No all’azione di responsabilità verso gli ex vertici di Mps

Alessandro Profumo e Fabrizio Viola

L’assemblea dei soci della banca approva il bilancio con una perdita di 1,8 miliardi e respinge le richieste del socio Bluebell di far causa a Profumo, Viola e Grieco

Nessuna azione di responsabilità nei confronti degli ex vertici, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, e neppure dell’attuale Consiglio di amministrazione presieduto da Patrizia Grieco. Lo ha deciso l’assemblea dei soci di banca Mps con il 97,5% dei voti che ha così respinto le richieste promosse dal socio Bluebell Partners che, per la settima volta dal 2016, ha chiesto ai soci dell’istituto senese di fare causa agli ex manager in relazione alla contabilizzazione come Btp dei derivati con Deutsche Bank e Nomura.

Bluebell, nei giorni scorsi, aveva scritto una lettera anche al premier Mario Draghi chiedendogli di intervenire e far sì che il Mef votasse a favore delle sue proposte. Una richiesta che, in assemblea, non ha trovato sponda dal Tesoro che, forte della sua maggioranza pari al 64%, si è opposto.


Intanto, durante l’assemblea, si è proceduto ad approvare il bilancio d’esercizio 2020, chiuso con una perdita di 1,8 miliardi di euro, e si è deciso di rinviare all’assemblea che dovrà deliberare l’aumento di capitale, le decisioni relative alla riduzione del capitale sociale per tener conto delle perdite pregresse e della perdita dell’esercizio, e di riportare quindi a nuovo la perdita d’esercizio.

I soci, nel corso della breve assemblea, hanno anche approvato la relazione sulle remunerazioni e il piano di utilizzo delle valutazioni delle performance e dei risultati raggiunti dai dipendenti per il pagamento del trattamento di fine lavoro in caso di licenziamento del personale. Infine la nomina, su proposta del Mef, di Luisa Cevasco come sindaco effettivo e di Francesco Fallacara sindaco supplente.

Intanto, alla vigilia dell’assemblea il coordinamento delle segreterie dei sindacati della banca - Fabi – First Cisl – Fisa Cgil – Uilca – Unisin – è tornato a far sentire la propria voce lamentando «il persistere del silenzio sul futuro della banca, del gruppo e dei suoi 21mila dipendenti». «Abbiamo sempre sostenuto il ruolo determinante svolto dalle lavoratrici e dai lavoratori, che si sono spesi nella perdurante criticità aziendale per offrire un servizio essenziale al Paese e sono consapevoli del ruolo di sostegno all’economia che la banca è chiamata a svolgere, soprattutto in questo periodo emergenziale» – hanno ribadito i sindacati che hanno lanciato un appello al premier Draghi perché «apra una sede di confronto negoziale utile a portare il contributo del sindacato verso una soluzione che consenta la stabilità e continuità aziendale di tutto il Gruppo». «Per queste ragioni – concludono i sindacati – in questi mesi abbiamo chiesto allo Stato, azionista di maggioranza a far tempo dal 2017, di farsi garante del necessario e non più rinviabile percorso di normalizzazione e risanamento della Banca attraverso un percorso che impegni il Ministero dell’Economia e delle Finanze a negoziare il superamento dei vincoli imposti dai regolatori europei, anche prolungando il termine di permanenza dello Stato nel capitale della Banca sino al suo effettivo rilancio».

E in attesa del 6 maggio, data di convocazione del Consiglio di amministrazione di Mps per l’analisi della trimestrale, gli occhi rimangono ancora tutti puntati sul possibile assorbimento con Unicredit.

Proprio il 15 aprile nel corso dell’assemblea degli azionisti si insedierà il nuovo amministratore delegato Andrea Orcel. E sul suo tavolo uno dei dossier principali sarà proprio quello di Mps. —

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