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Vaccini, Bonaccini bacchetta Giani: "Errori ma in buona fede". Via libera ad una commissione speciale

Dalla "scaramellata" alla vittoria dei sovranos: i retroscena di un consiglio regionale dove sotto processo c'era soprattutto l'assessore Bezzini

FIRENZE. Quando ormai s’è fatta una certa, intorno alle 20, dopo una giornata intera di sedute cominciate e sospese, trattative imboccate, diventate vicoli ciechi e d’improvviso alleanze chimera; insomma, dopo tutta questa faticaccia – roba parecchio inusuale per il Consiglio regionale –, tanto che nel monitor si vede gente stiracchiarsi collegata dagli uffici o dalle camerette, gli occhi stropicciati, le facce mezzo annoiate e stordite dalla discussione rimbalzata fra l’aula in presenza e gli interventi di chi è in remoto che rimbombano nelle casse, sbuca lui, Stefano Scaramelli, anche detto “lo Scara” e famoso per le “scaramellate”. Voce del verbo: scaramellare, cioè fare un po’ di trambusto, agitarsi politicamente, farsi notare e poi tornare fedeli e allineati. «Devo confutare alcune ricostruzioni. Noi siamo sempre stati leali, al di là delle dicerie», dice il capogruppo di Italia Viva. Proprio lui, sì, il renziano che appena ventiquattrore prima aveva annunciato l’Armageddon della maggioranza. La rottura col Pd. L’appoggio alla proposta avanzata dall’opposizione per l’istituzione di una commissione d’inchiesta sui vaccini.

Sarebbe stata una sfiducia non formale ma sostanziale del piano messo in piedi dalla giunta di Eugenio Giani. Di fatto una sponda per i partiti che da stamani non aspettavano che questo momento, l’atto con cui chiedere la testa di Simone Bezzini, assessore alla sanità ritenuto il responsabile di tutti gli errori e gli intoppi registrati dalla campagna di somministrazione anti-Covid da gennaio ad oggi. Specie sugli over 80, la mamma di tutte le battaglie perse a stare ai dati. E per di più proprio nel giorno in cui il presidente toscano subisce l’affondo del collega Stefano Bonaccini: «Giani è una persona seria, credo abbia commesso un errore in buona fede. In Emilia, invece, abbiamo detto che magistrati, avvocati e giornalisti non sono tra categorie prioritarie».


Ma tranquilli, lo Scara ci ha messo una pezza. Non senza faccia di bronzo, ha appena fatto a tutti pepperepè. Scherzava. La testa del conterraneo senese Bezzini? Sia mai. L’appoggio di Matteo Renzi a una delibera avanzata da Francesco Torselli e i suoi Fratelli d’Italia? Scordatevelo. Una piccola mossa a sorpresa che svela il retroscena che già dalla mattinata si intuisce dagli scambi nelle chat fra consiglieri di maggioranza e opposizione. E cioè che il “processo a Giani e Bezzini” è stato concepito come un grande spettacolo, la quinta di un accordo limato a colpi di emendamenti e negoziati nell’alveo di una “maggioranza Draghi”.

Sì, perché finisce così: bocciata la proposta per la commissione d’inchiesta voluta da Fdi e appoggiata solo da Forza Italia e Cinque stelle. Approvata quella per la creazione di una commissione speciale avanzata nientemeno che dalla Lega guidata dalla capogruppo Elisa Montemagni. Per i sovranos una vittoria da intestarsi e con cui consolidare la leadership a destra. «Una commissione insabbiamento», la chiama Torselli. Non è una cosa da poco. Mentre la prima avrebbe avuto poteri ispettivi e sarebbe stata guidata da un membro dell’opposizione, la speciale sarà capeggiata dal dem Enrico Sostegni, già presidente della commissione sanità, e avrà funzioni d’indirizzo sulla giunta, anche se i leghisti riescono ad ottenere che possa convocare audizioni.

È la soluzione che accontenta tutti. Tant’è che la votano pure lo stesso forzista Marco Stella e le grilline Irene Galletti e Silvia Noferi. È il compromesso a cui il Pd, un po’ scosso, si acconcia con i salviniani per uscirne illeso, perfino accentando che la Lega non ritiri la mozione di sfiducia a Bezzini. Tanto naufragherà per mancanza di voti. Un’intesa siglata anche a costo di subire le staffilate durissime proprio da una ceccardiana di ferro come Montemagni.

L’avvio della seduta, iniziata col presidente del parlamentino Antonio Mazzeo costretto a rimbrottare un anonimo consigliere che si lascia sfuggire una bestemmia contro la connessione che non funziona, è affidata a Bezzini. Abito scuro, teso, tirato, l’assessore parla per quasi un’ora: parziali ammissioni sugli over 80 («C’è voluto tempo a mettere in moto la macchina dei medici di famiglia, ma ora stiamo recuperando», Giani poi lo definirà «un modello di efficienza ma un diesel»), scarica sulle direttive del governo le scelte delle dosi finite alle categorie, rivendica le oltre 800mila dosi somministrate («Che poi siamo indietro con gli over 80 ma nessuno dice che siamo i primi per gli over 90 e i settantenni»), promette di arrivare al 30% della copertura della popolazione entro metà maggio. Ma Montemagni è durissima: «Abbiamo perso settimane, mentre noi iniziavamo con gli ultraottantenni, nel Lazio ne avevano già vaccinati 66mila da giorni, e il fattore tempo avrebbe potuto salvare vite; e su 59mila dosi di Moderna solo 40mila sono state destinate ai fragilissimi. Le altre che fine hanno fatto?», s’accalora non ricordando che saono andate a volontariato e 118. S’infervora per le vaccinazioni sprecate con gli avvocati l’avvocato meloniano (non vaccinato) Alessandro Capecchi.

Così Vincenzo Ceccarelli, capogruppo Pd, quasi s’incazza: «Ma se avete riempito il consiglio con mozioni in cui chiedevate di vaccinare i professionisti commerciali, i bagnini, gli operatori ecologici. Se foste stati voi a governare chissà che campagna avreste organizzato». Alla fine Giani rassicura. Ripete che entro il 25 aprile sarà data la prima dose a tutti gli over 80. Anche lui ammette: «ci sono stati errori», ma sottolinea che la Toscana «è pure elogiata dal generale Figliuolo». E alla fine, eccola, la mossa da vecchio lupo da Prima Repubblica: «Se poi volete istituire una commissione speciale che dia qualche indirizzo a me e a Bezzini, io son contento. Anzi, brava Montemagni che suggerisce di lavorare insieme...». Processo a chi? —

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