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Bonus figli, assegno fino a 250 euro: a chi spetta e come fare domanda. Tutte le simulazioni

Minimo il contributo è di 80 euro, poi la cifra varia con l’Isee. Più soldi a famiglie numerose e con disabili. Fra le altre misure previste il congedo di paternità e il bonus baby sitter di 100 euro se la scuola è chiusa

A partire dal primo luglio molte famiglie troveranno nella cassetta della posta “l’assegno unico e universale”, il nuovo bonus del governo basato sull’Isee e destinato a far scomparire tutte le altre misure a sostegno dei figli a carico, comprese quelle calcolate sul reddito familiare. Ecco allora cosa stabilisce il disegno di legge, in attesa dei decreti attuativi che dovranno spiegare nel dettaglio il “quanto” e il “come”.

COS’È L’ASSEGNO UNICO? CHI NE HA DIRITTO?

La misura, introdotta dalla Legge di bilancio, prevede un’erogazione mensile suddivisa per vari importi destinata alle famiglie con figli in arrivo (a partire dal settimo mese di gravidanza), minorenni o maggiorenni a carico fino a un importo massimo di 250 euro al mese per ciascun figlio. L’assegno unico partirà dal primo luglio di quest’anno. Hanno diritto all’assegno tutte le famiglie, sia con genitori disoccupati o incapienti, lavoratori dipendenti o lavoratori autonomi. È sufficiente infine avere la cittadinanza italiana o essere cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno europeo, risiedere e pagare le tasse in Italia. C’è però un limite Isee: le famiglie con Indicatore della situazione economica equivalente più alto di 50-60mila euro (limite ancora da definire) avranno diritto alla sola quota fissa dell’assegno unico.

QUANTO VALE?

L’assegno unico va da un minimo di 80 euro a – come indicato sopra – un massimo di 250. La cifra è composta da una parte fissa e una parte variabile legata all’Isee, ed è divisa in parti uguali tra i genitori. La cifra può infine crescere attraverso delle maggiorazioni, fino a raggiungere il limite dei 250 euro. L’importo dell’assegno prevederebbe una quota fissa dai 50 ai 100 euro. Sono previste delle maggiorazioni per madri di età inferiore a 21 anni (percentuale da definire), del 20 percento a partire dal terzo figlio, così come del 30-50 percento per figli disabili.

A CHI È INTESTATO?

L’assegno viene destinato a ciascun figlio ed è riconosciuto a entrambi i genitori, dal settimo mese di gravidanza fino ai 18 anni di età oppure fino ai 21 anni se il figlio è studente o disoccupato. Fino al raggiungimento della maggiore età del figlio, l’assegno è intestato alla famiglia; dai 18 ai 21 anni si può fare richiesta perché venga intestato direttamente al figlio se questo è iscritto all’università, pratica un tirocinio, è iscritto a un corso professionale, o ancora svolge il servizio civile o un lavoro a basso reddito.

SI DOVRÀ ANDARE IN BANCA?

No: tecnicamente si chiama “assegno”, ma in realtà è un accredito sul conto corrente. La legge prevede poi che, in alternativa, si possa scegliere di ottenere un credito d’imposta di pari valore: invece di ricevere l’accredito si potrà avere uno sconto sulla prossima dichiarazione dei redditi per una cifra uguale a quella “scritta sull’assegno”.

SI SOMMA AL BONUS BEBÈ? AL REDDITO DI CITTADINANZA?

L’assegno unico rientra nel progetto Family Act, ed è stato concepito come sostegno unico alle famiglie con figli a carico. Questo vuol dire che andrà gradualmente a sostituire tutte le altre forme di sostegno, che non esisteranno più. Nel tempo quindi l’assegno unico “assorbirà” l’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori a carico, il bonus asilo nido, l’assegno di natalità o “bonus bebè”, e anche il premio alla nascita o “bonus mamma domani”. In futuro spariranno inoltre le detrazioni fiscali per i figli a carico e tutti gli altri assegni al nucleo familiare. L’assegno unico è compatibile con il reddito di cittadinanza: chi ha diritto al secondo potrà avere anche il primo.

