Monoclonali, in Toscana sono in cura 80 pazienti: uno su due si è “negativizzato”

Gli ambulatori per le terapie monoclonali a Cisanello

Il professor Menichetti spiega la sperimentazione: agire velocemente, bene contro la variante inglese

FIRENZE. In tutta la Toscana, sono un’ottantina, al momento, i pazienti positivi al Covid-19 curati con gli anticorpi monoclonali. L’ultimo dei quali ha avviato la terapia proprio ieri, all’ospedale di Cecina: si tratta di un uomo di circa 80 anni, cardiopatico, che ha contratto il coronavirus, ma i cui sintomi sono moderati. Non resta che aspettare gli esiti, ora. Ma il professor Francesco Menichetti, primario di Malattie Infettive dell'azienda ospedaliero universitaria di Pisa, invita alla cautela. E a non cantare vittoria troppo in fretta.

A Pisa, infatti, sono una quarantina, ad oggi, i pazienti a cui è stata somministrata la terapia a base di anticorpi monoclonali, “estratti” (e poi replicati), in sostanza, da chi il Covid prima lo ha contratto e poi lo ha sconfitto. E anche se è ancora presto per tirare le somme e avere un bilancio definitivo, l’infettivologo ammette che si tratta di un'arma importante nella lotta contro Covid. Ma che, in ogni caso, non è ancora arrivato il momento di lasciarsi travolgere dall’entusiasmo sulla totale efficacia della terapia. Perché alcuni pazienti sono stati ricoverati comunque, nonostante la cura. Intanto, però, la somministrazione prosegue: è partita da dodici strutture ospedaliere specializzate della nostra regione.


E, da lì, con l'arrivo di maggiori quantità di farmaco, il numero di centri è stato ampliato. Tra questi l'ospedale di Cecina, ma anche il Versilia di Viareggio e il Misericordia di Grosseto che non rientravano nella lista originaria per la somministrazione stilata dalla Regione Toscana e dalle Asl.

Professor Menichetti, che risultati avete ottenuto, ad oggi, con la somministrazione degli anticorpi monoclonali?

«Abbiamo cominciato il 20 marzo scorso e, da allora, abbiamo arruolato una quarantina di pazienti. La maggior parte di loro si è negativizzata, mentre altri sono rimasti stabili, seppur positivi. Ma va anche detto che sei pazienti, nonostante la terapia, hanno avuto bisogno del ricovero in ospedale. Tre settimane sono ancora troppo poche per avere un’idea chiara sull’efficacia degli anticorpi monoclonali».

E con le varianti funzionano lo stesso?

«Dobbiamo tenere conto che, in questa fase, la variante inglese è il virus che prevale. Ecco, contro di lei gli anticorpi monoclonali sembrano discretamente attivi. Ma con le altre varianti note - la sudafricana e la brasiliana - potrebbero invece funzionare meno».

Come avete selezionato i quaranta pazienti?

«Lo abbiamo fatto grazie alle Usca, le Unità speciali di continuità assistenziale, e ai medici di medicina generale. A quel punto entra in gioco il nostro team con il compito di verificare se i pazienti abbiano, di fatto, i requisiti richiesti dall’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco. Devono poi rilasciare il consenso e, una volta eseguita la somministrazione degli anticorpi, possono tornare a casa».

Bisogna agire in fretta, però.

«Sì, la celerità è tutto. Il paziente non deve aver contratto il Covid da più di dieci giorni e avere un profilo clinico piuttosto grave. E, soprattutto, non deve avere problemi respiratori ed essere sottoposto a ossigenoterapia. Viene selezionato, in ogni caso, chi rischi di avere conseguenze più gravi di altri, dopo aver contratto il coronavirus».

Quando potremo avere dei dati più certi?

«Stiamo somministrando la terapia a ritmo serrato e già adesso stiamo cominciando a fotografare un quadro più accurato. Non dobbiamo dimenticare, però, che siamo ancora nelle prime fasi di utilizzo, sempre in via sperimentale. Tutte le verifiche sono necessarie per dare una risposta certa. E solo il tempo potrà aiutarci, in questo».

L'azienda ospedaliero universitaria di Pisa è capofila del progetto di sperimentazione degli anticorpi monoclonali in Toscana: quali altri state valutando?

«Quelli di AstraZeneca e, a maggio, comincerà la sperimentazione degli anticorpi monoclonali di Toscana Life Sciences del gruppo di ricercatori, guidati dal microbiologo Rino Rappuoli di Siena. Viste le premesse del farmaco toscano, contiamo sulla loro efficacia per dare un colpo decisivo alla lotta contro il Covid». —

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