Seconde case, decade il divieto per i non residenti in Toscana. Preoccupazione tra i sindaci

Ecco da quando anche chi vive in altre regioni potrà raggiungere la casa delle vacanze senza nessuna limitazione

Passato lo spettro di un assalto pasquale, arriva il via libera alle seconde case. Eugenio Giani non rinnoverà l’ordinanza che dal 22 marzo le vietava ai non residenti in Toscana. Il presidente, confermano fonti qualificate dello staff al Tirreno, non solo non prorogherà il provvedimento ma revocherà anche gli altri firmati nei mesi precedenti, come quello che le consentiva solo a chi avesse sul territorio regionale il medico curante. D’ora in poi varrà la legge nazionale, che permette di raggiungere la propria abitazione, anche fuori dalla regione di residenza, in qualsiasi momento, anche in zona rossa. Da lunedì 12 aprile, dunque, anche chi vive in altre regioni potrà raggiungere la casa delle vacanze senza nessuna limitazione.

Una svolta rispetto ad una prassi che in Toscana aveva provato a limitare, non sempre con successo, le presenze soprattutto sulla costa, esodi e fughe che avrebbero potuto aumentare focolai e contagi. Era stato lo stesso Giani a motivare l’ultima ordinanza con i numeri del rischio epidemiologico. La stretta era stata decisa in considerazione della «saturazione complessiva delle terapie intensive» che risultava «alla data del 18 marzo 2021 pari al 41,34%, superiore alla soglia critica del 30%» e perché l'indicatore era «maggiore o uguale a tale soglia critica in tutte le Aziende sanitarie e ospedaliere toscane». Non solo. Si era tenuto conto anche del fatto che i ricoveri fossero «in continua crescita dall’inizio di febbraio – recitava il testo –  e che le aree Covid non intensive risultano avere alla data del 18 marzo 2021 un tasso di occupazione pari al 95,99% per l’area vasta centro, 89,01% per l’area vasta nord ovest,92,26% per l’area vasta sud est». Insomma, lo stop serviva a non accrescere la «densità abitativa» e il rischio contagio.

Non che la situazione nelle terapie intensive sia cambiata di troppo, dato che la saturazione è persino più alta, al 45%, quindici punti oltre la soglia di rischio, e al 34% quella nelle aree mediche, 6 punti sotto la soglia. Ma dopo aver scongiurato l'assalto di Pasqua, il passaggio in arancione avrebbe convinto il presidente ad allentare le misure. 

Una scelta che solo in parte spiazza i sindaci della costa: «L’ordinanza era concepita per la settimana di grande picco, ma non c’è ancora niente da scialare. Forse un’altra settimana si poteva aspettare – dice Sandra Scarpellini, sindaca di Castagneto Carducci – siamo ancora indietro con le vaccinazioni agli over 80, e alleggerire ancora un po’ la pressione sugli ospedali e piegare ancora un po’ la curva non ci avrebbe fatto male. Soprattutto, bisognerebbe che i sindaci avessero reali strumenti di controllo, ma non mi sento di condannare la scelta». Combattuto anche uno dei sindaci più rigoristi come Samuele Lippi: «È una libertà in più che aumenta il rischio di compromettere il delicato equilibrio nella trasmissione del contagio – dice il sindaco di Cecina – Anche perché abbiamo tutti i posti letto Covid pieni. Non c’è più spazio né in terapia intensiva né nelle degenze ordinarie, quindi spero che chi viene lo faccia con responsabilità. Ma il quadro socio economico è così drammatico che non mi sento neppure di stigmatizzare chi decidesse di raggiungere la seconda casa, in fondo sono persone che pagano le tasse. E sarebbe anche un’opportunità di rilancio se si desse a ristoratori e albergatori la possibilità di riaprire in sicurezza. Dovremmo affinare le regole sulle riaperture: perché non consentirle in zona arancione, ad esempio, a chi può permettersi di organizzare i tavoli all’aperto e ben distanziati?».

C’è addirittura Bruno Murzi, sindaco di Forte dei Marmi, che dice di «non aver mai creduto che le seconde case rappresentassero un problema in più». Non solo. Secondo il sindaco e famoso cardiochirurgo, «l’ordinanza di Giani non aveva neppure funzionato», perché molti lombardi e emiliani «sono continuati ad arrivare e per noi è stato impossibile effettuare i controlli». Certo, la Versilia è appena uscita dalla zona rossa: «I dati stanno migliorando – continua Murzi – ma per vedere gli effetti delle chiusure serviranno ancora venti giorni. Per questo l’essenziale è che chi arriva rispetti le regole di distanziamento e anche quelle della zona arancione, che prescrivono il divieto di oltrepassare i confini comunali se non per motivi di necessità». «Valutazioni complesse da fare – dice Alessandro Del Dotto, sindaco di Camaiore – L’equilibrio mi pare delicato e non so se davvero fosse il caso. Però sono certo che la Regione abbia fatto le proprie considerazioni, e sia in possesso di dati e informazioni che magari a noi localmente sfuggono».