COME SI FA DOMANDA? QUANTI SOLDI SI AVRANNO?

Ancora non è dato saperlo. Il Senato ha approvato il disegno di legge lo scorso 30 marzo, facendo scattare il limite massimo dei 90 giorni entro il quale il Dipartimento per le politiche della famiglia e il Ministero dell’economia e delle finanze devono pubblicare i decreti attuativi del Family Act per mettere nero su bianco cifre e modalità. Al momento in cui andiamo in stampa i decreti attuativi non sono ancora stati pubblicati.

NEOPADRI A CASA 10 GIORNI

Non di soli assegni e bonus possono beneficiare i genitori di figli minori, ma anche di congedi parentali. L’ultimo decreto Covid e la più recente Legge di bilancio hanno infatti introdotto novità di rilievo, in particolare per il congedo di paternità. Ecco allora quali sono gli altri strumenti messi a disposizione delle famiglie con minori a carico. In occasione della nascita, dell’affidamento o dell’adozione di un bambino, al lavoratore dipendente viene concesso un permesso retribuito. Nel 2020, il permesso arrivava a un totale di sette giorni, con la Legge di bilancio 2021 è stato poi introdotto un ulteriore incremento arrivando a un totale di 10 (oltre a un’estensione per i casi di morte perinatale). Il congedo di paternità 2021 spetta a tutti coloro titolari di un contratto di lavoro dipendente nel settore privato, i dipendenti pubblici ne sono invece esclusi. Chi ne vuole usufruire deve presentare domanda almeno 15 giorni prima al datore di lavoro o - se riceve il pagamento da Inps - direttamente sul sito dell’Istituto nazionale della previdenza sociale.

Fino al 30 giugno il genitore di un figlio minore di 16 anni può lavorare da casa finché non riprende la didattica in presenza, finché dura l’infezione da Covid del figlio, o finché non termina la quarantena. Se il lavoro non può essere svolto da casa, il genitore con un figlio di età compresa fra i 14 e i 16 anni può scegliere di non andare a lavorare: per il periodo in cui rimane a casa non matura retribuzione, indennità né contributi, ma il datore ha il divieto di licenziarlo e il genitore il diritto di conservare il proprio posto di lavoro. Sempre se il lavoro non può essere svolto da casa, il genitore di un figlio minore di 14 anni o con disabilità grave può rimanere a casa con indennità al 50 per cento, in pratica a mezzo stipendio con i contributi. Il bonus viene erogato sul libretto famiglia, oppure direttamente al richiedente per la comprovata iscrizione ai centri estivi, ai servizi integrativi per l’infanzia, ai servizi socioeducativi territoriali, ai centri con funzione educativa e ricreativa, o infine ai servizi integrativi o innovativi per la prima infanzia. La fruizione del bonus per servizi integrativi per l’infanzia non è compatibile con la fruizione del bonus asilo nido. Il bonus è riconosciuto anche ai lavoratori autonomi. Il riconoscimento è subordinato alla comunicazione del numero dei beneficiari da parte delle rispettive casse previdenziali.

BONUS BABY SITTER

Il decreto legge dispone che i lavoratori iscritti alla gestione separata Inps, i lavoratori autonomi, il personale del comparto "Sicurezza, difesa e soccorso pubblico" impiegato per le esigenze connesse all’emergenza epidemiologica, i lavoratori dipendenti del settore sanitario, pubblico e privato accreditato, per i figli minori di 14 anni possono scegliere (sempre fino al 30 giugno) il bonus baby-sitting. Il bonus corrisponde a un massimo di 100 euro a settimana erogati sul libretto di famiglia. Può essere richiesto per il periodo corrispondente alla durata della sospensione dell’attività didattica in presenza o alla durata dell’infezione da Covid del figlio. Può essere speso anche per i servizi integrativi per l’infanzia e i servizi socio-educativi territoriali.