Scuola a distanza da un’amica: multati i genitori lavoratori

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Pietrasanta: dopo la delazione del babbo di un compagno di classe scatta la sanzione di 400 euro

PIETRASANTA. Lavorare e far seguire la didattica a distanza a un bimbo di cinque anni e mezzo non è semplice. Esigenza che una famiglia ha deciso di superare portando il piccolo a casa di un’amica.

La famiglia della bimba si era dunque offerta di dare una mano alcune ore per permettere ai genitori dell’amichetto di continuare a lavorare. Il problema è che la famiglia del piccolo vive nel comune di Camaiore e l’altra nella vicina Pietrasanta. Pochi chilometri, ma “invalicabili” in zona rossa. Non è servito spiegare che era una necessità urgente. C’è scappata comunque la multa: 400 euro che adesso i genitori del bambino hanno intenzione di contestare.


Il fatto è avvenuto la settimana scorsa: la Municipale di Pietrasanta è entrata nell’attività gestita dai genitori della bimba, mentre i piccoli facevano lezione, e hanno spiccato la sanzione per la violazione dei confini comunali durante la zona rossa. A segnalare tutto al comando è stato un altro padre della classe che già un altro paio di volte aveva mandato i vigili per denunciare quanto stava accadendo. Ne è nata una polemica in cui a essere nel mirino è stato proprio il babbo “spione”.

Gli altri genitori non sono tutti dalla sua parte, così come la preside della scuola dei due piccoli,che tiene una linea precisa ma aperta: «È bene considerare – dice – in questo caso particolare che la famiglia in questione, dove i genitori sono entrambi lavoratori, non hanno la possibilità di lasciare a nessuno il bimbo mentre loro sono impegnati. Questo è un classico esempio di mutuo aiuto tra famiglie in difficoltà».

E aggiunge: «È bene chiarire che le criticità sulla didattica a distanza sono molteplici e riguardano proprio il meccanismo nella sua generalità: innanzitutto con questo mezzo noi abbiamo delle telecamere all’interno delle case dei nostri studenti, in più c’è il tema della sorveglianza. Abbiamo detto alle famiglie di far seguire le lezioni da casa non considerando che molti continuano a lavorare. È giusto che esistano delle regole che non voglio contestare, ma in alcuni casi è bene considerare anche le situazioni contingenti».

Il padre autore della denuncia invece si giustifica: «Non l’ho fatto con accanimento – fa sapere l’uomo al Tirreno – : quello che le due famiglie stavano facendo era mettere seriamente in pericolo le famiglie degli altri bambini: in casa mia, per esempio, c’è una persona cardiopatica e fortemente a rischio. Se durante quegli incontri si fosse verificato un contagio, questo sarebbe potuto passare anche agli altri compagni e quindi anche a casa mia. Inoltre credo seriamente che non si possa far passare il messaggio che la legge può essere trasgredita a proprio piacimento – aggiunge – senza subire delle conseguenze. Io e la mia famiglia facciamo parte di quei cittadini onesti che fanno sacrifici enormi per cercare di uscire da questa maledetta pandemia e, dopo un anno e tutti i morti che ci sono stati, sono ancora fermamente più convinto che ci voglia rispetto da parte di tutti». —


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