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Caso Johnson&Johnson, cambia ancora il piano vaccini in Toscana: in bilico la somministrazione con i medici di famiglia

Il blocco Usa costringe a riprogrammare l'agenda. Intanto, la Regione riapre il portale per i 70enni. Giani: così è difficile rispettare i tempi

FIRENZE. Dopo mesi passati a pianificare un ruolo da protagonisti per i medici di famiglia, i farmacisti e perfino gli odontoiatri, come con una tela di Penelope cucita di giorno e disfatta di notte, la Toscana è costretta a tessere da capo il piano della campagna vaccinale. Effetto dello stop decretato dagli Stati Uniti a Johnson&Johnson. Seppure temporanea, la sospensione del preparato americano, e perfino delle sue forniture all’Europa, di fatto congela, anzi, per ora fa addirittura saltare uno dei pilastri su cui era stata concepita la fase 4: la somministrazione di massa. Il farmaco monouso fino a ieri doveva essere destinato a medici di famiglia e farmacisti che avrebbero affiancato gli hub nella somministrazione a tutta la popolazione a cominciare almeno da metà maggio, quando si crede saranno concluse le seconde dosi agli over 80.

J&J finora era considerato il vaccino ideale: facile da conservare e da iniettare in un’unica dose. Di qui a giugno la Toscana dovrebbe riceverne 622mila dosi. Un carico enorme che consentirebbe di mettere in sicurezza ciò che resta degli over 70 e passare alle altre fasce d’età, a cominciare dagli over 60. Tutto congelato, forse stravolto. Ancora una volta per i timori – per ora solo timori – legati a sei casi di trombosi segnalati negli Usa su ben 7 milioni di somministrazioni.


Un nuovo colpo alle forniture che stavolta scalfisce il proverbiale ottimismo di Eugenio Giani. Il presidente è preoccupato, amareggiato: «Non possiamo che prenderne atto. Ma così è difficile andare veloci. Questa notizia è un’ulteriore dimostrazione del fatto che non è la macchina organizzativa delle vaccinazioni il problema, ma la scarsità di dosi. Spero che le 11mila dosi che attendevamo ci verranno compensate con forniture più consistenti non appena il vaccino riceverà il via libera. Il piano per i medici di famiglia? Era un’ipotesi. Adesso dovremo pensare anche ad un’alternativa».

Una via d’uscita che Giani chiede di mettere a punto subito. Non passano neppure tre ore dall’annuncio dello stop a J&J che il presidente fa convocare in video-riunione i medici di famiglia in tarda serata. Per ora l’unica strada alternativa sembra quella di continuare a rifornire i medici di dosi Pfizer. Se J&J venisse limitato agli over 60, ad esempio, per passare alle fasce più giovani bisognerà tenere in piedi il modello adottato con Pfizer, uno sforzo logistico di distribuzione complicato, visto le procedure più complesse di conservazione.

Certo, nessuno vuole ripetere gli errori commessi con AstraZeneca. Un’altra altalena di direttive contraddittorie anche su J&J non solo rischierebbe di inceppare di nuovo la campagna vaccinale, ma di assestare un colpo fatale alla già fragile fiducia nei sieri a vettore virale. Per questo Nicola Magrini, direttore Aifa, assicura: «Nel giro di due o tre giorni arriverà il semaforo verde». Ma ammette che J&J potrebbe venir raccomandato sopra i 60 anni. Gli appena sei casi registrati in Usa sono di donne con un’età fra 18 e 48 anni. Insomma, effetti collaterali rari molto simili a quelli segnalati per AstraZeneca.

Ma lo stop a Johnson&Johnson significa anche una frenata alla campagna per i settantenni. Già dal fine settimana si pensava di iniziare ad usare 11mila dosi per aumentare la copertura. Tutto fermo. Stamani, al più tardi nel primo pomeriggio, dopo un vertice convocato in assessorato, dovrebbe riaprire il portale delle prenotazioni (prenotavaccino.sanita.toscana.it) per i 70-79enni. Ma a disposizione ci saranno 15-20mila dosi di AstraZeneca. Nulla di più. L’idea è di somministrarle negli hub nel giro di due giorni fra sabato e domenica.

Prosegue la campagna per gli over 80. «Ci stiamo avvicinando alla copertura dell’80% in prima dose», dice l’assessore Simone Bezzini. Ed è proprio solo grazie alla regolarità e alla consistenza dei carichi di Pfizer-BionTech che si potrà ricominciare anche con i fragilissimi. Del resto, non c’è ancora traccia di nuovi arrivi di Moderna. Così delle oltre 115mila dosi Pfizer disponibili questa settimana, e perlopiù impiegate per gli ultraotantenni e i richiami, circa 15mila verranno dirottate agli estremamente vulnerabili. Già stamani dall’assessorato partiranno gli sms a chi, fra i registrati, ancora non aveva avuto notizie: 12.100 saranno spediti ai fragilissimi di categoria B con il codice di prenotazione, 36mila riceveranno il messaggino con la presa in carico da parte delle Asl e degli ospedali.

«Se avessimo le dosi – dice Giani – potremmo vaccinare 35mila persone ogni giorno e ci tengo a precisare che lo facciamo seguendo pedissequamente le linee guida con le priorità indicate dal generale Figliuolo. Ma non faccio polemiche, prendo atto della situazione». —

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