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No-vax, scettici e ritardatari: nelle "prime linee" della sanità toscana ci sono 15mila non vaccinati

una terapia intensiva di un ospedale toscano

Sono il 20% dei dipendenti di Asl, ospedali e 118. «E nonostante l’obbligo, i no-vax sono irriducibili». Nelle Rsa 1.500 contrari, ma il siero dall'inizio di marzo ha azzerato i morti

FIRENZE. Sono i dubbiosi, gli scettici, per alcuni il no al vaccino è addirittura una “religione”. Anche adesso che è scattato l’obbligo per decreto, c’è chi indomito dichiara il suo orgoglio no-vax e continua a ripetere che no, non si vaccinerà. Perfino di fronte al rischio di venir sospeso, demansionato o dover perdere il posto.

Sono soprattutto tanti, forse più di quanto ci si aspettasse i medici, gli infermieri, i tecnici, gli operatori sanitari della sanità pubblica toscana a non essersi protetti con il siero anti-Covid. Almeno 12mila sui 55mila presenti negli ospedali e nelle strutture della regione, circa il 20%. A cui si devono aggiungere 3mila volontari impegnati sulle ambulanze. «Sono le prime linee, quelle che la Toscana punta a vaccinare il più presto possibile, già a cominciare da questo fine settimana», dice Monia Monni, assessora alla Protezione civile, che affianca l’assessorato alla salute nell’organizzazione logistica del piano vaccini. Anche perché, in qualche caso, la dissidenza alligna perfino nei reparti Covid.


A loro, per cominciare, verranno indirizzate 5mila dosi Pfizer delle 21mila extra ricevute dall’Istituto farmaceutico militare. Le altre saranno usate per proseguire la campagna sui fragilissimi, ma non si poteva rimandare oltre questo “secondo tempo” di somministrazioni al personale sanitario renitente. Certo, non tutti sono no-vax. Ci sono medici e infermieri che a gennaio e febbraio non potevano farlo, magari perché in malattia o perché in gravidanza. Ma non c’è più tempo da perdere.

Da quando è scattato il decreto legge, Asl, ospedali e ordini professionali avevano pochi giorni per comunicare gli elenchi alla Regione. Una volta incrociate le liste arrivate da aziende e organizzazioni, già questa settimana l’assessorato avrebbe dovuto rispedire indietro gli elenchi con i nomi di chi non ha ancora preso parte alla campagna. Legge e circolari stabiliscono tempi serrati: una volta accertati i non vaccinati, questi avrebbero 5 giorni di tempo per provvedere.

Ma dalla Regione spiegano che alcune Pec stanno ancora giungendo agli uffici e soprattutto è impossibile rispettare un ordine così perentorio con la carestia di dosi a cui sono costretti i centri vaccinali.Così, si saprà solo nei prossimi giorni quanti sono gli obiettori fra medici di famiglia, liberi professionisti, farmacisti e altre professioni e operatori sanitari impegnati ad esempio nel privato. L’imperativo adesso è vaccinare chi sta in prima linea per proteggere anche chi viene curato in prima linea. Circa 15mila persone.

Un cruccio che appartiene anche ai gestori delle Rsa, dove si stima siano circa 1.500 gli operatori a non essersi vaccinati.«A gennaio, quando sono cominciate le somministrazioni al personale sanitario – racconta Maurizio De Scalzi, direttore generale della fondazione Turati, che gestisce alcune strutture, e coordinatore dei gestori di molte Rsa in Toscana –, molti operatori sanitari, e perfino qualche medico, erano timorosi, avevano molte perplessità sul vaccino, legate soprattutto alla novità del siero a Rna messaggero. Ma poi, anche grazie a corsi di formazione e informazione, siamo riusciti a convincere molti della loro sicurezza. Purtroppo resta una fetta che, seppur minoritaria, vive il vaccino come una religione. È impossibile anche discuterci. C’è qualcuno che dice che non si vaccinerà neppure ora che è stato introdotto l’obbligo. Per questo io sono felice del decreto. Adesso queste persone o si vaccinano o dovranno cambiare lavoro. Credo sia giusto. Insomma, soprattutto in chi opera a contatto con persone così fragili è incomprensibile questo atteggiamento»

C’è perfino un dato che da settimane arriva dalle 324 case di riposo della Toscana che dovrebbe bastare ai No-vax a ricredersi: dall’inizio di marzo nelle Rsa della regione non si registrano più decessi. Niente più vittime. Effetto di una campagna di vaccinazione che fra gli ospiti ha raggiunto di fatto il 100% della copertura. Dopo essere state il cimitero della prima e della seconda ondata, le Rsa sono diventate i luoghi sicuri. Non Covid-free ma sicuri.

Mentre fino a dicembre lì si è registrata quasi la metà delle morti giornaliere, adesso sembrano strutture-rifugio da un virus che invece, ogni giorno, continua ad esigere il prezzo più alto proprio dagli anziani. Basta guardare i numeri: nella settimana fra il 18 e il 23 novembre scorsi nelle Rsa toscane si contarono 1.840 contagi e 253 decessi. Nella settimana fra il 1° e l’8 febbraio, a campagna vaccinale arrivata a metà, 797 infetti e 18 decessi. Nella settimana appena passata si sono contati 145 positivi e zero vittime. Alla faccia della religione No-vax. —

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