate dalla Cabina di regia fossero fondate su pure ipotesi, medici e infermieri che lavorano in corsia lo sanno da tempo. Adesso la cruda realtà delle “bolle” cliniche dedicate alla cura del virus in Toscana emerge anche dall’ultimo report sull’occupazione dei posti letto negli ospedali. Il dossier è una fotografia impietosa. Se fuori dalle mura dei policlinici esplode la disperazione di chi ha perso tutto, lavoro e dignità, le cifre raccontano da sole lo smarrimento di chi deve operare in prima linea per salvare i malati.

In Toscana in questo momento ci sono 1.946 persone ricoverate, di cui 282 in terapia intensiva, 1.664 in area medica. A stare al monitoraggio di Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari delle regioni, sarebbe occupato il 44% dei letti in rianimazione, il 34% delle degenze ordinarie. Spiace dirlo: ma è poco più che un teorema. Le simulazioni si riferiscono a un potenziale di 632 posti letto in area critica e 5.033 nei reparti ordinari, ma si basano sulla possibilità di allargare le bolle chiudendo sale operatorie e altri reparti, e soprattutto di affidarsi ai privati convenzionati.

La verità, descritta dal report della centrale delle maxi-emergenze, è che i posti disponibili subito sono molti meno: la Toscana, in questo momento, può contare in terapia intensiva su 325 letti, e l’88% è occupato. Solo 40 sono davvero liberi. Se ne potrebbero creare altri 25 ma servirebbero dalle 48 alle 120 ore. Nelle zone non intensive i posti reali sono 1.748, 134 liberi. L’occupazione qui è al 92,3%.

L’allarme rosso suona soprattutto per l’area centrale della regione. In rianimazione ci sono ospedali ormai al tutto esaurito, senza neppure la possibilità di espandere i reparti e aggiungere letti: Empoli, Pescia, Pistoia, Prato, il Santa Maria Nuova a Firenze. Negli ospedali dell’area, dove in terapia intensiva l’occupazione schizza al 95%, oltre ai sette liberi, se ne possono creare nove in 48 ore e sette in 120, ma il grosso delle estensioni riguarda il Meyer, che non può ospitare adulti, cioè il 99% di chi si ammala di Covid. Non è un caso che da giorni l’Asl stia dando la “caccia” ai contagi nelle fabbriche. I focolai sembrano arrivare da lì, le zone industriali: l’area metropolitana fiorentina, quella pistoiese e pratese. E preoccupa che dopo giorni sotto la soglia, molti comuni del distretto del Cuoio siano risaliti oltre i 250 casi su 100mila abitanti. Nell’area Nord ovest nelle intensive ci sono 95 posti occupati (l’88,79%) e 12 liberi, 3 possono nascere in due giorni, sei in cinque. Poi stop. E ospedali come Massa, Versilia e Cecina hanno margini di uno o due letti. Perfino Cisanello e Santa Chiara a Pisa, i polmoni dell’area vasta, sono al colmo, con un massimo di quattro posti creabili in 48 ore. Meno fibrillazioni nella Sud Est, dove comunque su 74 letti ne sono impegnati 21, il 71,6%.

Nelle aree non critiche non va troppo meglio. In particolare nell’area centro, dove l’occupazione è al 96%. Liberi 38 letti su 940. Empoli, Pescia, Santa Maria Nuova sono al limite, perfino Careggi è quasi tutto pieno. Creabile in 120 ore una manciata di posti, ma anche qui il grosso riguarda il Meyer. Sulla costa resta il 10% dei posti liberi. Ma ci sono casi disperati come Cecina o in grossa difficoltà come Livorno (4 liberi su 74) e Lucca, con due posti liberi da subito e 12 attivabili in 48 ore. Anche nella Sud Est i reparti ordinari sono in affanno, con la saturazione all’85%.

A dare la misura dell’emergenza è anche l’andamento degli ultimi mesi. Dopo il crollo dei ricoveri nelle rianimazioni fra l’11 e il 17 gennaio, la curva ha ricominciato a salire e ha fatto un balzo geometrico dal 25 gennaio al 14 febbraio, quando il rapporto fra ingressi e dimissioni è passato da 1,1 a 2,4. Tradotto: da un ingresso ogni dimesso si è arrivati a 2-3 ricoveri ogni dimesso. Intendiamoci: non è la prima volta che la Toscana affronta picchi così. È successo nella prima e nella seconda ondata. Ma l’andamento dei contagi era molto più alto. Adesso c’è un’unica flebile luce: la curva che misura questo fragile equilibrio è di nuovo in discesa dall’11 aprile. Ma è un equilibrio a un passo dalla vertigine. —

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