«La mia impresa sul Serra ferito sarà una rinascita»

L’atleta paralimpico Andrea Lanfri durante una delle sue sfide (foto Jacopo Bernard)

Atleta lucchese che il 21 gennaio di sei anni fa scalava la sua vetta più difficile combattendo in un letto di ospedale, ora sembra non conoscere più limiti

È salito in cima al Chimborazo, vetta in Ecuador a quota 6.267 metri. E sogna di essere il primo uomo al mondo con amputazioni ad arti inferiori e superiori (sette dita) a scalare l’Everest. Ogni 24 aprile, giornata mondiale contro la meningite, la malattia che nel 2015 lo ha quasi ucciso, celebra il suo ritorno alla vita: nel 2018 si è lanciato con il paracadute, nel 2019 si è arrampicato sulle Alpi Apuane, l’anno scorso, nonostante il lockdown, ha corso una mezza maratona nel giardino di casa. Prima ancora aveva avuto pure il tempo, tra la passione per l’arrampicata e l’alpinismo, di vincere un argento nella staffetta 4x100 ai mondiali di atletica leggera di Londra nel 2017. Dopo aver dominato i campionati italiani nei 100, 200 e 400 metri tra il 2016 e il 2018.

Andrea Lanfri, atleta lucchese che il 21 gennaio di sei anni fa scalava la sua vetta più difficile combattendo in un letto di ospedale, ora sembra non conoscere più limiti. E dopo aver conquistato tante cime, tra cui Marmolada, Gran Paradiso, Monviso, Cervino e Monte Bianco, il 24 aprile si cimenterà in un altro progetto al limite dell’impossibile. Con le sue protesi speciali, infatti, affronterà un’avventura sul Monte Serra.

«Sarà un’edizione speciale del progetto “From 0 to 0”, nato durante la pandemia e che vuole unire in una sola volta tutte le mie passioni in maniera no-stop – racconta l’atleta paralimpico che vive a Sant’Andrea di Compito –. Andrò in corsa e poi in bicicletta, percorrendo il tragitto da Marina di Pisa al Monte Serra e ritorno. Partirò alle 9 da Marina di Pisa e in bici pedalerò per 37 chilometri passando da Calci fino alla vetta del Monte Serra, proprio dove ci sono le antenne. Da lì cambierò le protesi, metterò le lame da corsa e correrò fino a Marina di Pisa per altri 35 chilometri. La prima parte in discesa sarà un sentiero nel bosco fino ad Asciano, via Tobler, l’acquedotto pisano sarà alla mia destra fino alle porte di Pisa. Proseguirò, infine, sulla ciclabile fino al punto di partenza. Ho calcolato circa cinque o sei ore per l’intera durante dell’evento».

La novità sarà che l’avventura sarà possibile seguirla sui canali social di Lanfri, tutto live grazie a una go-pro di cui sarà dotato. Per le restrizioni anti-Covid, infatti, l’atleta toscano sarà da solo. «Temevo che saremmo stati ancora in zona rossa, ma comunque mi sono presentato direttamente in questura per avere tutti i permessi del caso. Ci tengo molto a questo evento, credo sia importante anche per sensibilizzare quante più persone sull’importanza di vaccinarsi nella lotta alla meningite. Io ormai alle protesi e alla disabilità non penso praticamente più, sono sempre dietro a organizzare la prossima impresa. Ma non è facile per tutti reinventarsi e trovare nuove opportunità, le difficoltà non mancano. Dobbiamo sensibilizzare tutti anche alla diversità ed essere pronti al cambiamento».

L’avventura alla quale Lanfri si sta preparando, poi, ha un valore simbolico doppio. Per lui, cresciuto nel compitese, proprio alle pendici del Monte Serra, quella è la montagna di casa. Una montagna, però, ancora ferita dopo i 1.200 ettari di bosco andati in fumo nel settembre 2018.

«Ho iniziato ad allenarmi con la mia bici nel 2019 proprio su questa montagna e si sentiva ancora l’odore di bruciato. L’ultima volta che ero salito in vetta e sceso verso Calci ero immerso in una sorta di quadro verde, quando ci sono tornato dopo l’incendio era desolante. Da alcuni mesi, nei miei allenamenti quasi quotidiani, l’odore di bruciato non si sente più. E il sottobosco sta lentamente tornando a fare capolinea».

«Una rinascita – riflette – che per certi versi mi ricorda la mia dopo aver combattuto con la malattia. La meningite mi ha portato via due gambe e lasciato tante altre cicatrici, ma alla fine ho deciso di far vincere la vita. E con le mie protesi mi sono spinto dove, prima, non avrei mai pensato di poter arrivare con i miei “veri” piedi. Fin da quando ero bambino, e vivevo con i miei genitori a Sant’Andrea di Compito, avevo i sentieri del Monte Serra che mi passavano dietro casa. È stato il luogo delle mie prime avventure, mi ricordo quando, avrò avuto sì e no 10 anni, con il mio amico Riccardo Del Bianco, passai la mia prima notte in tenda proprio in quei boschi. Ero a soli 2 chilometri da casa, ma lo spirito di avventura che ancora oggi mi scorre nelle vene iniziai a sentirlo dentro fin da quel momento». — RIPRODUZIONE RISERVATA