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Ospedali sotto pressione ma la Toscana a sorpresa va verso l’arancione

Un tecnicismo può allentare la stretta delle misure a partire da martedì. Ma due province e 76 comuni hanno ancora i dati al di sopra della soglia di rischio. Cgil e sindaci frenano: «I reparti scoppiano, meglio restare in rossa»

FIRENZE. Complici la Pasqua e la Pasquetta parche di tamponi e una curva dell’epidemia che da un paio di giorni sembra rispondere alle chiusure, la Toscana d’improvviso si scopre a un passo dalla zona arancione. Sì, a una settimana dalla decisione con cui Roberto Speranza ha dichiarato la zona rossa, le regione apprende che le restrizioni da semi-lockdown potrebbero terminare prima del previsto e già da martedì tornare ad ammorbidirsi.

Complice un salvacondotto contenuto nell’ultimo dpcm sulla classificazione dei colori che il ministro della Salute fino a una settimana fa non aveva mai attivato e che adesso, su pressione dei presidenti, si sarebbe deciso ad usare. Un tecnicismo applicato per la prima volta per Veneto, Marche e Provincia di Trento.


Sì perché l’ultimo decreto specifica che se si è entrati in zona rossa perché l’indice di contagio Rt ha superato la soglia dell’1,25, allora si devono collezionare almeno 14 giorni consecutivi di dati da arancione per poter sperare in una allentamento della stretta.

Ma il testo non specifica la stessa condizione se lo scivolamento in rosso è avvenuto per effetto dell’incidenza, e cioè per aver superato i 250 contagi settimanali su 100mila abitanti. In quel caso si può indietreggiare di un colore anche dopo una settimana. Proprio il caso della Toscana, che a giovedì 8 aprile – ultimo giorno che la Cabina di regia considererà per il monitoraggio settimanale – contava 230 casi su 100mila abitanti. Non solo. L’Rt è in discesa a 1,02.



Certo, è un effetto dovuto anche al calo vertiginoso nei tamponi registrato domenica e lunedì, di fatto più che dimezzati rispetto alla media quotidiana (ormai intorno ai 20mila test quotidiani). Tanto che sarebbero serviti oltre duemila casi ieri per riportare la regione oltre la soglia di rischio dell’incidenza, mentre ne sono stati registrati 1. 153.

Il passaggio in arancione da martedì non è certo. Eugenio Giani, che si è sentito con Speranza, è cauto: «Potrebbe avvenire, ma dipenderà dall’ultima rilettura dei dati. Aspettiamo». L’unica incognita è legata alla pressione sugli ospedali. Altissima in Toscana, soprattutto sulle terapie intensive. Tanto da aver costretto l’Azienda ospedaliera senese a lanciare un allarme sulle Scotte di Siena e l’Asl centro a un piano d’emergenza.

Con i reparti ormai al collasso a Pistoia, Prato, Empoli e in molti ospedali fiorentini, l’azienda è stata costretta a dirottare pazienti a Pisa e Massa, a riaprire posti letto al Creaf, al Palagi. E nuove bolle sono state create anche a Careggi.

Un quadro preoccupante tanto da convincere la Cgil a chiedere di rinunciare a nuove riaperture: «Nessuna riapertura se non calano i contagi perché siamo in piena terza ondata, l’effetto della variante inglese a maggiore contagiosità è ormai evidente» e in Toscana «le strutture ospedaliere Covid sono in grande sofferenza» con «il tasso di saturazione medio di reparti ordinari Covid e terapie intensive che è, da una settimana, stabilmente sopra il 95%», dicono Riccardo Bartolini, della Fp Cgil Toscana, e il responsabile regionale della Fp Cgil Medici e Dirigenti, Pasquale D'Onofrio sottolineando come l’età media dei ricoverati nella terza ondata si stia abbassando.

E in effetti sono i parametri sull’occupazione dei posti letto l’incognita che potrebbe convincere Speranza a tenere la Toscana in rosso. Con un livello di rischio alto il ministro potrebbe decidere di tenere la stretta.

Un’allerta che però, seppur di poco, scatta solo per le terapie intensive, occupate al 44% dei potenziali posti letto creabili, 14 punti sopra la soglia. Mentre l’occupazione è al 34% per le degenze ordinarie, ancora sotto soglia di 6 punti.

L’arancione costringerebbe Giani a riunire nel pomeriggio i sindaci delle zone con i dati a rischio. Sopra i 250 casi settimanali ci sono le province di Firenze e Prato e molti comuni sparsi per la regione. Ma sono anche i sindaci stavolta a frenare all’idea di un ritorno all’arancione: «Che ne penso? Che starei cauto. Molto. Ma magari il mio giudizio è "condizionato" dalla situazione della mia città», dice Matteo Biffoni, sindaco di Prato e presidente toscano dell’Anci.

«Se i numeri ce lo consentono ampiamente, ne sono felicissimo. Ma credo che sarebbe meglio restare rossi una decina di giorni in più – dice Bruno Murzi, il sindaco e famoso cardiochirurgo di Forte dei Marmi – Gli ospedali sono ancora troppo pieni ed è sciocco allentare immediatamente». —

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