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Vaccini in Toscana, fragilissimi: per 30mila l'incognita delle nuove dosi Moderna. Over 80: prosegue la rimonta

Corsa ad ostacoli per il secondo click day: il portale per gli estremamente vulnerabili si apre in ritardo e gli sms "impazziti" creano ulteriore confusione. Ma solo in 5mila hanno prenotato una dose sicura tra il 9 e l'11 aprile. AstraZeneca: verso una frenata

FIRENZE. C’è chi come Luigi Pelliccioni ha ricevuto il messaggino con un nuovo codice di prenotazione sebbene abbia una patologia per cui avrebbe dovuto soltanto attendere la chiamata del centro che lo ha in cura da quando s’è salvato dall’infarto, e così alla fine, quasi il click day fosse una specie di ruota della fortuna, è riuscito a prenotare il vaccino tentando la sorte e inserendo sul portale la sequenza alfanumerica vecchia che il cervellone della Regione gli aveva detto di eliminare. «Sono incazzatissimo, chiedo le sue dimissioni», ha scritto via mail a Simone Bezzini, l’assessore alla sanità. C’è chi ha combattuto per ore con un portale lento, «magari perché non avevo la fibra», scrive Federica in uno degli oltre 5mila commenti (quasi tutti parecchio arrabbiati) al post con cui Eugenio Giani dava istruzioni ai fragilissimi della Toscana.

Una valanga di proteste, rimbrotti, accuse, perfino sfoghi di persone che per mezza giornata hanno atteso che la Regione aprisse la piattaforma di prenotazione senza sapere se davvero ne avessero diritto o si sono chieste perché abbiano ottenuto un trattamento diverso da quello appena annunciato. Due gruppi diversi, suddivisi per patologie e codici di esenzione. È questa la logica con cui è stata riorganizzata la vaccinazione degli estremamente vulnerabili: da una parte chi dovrebbe essere chiamato direttamente da Asl e ospedali, dall’altra chi invece ha avuto e avrà accesso alla caccia digitale. Solo che il via alla piattaforma online, annunciato per il primo pomeriggio di ieri, non solo è scattato con circa due ore di ritardo, ma s’è trasformato in una sorta di riffa, spesso confusa da sms che hanno mescolato le acque delle due categorie. «A mia mamma è arrivato oggi l'sms della presa in carico della Asl, ma è già stata vaccinata come fragilissima il 25 marzo», ha scritto Lorenzo.


«Io e mia mamma (rispettivamente 50 e 73 anni), stessa patologia (lei molto, ma molto più compromessa di me), siamo in cura presso lo stesso ospedale e reparto, ci siamo registrate insieme e abbiamo ricevuto il primo codice insieme il 23 marzo ma non siamo riuscite a prenotare sul portale. Poi oggi io sono stata chiamata dall’ospedale per fare il vaccino domani e lei riceve un altro codice per prenotarsi sul portale. Non c’è alcuna logica. Il risultato è che io sarò vaccinata domani e mia madre a seconda della fortuna o della velocità della nostra fibra internet», posta Rossella Lippi. Un fiume di segnalazioni che costringono la Regione a pubblicare una lista di domande ricorrenti (Faq). Ma che non scongiurano il click-day, che invece si voleva evitare.

Certo, sono stati risolti gran parte dei problemi di connettività legati al super afflusso di utenti di due settimane fa, grazie al potenziamento dei server e al rinforzo di cinque esperti informatici che il presidente Giani ha destinato all’ufficio dei servizi digitali dell’assessorato. Per questo ieri in appena un’ora sono stati bruciati 6.500 posti, dopo due 7.500. Ma solo i 5mila più veloci, gli speedy-clicker, si sono aggiudicati una prima dose davvero sicura fra il 9 e l’11 aprile. Per gli altri 20mila destinatari degli sms c’erano addirittura altri 30mila posti disponibili fra il 23 aprile e il 7 maggio. Appuntamenti virtuali, però, perché per quelle posizioni per ora non c’è certezza sull’arrivo delle dosi necessarie. Moderna, infatti, non ha ancora comunicato la data della prossima fornitura.

E non è solo l’unica incognita che rischia di inceppare il piano vaccinale. AstraZeneca consegnerà 9500 dosi, meno della metà di quelle promesse, e solo il 14 aprile. Così rischia di subire una brusca frenata la copertura per i settantenni. Quasi uno stop che potrebbe costare alla Toscana il primato italiano nelle somministrazioni fra i 70-79enni. Non solo. Quelle dosi, per effetto dell’obbligo vaccinale istituito per decreto per il personale sanitario, in parte si è deciso di cominciare a destinarle a medici e infermieri scettici o no-vax che avevano rifiutato Pfizer fra gennaio e febbraio. Anche loro dovrebbero essere vaccinati negli hub.- Peccato che l'Italia abbia appena raccomandato l'uso di AstraZeneca solo per gli over 60, e gran parte di medici e infermieri ha meno di 60 anni, così come il grosso degli insegnanti e del personale scolastico e delle forze dell'ordine, per cui adesso la vaccinazione potrebbe arenarsi.

Prosegue invece la rimonta sugli over 80. Seppure la Toscana resti una delle regioni con il tasso di protezione più basso di questi anziani, sta recuperando. Nell’ultima settimana è la quarta regione con l’indice di incremento più alto e ha raggiunto il 53% di prime dosi agli anziani. Certo, la carenza di dosi sembra il principale tallone d’Achille della campagna. «In questo momento – dice Bezzini – con l’organizzazione negli hub e il grande aiuto dei medici di famiglia, riusciamo a somministrare una media 30mila dosi giornaliere, ma stiamo stringendo nuove intese con farmacisti, odontoiatri e volontari per raggiungere un potenziale da 40-50mila dosi quotidiane. Ovvio, ma questo sarà possibile solo quando le forniture diventeranno davvero più consistenti». —

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