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Coronavirus, le incognite sui vaccini e ancora troppi contagi: perché le riaperture in Toscana rischiano di slittare

Il centro di Pisa (foto Fabio Muzzi)

Mentre le regioni del motore economico del Paese sembrano avere i numeri per ripartire, i dati della Toscana non sono ancora così incoraggianti. Le previsioni sull'arrivo delle prossime dosi

FIRENZE. Sessantotto per cento. «In piena media nazionale nelle prime dosi agli over 80», festeggia Eugenio Giani. Non c’è dubbio, la Toscana giorno dopo giorno scala il tempo perduto, rimonta sui ritardi, erode terreno al vuoto di vaccinazioni scavato da una campagna di somministrazioni punteggiata di errori. Per settimane ha scontato il peccato originale di una smania di grandezza iniettando vaccini a categorie da proteggere ma con una certa arbitrarietà rispetto al rischio reale e a «platee allargate di personale sanitario», ha detto Mario Draghi senza riferimenti espliciti ma facendo fischiare le orecchie a molti in Regione.

BENE, MA NON TROPPO

Per questo quell’undicesimo posto comparso ieri nel report della presidenza del Consiglio potrebbe non bastare a riguadagnare in fretta un po’ di ossigeno per lavoro e imprese. Mentre le regioni del motore economico del Paese sembrano avere i numeri per ripartire, la Toscana che di quel motore fa parte rischia di dover aspettare. Non solo perché se si guarda alla somministrazione delle seconde dosi le cose non vanno poi così bene (è ancora penultima col 27%). Ma perché sono altre le nebbie che offuscano l’orizzonte della ripresa. E se è vero che il decreto Draghi esclude zone gialle prima del 30 aprile, è stato lo stesso capo del governo ad aprire alla possibilità di un allentamento anche prima di quella data. Tutto dipende dai dati, ma non più solo da quelli legati alla curva epidemica. E a stabilire la roadmap delle riaperture sarà l’ordinanza appena firmata dal generale Francesco Figliuolo. Che fissa criteri precisi. Riparte chi ha i contagi sotto controllo e chi avrà completato le vaccinazioni in over 80 e fragilissimi e loro caregiver (badanti e conviventi), e chi sarà messo meglio con over 70 prima e poi over 60.



DUE SETTIMANE DECISIVE

Le prossime due settimane saranno decisive. Ma si contano già i primi intoppi. Intanto sugli ultraottantenni va meglio, ma è presto per cantare vittoria. Sulle prime dosi, oltre alla Basilicata con l’80% della copertura è avanti a noi quasi tutto il centro-nord: la provincia di Trento (86%), il Veneto (89,1%), l’Emilia (79,75%), le Marche (75,88%), la Lombardia (75%), il Piemonte (73%), al Sud il Molise (72%) e ancora al Nord la Valle d’Aosta (71,9%). Ma appunto siamo ancora penultimi sulla seconda dose. E non completeremo il percorso vaccinale degli over 80 prima di metà maggio. Non solo. La prossima settimana i medici di famiglia hanno prenotato meno dosi di quelle disponibili, 65mila su 80mila. Ma in assessorato si crede che non ci saranno problemi a coprire tutti gli over 80 con la prima entro il 25 aprile, anche perché il 5% non vuole il vaccino (finora i vaccinati sono 220mila su circa 320mila). Certo, abbiamo imparato dai nostri errori: siamo secondo fra i 70-79enni (al 31%), dopo il Veneto (39%). Ma sono in arrivo guai, anche su questa fascia d’età, e soprattutto sui fragilissimi. Motivo? Carenza di dosi. Sui settantenni si proseguirà con AstraZeneca, ma arriveranno appena 9.500 dosi mercoledì e fino ad allora gli hub rischiano di restare fermi o quasi. E il primo carico di Moderna, 35mila dosi, destinato a circa 70mila fragilissimi in attesa, è previsto solo il 22 aprile. Per questo, se la rimota sugli over 80 proseguisse, in Regione si pensa di dirottare Pfizer sui super-fragili. Ma resta aperta la questione caregiver: si volevano vaccinare con AstraZeneca, ma la limitazioni introdotte sul farmaco scombinano i piani, dato che molti di loro hanno meno di 60 anni. L’alternativa è Johnson&Johnson, che non arriverà però prima del 17 aprile. C’è il vantaggio dell’unica iniezione, ma saranno appena 11mila dosi.

OCCHIO ALLA CURVA

Ma non è solo questo ad accidentare la strada della Toscana. Alcune regioni forti sia sui vaccini che sui contagi hanno o avranno fra pochi giorni i numeri per ripartire. Sono in arancione già da almeno una settimana con un Rt da gialla Umbria, Molise, Veneto, Trento e Bolzano. Lombardia e Emilia, invece, dovranno aspettare 14 giorni. Mentre la Toscana entra lunedì in arancione, ma con un’incidenza di contagi alta (230 su 100mila abitanti) e ospedali sotto stress.

SECONDE CASE

Per questo allarma alcuni sindaci il via libera alle seconde case. Giani non prorogherà l’ordinanza che le vietava ai non residenti in Toscana. Da domani vale la legge nazionale che consente di raggiungere la casa delle vacanze anche fuori dalla regione di residenza e perfino se fosse in zona rossa. «Forse un’altra settimana si poteva aspettare - dice Sandra Scarpellini, sindaca di Castagneto Carducci - ma non condanno la scelta». L’equilibrio fra contagi e saturazione degli ospedali preoccupa anche il cecinese Samuele Lippi e Alessandro Del Dotto a Camaiore: «Non so se davvero fosse il caso». —



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