La Toscana torna arancione: restano rosse Firenze, Prato e la zona del Cuoio

Firenze deserta (foto Massimo Sestini)

La Versilia resta arancione: la notizia in tarda serata dopo un summit tra Giani e i sindaci

La Toscana torna arancione da lunedì: i numeri già nei giorni scorsi indicavano un miglioramento dell’indice di contagio, che ci riportava verso una (quasi) normalità. Anche se resta preoccupante il tasso dei ricoveri ospedalieri e la congestione dei reparti Covid e di terapia intensiva. L’attesa non è stata delusa. Già ieri mattina il presidente Eugenio Giani, ospite di Rai 1 nella trasmissione “Storie Italiane”, aveva anticipato la tendenza. «Deciderà la cabina di regia - ha detto, riferendosi al governo e in particolare all’ordinanza del ministro della Salute, Speranza - ma io terrò un atteggiamento prudente, lasciando rosse le zone sanitarie che hanno ancora indici superiori a 250».

E così è stato. Ci sono volute quasi dodici ore di attesa, lo staff di Giani aveva avvertito che ci sarebbe stato in serata un incontro con i sindaci delle zone sanitarie a rischio. Alle 22 la conferma ufficiale: la Toscana, «per atto del ministro della Salute, è in zona arancione da lunedì 12 aprile».



Chi resta in rosso

In accordo con il ministro rimangono in zona rossa fino alle ore 14 di sabato 17 aprile le province di Firenze e Prato, i comuni del comprensorio del cuoio (San Miniato, Montopoli Val d’Arno, Santa Croce sull’Arno, Castelfranco di Sotto) parte della provincia di Pisa ma compresi nella zona socio sanitaria Valdarno Empolese Valdelsa, e in provincia di Siena i comuni di Poggibonsi, San Gimignano, Colle di Val d’Elsa, Casole d’Elsa e Radicondoli, compresi nella zona socio sanitaria Alta Val d’Elsa.

L’indice di contagio

La scelta della Regione è stata determinata dall’indice di contagio. Il dato è quello aggiornato a ieri: le due province e le due zone socio-sanitarie superano l’indice di contagio settimanale dei 250 contagiati su 100.000 abitanti, dato limite indicato dalla legge per l’assunzione di provvedimenti, come spiega il presidente. Ma c’è un altro elemento determinante, che è legato alla situazione ospedaliera, che la Regione definisce «ad alto rischio», a causa della «fortissima occupazione di terapie intensive e alta diffusione di ricoveri nei reparti Covid».

Le decisioni sono state prese sentendo il parere dei direttori delle Asl competenti «concordi nel chiedere di limitare la mobilità per non congestionare ulteriormente il sistema ospedaliero e sanitario toscano». E dopo un confronto con i sindaci dei territori interessati.

La Versilia si salva

Le aree per le quali è stata necessaria una verifica hanno confermato quasi per intero la restrizione da zona rossa: l’Empolese Valdarno ieri segnava ancora un indice di 331, l’area Firenze Nord ovest 325, la zona pratese 306, l’Alta Valdelsa 274, il Valdarno 263. La Versilia arrivava al limute con indice 253. Un numero di pochissimo superiore aol limite ma che l’ha tenuta in bilico tra i due colori.Ma è stata considerata la tendenza alla diminuzione costante dell’indice di contagio. E ciò ha consentito di passare in zona arancione.

L’ordinanza

A decretare il ritorno in arancione della Toscana è stata un'ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza, in vigore da lunedì 12, che ha deciso - dopo il monitoraggio della cabina di regia - di far uscire dalla zona rossa anche Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Piemonte, mentre la Sardegna al contrario entra in zona rossa.La decisione è stata presa sulla base del dato settimanale dei casi su centomila abitanti che è sceso a 230 (sotto quindi la soglia dei 250 che decreta il rosso). Anche l'indice di contagio Rt scende da 1.08 a 1.01, ancora più distante dunque dalla soglia di 1.25 oltre cui scatta il rosso. —

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