Il lungo viaggio della tartaruga toscana: per due volte salvata dalle reti ha raggiunto Otranto

L’ultima foto della tartaruga Eleonora in Toscana prima del lungo viaggio (Arpat)

La caretta caretta Eleonora è monitorata dall'Università di Pisa  dal 2018 e da sempre è in rotta verso sud

È una viaggiatrice intraprendente e un po’ anomala Eleonora, la tartaruga toscana, salvata per ben due volte dalle reti dei pescatori, monitorata dall’Università di Pisa dal 2018 e da sempre in rotta verso sud, alla ricerca di cibo e acque tranquille.

Scampò alla morte una prima volta nel dicembre del 2018, quando rimase impigliata nella rete di alcuni pescatori; trascorse sei mesi nell’Acquario di Livorno e poi, prima di essere liberata, l’Università di Pisa applicò sul suo carapace un trasmettitore satellitare, per seguirne i futuri movimenti. La caretta - caretta, infatti, è una specie minacciata. Gli esemplari vengono monitorati dagli studiosi per proteggerli ma anche perché di loro ancora si conosce molto poco.

«Come dimenticare Eleonora – racconta il professor Paolo Luschi del dipartimento di biologia dell’Università di Pisa –. Era ed è tutt’oggi una tartaruga molto giovane, di cui non fummo in grado di stabilire l’età precisa, né il sesso, che nelle tartarughe si manifesta al raggiungimento della maturità sessuale. Fu chiamata Eleonora per convenzione, come si faceva una volta quando questi animali marini prendevano il nome delle figlie dei pescatori che le avevano recuperate. Ma in realtà non sappiamo ancora se sia veramente femmina. Capimmo però subito che sarebbe stata una tartaruga particolare quando scelse, a un certo punto, una rotta non proprio usuale».

Eleonora, quindi, dopo la prima convalescenza nell’acquario di Livorno fu rimessa in mare al largo delle Secche della Meloria: sulla pinna le fu applicata la targhetta di riconoscimento, una specie di carta di identità marina, fatta di numeri che le attribuiscono natali toscani e sul dorso il trasmettitore satellitare, compagno di viaggio “precario”. Iniziò così a nuotare verso sud.

«Confidiamo sempre che questi strumenti – spiega il professor Luschi – ci forniscano informazioni per più tempo possibile, ma spesso hanno vita breve, si rompono se le tartarughe urtano rocce, si scollano quando i loro gusci si rigenerano, oppure terminano semplicemente le batterie, che hanno una durata massima di due anni».

Il “grande fratello” marino di Eleonora si interruppe dopo soli 25 giorni e 584 chilometri nel golfo di Gaeta. «Pensammo il peggio- racconta il professor Luschi – perché era trascorso pochissimo tempo dalla sua liberazione e in quella zona sono sempre state tante le tartarughe finite male, per l’abbondanza di pescherecci e, come noto, l’utilizzo di pratiche di pesca non sempre legali. Perdemmo le sue tracce per un anno e mezzo».

Ma Eleonora non era morta: nel gennaio scorso, rimasta di nuovo intrappolata in una rete a strascico, fu recuperata dalla Capitaneria di Porto e dallo staff dell’Area marina protetta di Punta Campanella in Campania e curata al Turtle Point della stazione zoologica Dohrn, a Portici. Non aveva più il trasmettitore satellitare incollato al guscio, ma fu riconosciuta dalla targhetta sulla pinna.

«Fu così che venimmo a sapere che Eleonora era ancora viva – continua Luschi – e iniziò una nuova collaborazione con la stazione geologica di Napoli per monitorare i suoi spostamenti. Il 19 febbraio 2021 è stata rimessa in mare a Punta Campanella, sulla costiera amalfitana, e dotata di un nuovo trasmettitore satellitare. Noi speravamo che sarebbe tornata in Toscana, invece ha proseguito ancora verso sud, in continuo movimento. È rimasta ferma solo una settimana sulla costa calabra, poi ha attraversato lo stretto di Messina, il che per una caretta - caretta è abbastanza raro. Ma non ci sono motivazioni scientifiche per cui le tartarughe marine scelgano una rotta invece che un’altra; nel Mediterraneo fanno un po’ ciò che vogliono, con l’unico obiettivo di rimanere in mare per 20 anni, nutrirsi, crescere, sviluppare le gonadi e poi pensare a riprodursi».

Oggi Eleonora è lunga 60 centimetri di carapace e pesa 30 chili; ha percorso più di 858 chilometri e ieri ha toccato Otranto. «Fino a oggi – conclude il professore – nessuna tartaruga seguita dall’Università di Pisa aveva superato lo stretto di Messina. Come dipartimento e con l’Osservatorio toscano per la biodiversità stiamo monitorando altre 5 tartarughe, che oggi si trovano in Turchia. Ma Eleonora è il nostro orgoglio. Una piccola toscana sopravvissuta». — RIPRODUZIONE RISERVATA